Popolari e Socialisti: la visione italiana condivisa sulla politica agricola europea

Lug 3, 2025 - 21:00
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Popolari e Socialisti: la visione italiana condivisa sulla politica agricola europea

Bruxelles – La Politica Agricola Comune (Pac), la politica dell’Unione Europea che mira a sostenere l’agricoltura dei Paesi europei, e rimasta strutturalmente simile negli anni, potrebbe adesso affrontare un cambiamento radicale.

La Commissione europea, a due settimane dalla presentazione del nuovo quadro finanziario pluriennale (le previsioni di bilancio e gestione dei fondi dal 2028 al 2034) prevista per il 16 luglio, sta lavorando ad un progetto di “unificazione” in un solo calderone dei principali fondi comunitari (dei quali agricoltura e coesione rappresentano oltre il 60 per cento). Tuttavia la Pac, è sempre stata una voce a sé stante del bilancio con una programmazione negoziata anche a livello territoriale.

Le voci contrarie, probabilmente senza sorpresa per Ursula von der Leyen, non si sono fatte attendere. Ciò che invece potrebbe esser stato inaspettato per la presidente della Commissione, è l’enorme impopolarità della riforma, che, andando anche a creare un fronte comune fra Ppe e Socialisti, ha scosso ulteriormente una già pesante atmosfera attorno alla presidente tedesca.

Ed è proprio questo il contesto in cui oggi (3 luglio), i due europarlamentari italiani Dario Nardella (S&D) e Herbert Dorfmann (Ppe), si trovano d’accordo nell’affermare, tramite una nota congiunta che “la Pac è sotto attacco: serve un fronte comune per difendere il settore agricolo europeo. Dobbiamo prepararci a una battaglia difficile a partire dal prossimo 16 luglio, quando la Commissione europea presenterà la proposta del Quadro Finanziario Pluriennale (QFP) per il periodo 2027-2034, che potrebbe prevedere una unificazione del bilancio e tagli rilevanti alla Politica Agricola Comune”.

Secondo i due, che in patria sono divisi tra opposizione maggioranza di governo, una scelta del genere “rappresenterebbe un colpo durissimo alla struttura portante dell’Europa rurale e produttiva”, per cui, sostengono: “difendere la Pac, oggi, significa difendere l’idea stessa di un’Europa solidale, lungimirante e capace di accompagnare l’innovazione senza lasciare indietro nessuno. Ci impegneremo con determinazione – promettono – per preservare risorse finanziarie adeguate e strumenti legislativi ambiziosi per il futuro dell’agricoltura europea”.

A Bruxelles la tensione inizia ad intensificarsi con la mozione di censura presentata dall’eurodeputato bulgaro Gheorge Piperea di Ecr (il partito europeo di destra conservatore). Le 72 firme necessarie affinché passi la mozione sono state raggiunte (sono 79), ed il 10 luglio, il Parlamento deciderà il destino politico di von der Leyen. Per adesso la possibilità di una maggioranza per la sfiducia tuttavia sembra essere irrealizzabile, ma il segnale politico c’è: le politiche di von der Leyen sono motivo di uno scontento che si aggira, su temi diversi, fra destra e sinistra in mezzo ai 720 seggi del Parlamento.

E presto, la presidente della Commissione europea, non potendo accontentare tutti, dovrà scegliere da chi farsi appoggiare. Il nuovo modello Pac non va bene a tanti, e visto il complesso equilibrio su cui è tenuta in piedi, la Commissione, non può permettersi di di mettersi contro sia Socialisti che Popolari.

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Redazione Eventi e News Redazione Eventi e News in Italia