Ariston scosso: una rinuncia che divide e fa discutere

Febbraio 9, 2026 - 06:00
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Ariston scosso: una rinuncia che divide e fa discutere

Ariston scosso: una rinuncia che divide e fa discutere

Una rinuncia che pesa più di una scelta artistica

Sanremo 2026 perde in un colpo solo uno dei tasselli più discussi e simbolici della sua costruzione. Andrea Pucci rinuncia alla co conduzione e apre una frattura che racconta molto più di una semplice decisione televisiva. A meno di due settimane dall’inizio della kermesse, il Festival si ritrova improvvisamente a fare i conti con un vuoto che parla di clima culturale, di scontro pubblico e di una tensione che ha superato i confini dello spettacolo.

Dall’annuncio alla bufera mediatica

L’annuncio ufficiale di Carlo Conti aveva acceso subito i riflettori. La presenza di Pucci come co conduttore della terza serata del 25 febbraio aveva innescato reazioni immediate e durissime, tra accuse di omofobia e razzismo legate a vecchie battute, prese di posizione politiche e interventi infuocati dell’opposizione. Nel giro di pochi giorni, il dibattito aveva invaso social network e talk show, trasformandosi in una contrapposizione ideologica sempre più aspra.

Le parole di Pucci e il peso degli attacchi

In questo clima, il comico ha scelto di fermarsi. In una nota ufficiale, Pucci ha raccontato insulti e minacce rivolti anche alla sua famiglia, parlando di un’onda negativa incompatibile con quel patto di leggerezza e complicità che lo lega al pubblico da oltre trent’anni. Ha rivendicato la propria storia professionale e ha respinto con forza etichette e accuse, sostenendo che nel 2026 termini come fascista non dovrebbero più trovare spazio nel dibattito civile e che omofobia e razzismo rappresentano un odio che non gli appartiene.

Social, ironia e una tensione fuori controllo

Nei giorni precedenti, Pucci aveva risposto con l’arma che conosce meglio: l’ironia. Post provocatori, poi rimossi, e immagini diventate virali, come la celebre foto di schiena, completamente nudo, accompagnata dalla scritta Sanremo sto arrivando. Carlo Conti aveva replicato con una battuta leggera, ma questa volta l’ironia non ha funzionato da valvola di sfogo. La tensione ha continuato a salire, fino a rendere inevitabile il passo indietro.

Un Festival che riflette il Paese

La rinuncia ha diviso anche la politica. Alcuni hanno letto la scelta come un atto di responsabilità, altri hanno parlato apertamente di linciaggio mediatico e di libertà artistica sotto attacco. Ora Carlo Conti deve ricomporre in fretta il mosaico del Festival, trovare un nuovo volto per la terza serata e riportare l’attenzione sulla musica. Sanremo, ancora una volta, si conferma specchio fedele delle tensioni del Paese. E forse il paradosso più amaro resta proprio questo: prima ancora delle canzoni, a fare rumore è il silenzio di chi ha scelto di farsi da parte per non tradire il senso stesso del palcoscenico.

A cura di Martina Marchioro
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