Ritardi TfL sulle licenze: indennizzi insufficienti
Per migliaia di tassisti e driver di private hire vehicle a Londra, la licenza non è una formalità amministrativa ma il confine netto tra poter lavorare e restare senza reddito. Negli ultimi mesi, un problema tecnico interno a Transport for London ha trasformato quel confine in una barriera improvvisa e invalicabile, lasciando centinaia di autisti fuori servizio per settimane o addirittura mesi. La decisione di TfL di introdurre pagamenti una tantum come gesto di compensazione ha riacceso il dibattito sul rapporto tra istituzioni, lavoro autonomo e tutele reali per chi vive di guida nella capitale britannica. Una vicenda che riguarda da vicino anche molti italiani a Londra, presenti in numero crescente tra i driver di taxi e PHV, e che solleva interrogativi profondi sul funzionamento del sistema.
Il blocco delle licenze e il fallimento del nuovo sistema
Alla base della crisi c’è l’introduzione di un nuovo software per la gestione delle licenze di taxi e private hire vehicle da parte di Transport for London. L’aggiornamento, pensato per rendere più efficiente e moderno il sistema di rinnovo, ha invece prodotto l’effetto opposto: un glitch tecnico ha causato ritardi significativi nell’elaborazione delle richieste, impedendo a molti driver di ottenere il rinnovo della licenza in tempo utile. Senza una licenza valida, per legge, non è possibile lavorare, nemmeno per piattaforme come Uber o Bolt, che costituiscono la principale fonte di reddito per migliaia di persone.
TfL ha ammesso pubblicamente l’errore, spiegando che il problema ha riguardato solo una parte dei conducenti, in quanto le licenze vengono rinnovate su base triennale. Tuttavia, per chi si è trovato nel periodo sbagliato, le conseguenze sono state immediate e pesanti. Centinaia di driver sono rimasti completamente senza entrate, pur avendo veicoli da mantenere, assicurazioni da pagare e, soprattutto, affitti da onorare in una delle città più care d’Europa. La vicenda è stata documentata in modo dettagliato anche da BBC News, che ha seguito l’evolversi della situazione fin dalle prime proteste.
I pagamenti “di buona volontà” annunciati da TfL
Dopo mesi di pressioni sindacali e mediatiche, Transport for London ha annunciato un programma di “goodwill payments”, ovvero pagamenti una tantum pensati per riconoscere il disagio subito dai driver coinvolti. Le cifre stabilite variano in base alla tipologia di licenza e alla durata del ritardo. I tassisti riceveranno 300 sterline, mentre i driver PHV 310 sterline, importi che riflettono sostanzialmente il rimborso delle fee di domanda e rilascio della licenza. Per coloro che sono rimasti senza licenza per più di sette giorni è previsto un pagamento “rafforzato” di 500 sterline.
TfL ha precisato che i driver eleggibili non dovranno presentare domanda, ma saranno contattati direttamente e riceveranno il pagamento tramite assegno. Nelle dichiarazioni ufficiali, l’ente ha sottolineato che si tratta di un gesto di riconoscimento e non di un risarcimento vero e proprio, una distinzione tutt’altro che marginale dal punto di vista legale. Ulteriori informazioni sul sistema di licenze e sui criteri di eleggibilità sono disponibili anche nelle sezioni dedicate ai driver sul sito ufficiale di Transport for London.
Sindacati divisi e accuse di compensazioni insufficienti
La risposta del mondo sindacale è stata tutt’altro che unanime. Da un lato, il sindacato GMB, che rappresenta una parte significativa dei tassisti e dei driver PHV, ha accolto positivamente l’annuncio, definendo i pagamenti un primo passo per attenuare l’impatto finanziario dei ritardi. Secondo GMB, TfL ha lavorato in modo costruttivo per risolvere il problema e il programma di compensazione, pur limitato, riconosce almeno in parte il danno subito.
Di tutt’altro tenore è la posizione della App Drivers and Couriers Union (ADCU), che rappresenta molti driver delle piattaforme di ride-hailing. Per ADCU, i pagamenti annunciati sono “nowhere near enough”, lontani anni luce dal compensare le perdite reali. Il sindacato sostiene che alcuni dei suoi membri hanno atteso mesi per il rinnovo della licenza, accumulando debiti, subendo il pignoramento del veicolo o, nei casi più estremi, perdendo la casa. La richiesta avanzata è chiara: 500 sterline per ogni settimana di attesa, una cifra che, secondo ADCU, rifletterebbe in modo più realistico il danno economico subito.
Quando la burocrazia diventa emergenza sociale
Dietro le cifre e le dichiarazioni ufficiali si nascondono storie personali che raccontano una realtà molto più dura. BBC News ha riportato il caso di Abdullahi, un driver Uber che, rimasto senza licenza e senza reddito, è stato sfrattato e si è ritrovato senza una casa. Non si tratta di un’eccezione isolata, ma dell’esempio più evidente di quanto il lavoro di guida sia spesso l’unica fonte di sostentamento per chi lo svolge. A differenza di un dipendente, il driver autonomo non ha ferie pagate, malattia o ammortizzatori sociali automatici. Quando il sistema si blocca, il reddito si azzera.
Per la comunità italiana a Londra, questa vicenda ha un peso particolare. Molti italiani lavorano come PHV driver in una fase della vita segnata da precarietà abitativa, costi elevati e assenza di una rete familiare di supporto. Un ritardo amministrativo può quindi trasformarsi rapidamente in una crisi personale. Il tema solleva una questione più ampia: chi si assume la responsabilità quando un errore istituzionale produce danni diretti alla vita delle persone?
Le domande aperte sul futuro del sistema TfL
TfL ha assicurato che il problema tecnico è stato risolto e che il nuovo sistema di licenze è ora stabile. Tuttavia, la fiducia dei driver è stata profondamente scossa. Molti si chiedono cosa accadrebbe se un simile blocco dovesse ripetersi e quali strumenti di tutela esistano realmente per chi dipende da una licenza amministrativa per lavorare. Il fatto che i pagamenti siano definiti come “goodwill” e non come risarcimenti lascia intendere che TfL voglia evitare precedenti giuridici, ma questa scelta alimenta il senso di vulnerabilità percepito dai driver.
Nel contesto londinese, dove la mobilità è un servizio essenziale e i driver rappresentano una componente fondamentale del sistema dei trasporti, la vicenda apre un dibattito più ampio sul rapporto tra digitalizzazione, efficienza e responsabilità pubblica. La tecnologia promette velocità e semplificazione, ma quando fallisce, l’impatto umano può essere devastante. Ed è proprio su questo equilibrio che si giocheranno le future relazioni tra TfL, sindacati e lavoratori.
Domande frequenti sui ritardi delle licenze TfL
Chi ha diritto al pagamento annunciato da TfL?
Hanno diritto al pagamento i taxi driver e i PHV driver che hanno subito ritardi nel rinnovo della licenza a causa del problema software e che rientrano nei criteri stabiliti da TfL.
Quanto ammonta il pagamento previsto?
L’importo varia tra 300 e 500 sterline, a seconda del tipo di licenza e della durata del ritardo.
È necessario fare domanda per ricevere il pagamento?
No, i driver eleggibili saranno contattati direttamente da TfL e riceveranno il pagamento senza presentare richiesta.
I sindacati sono soddisfatti della misura?
No, le posizioni sono divise. GMB accoglie positivamente l’iniziativa, mentre ADCU la considera insufficiente rispetto ai danni subiti.
Il problema delle licenze è stato risolto definitivamente?
TfL afferma di sì, ma molti driver restano scettici e chiedono maggiori garanzie per il futuro.
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