Metformina: diabete, cervello e vista, tre ricerche aprono nuovi scenari
La metformina, farmaco di prima scelta per il diabete di tipo 2, continua a sorprendere per i suoi possibili effetti “extra-glicemici”. Recenti ricerche mostrano che il farmaco potrebbe ridurre lo stress ossidativo nelle donne con diabete, proteggere la retina dall’invecchiamento e persino interferire con la crescita del glioblastoma, il tumore cerebrale più aggressivo
di Elisabetta Turra
La metformina è nota soprattutto per il controllo della glicemia nei pazienti con diabete di tipo 2. Ma negli ultimi anni sempre più studi ne stanno evidenziando effetti al di fuori del metabolismo del glucosio. Tre ricerche recenti – una condotta in Sardegna, una a Liverpool e una in Italia su glioblastoma – confermano che questo farmaco potrebbe avere un ruolo protettivo anche contro lo stress ossidativo, le malattie oculari e persino alcuni tumori cerebrali.
Metformina riduce lo stress ossidativo nelle donne con diabete
Uno studio italiano ha analizzato 56 pazienti con diabete di tipo 2, confrontando uomini e donne trattati con metformina rispetto a chi non riceveva il farmaco. Il risultato più significativo è emerso nelle donne: la metformina ha ridotto i principali marker di stress ossidativo, suggerendo una migliore efficienza energetica delle cellule e una minore produzione di radicali liberi. Secondo Giancarlo Tonolo, presidente della SIMDO, questi dati indicano che “il sesso biologico influisce sulla risposta al farmaco. Per le donne con diabete, questo effetto antiossidante potrebbe tradursi in minore rischio di complicanze cardiovascolari e in una terapia più personalizzata”.
Protezione della retina e prevenzione della degenerazione maculare
Un altro studio, condotto dall’Università di Liverpool su circa duemila persone con diabete, ha monitorato per cinque anni lo stato della retina tramite immagini oculari. Nei pazienti trattati con metformina, il rischio di sviluppare forme intermedie di degenerazione maculare senile – principale causa di cecità negli over 65 – è risultato ridotto del 37%. I ricercatori sottolineano che questi dati sono promettenti ma preliminari: serviranno studi clinici controllati per confermare il beneficio, stabilire dosaggi ottimali e valutare la sicurezza nell’uso mirato contro la degenerazione maculare.
Un potenziale alleato contro il glioblastoma
Infine, uno studio italiano pubblicato sul Journal of Experimental & Clinical Cancer Research ha indagato l’effetto della metformina sul glioblastoma, il tumore cerebrale più aggressivo. I ricercatori hanno scoperto che la metformina si lega a una proteina specifica presente nelle cellule staminali tumorali, interferendo con il loro metabolismo energetico e favorendo la morte cellulare. Esperimenti su modelli animali hanno mostrato che la somministrazione continua del farmaco, anche a basse concentrazioni, riduce la crescita del tumore. Gli autori sottolineano che l’efficacia non dipende solo dalla dose, ma dalla modalità di somministrazione e dalla capacità della metformina di colpire selettivamente le cellule tumorali.
Verso nuove applicazioni della metformina
Queste tre ricerche mostrano un quadro sorprendente: la metformina potrebbe diventare uno strumento utile non solo per la glicemia, ma anche nella prevenzione delle complicanze oculari, nella riduzione dello stress ossidativo e persino nel trattamento di tumori aggressivi. Tuttavia, gli esperti concordano: servono studi clinici più ampi per confermare questi effetti, comprenderne i meccanismi e valutare sicurezza e dosaggi. La sfida futura sarà integrare queste evidenze nella pratica clinica, sfruttando le potenzialità della metformina senza sottovalutarne i limiti, per costruire terapie più personalizzate, sicure e potenzialmente efficaci anche in contesti extra-glicemici.
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