Crans-Montana, Bertolaso: “A breve possibili dimissioni per alcuni feriti”
“Nella giornata di ieri è stata trasferita una prima ragazza dal Niguarda all’ospedale di Cesena per favorire la vicinanza alla famiglia. Nei prossimi giorni, se il quadro clinico continuerà a migliorare, sarà possibile dimettere alcuni dei ragazzi ricoverati”. Lo ha detto l’assessore al Welfare di Regione Lombardia, Guido Bertolaso, in merito alle condizioni dei giovani coinvolti nell’incendio a Crans-Montana ricoverati al Niguarda di Milano.
Bertolaso: “Nostro impegno quotidiano e costante”
“Fin dal primo minuto il nostro impegno è stato quotidiano e costante: li stiamo seguendo e curando come se fossero nostri figli o, per quanto mi riguarda, nipoti”, continua Bertolaso. “Stiamo ricevendo da loro risposte straordinarie – prosegue l’assessore – e il nostro sistema ospedaliero sta dimostrando ancora una volta qualità, efficacia e grande umanità. I percorsi di cura restano complessi e di lunga durata e prevedono ulteriori fasi di controllo e prevenzione, che proseguiranno nelle prossime settimane“.
“L’obiettivo – conclude l’assessore – è arrivare presto a poter dire che tutti sono definitivamente fuori pericolo di vita. Non possiamo ancora affermarlo, ma il percorso intrapreso è quello giusto. Anche in questa circostanza la sanità di Regione Lombardia sta dando il meglio di sé, mettendo al centro la tutela e la cura dei propri ragazzi”.
Avvocato parte civile: “Moretti non unici responsabili”
“Abbiamo più di 40 ragazzi morti, dobbiamo avere trasparenza e verità. Lavoriamo per aiutare i procuratori anche per avere altre persone nell’udienza. Abbiamo la convinzione che altre persone siano responsabili”. Così ha esordito in diretta a Storie Italiane su Rai1 con Eleonora Daniele, l’avvocato di parte civile Sébastien Fanti relativamente alla strage di Crans-Montana.
“Aspettiamo la prossima udienza, le vittime in questo caso sono 700, tra famiglie, fratelli e sorelle, e saremo un centinaio di avvocati. Dobbiamo trovare la soluzione. Le famiglie non possono capire com’è organizzato tutto”, ha poi spiegato. “Dobbiamo scrivere al procuratore per chiedere le interrogazioni e gli atti di procedura in cui siamo sicuri di avere un’altra versione delle cose. Noi di giorno siamo in udienza e di notte lavoriamo sul caso, ma penso che alla fine della settimana, saremo pronti per andare avanti”. E ancora: “In Svizzera c’è una legge sulla trasparenza che permette a tutti di chiedere le informazioni al Comune o al Cantone e dobbiamo controllare se queste informazioni non sono state inventate o non hanno detto tutto. Questo richiede tempo. In questo caso la strategia di dire la verità può essere efficiente, ma non sono sicuro che quando sentiremo tutti i ragazzi presenti, la storia sarà la stessa. Lavoreremo tanto sul dossier, le vittime mi diranno dove vengono dette cose vere e dove no”.
E sulle mancate autopsie, ha concluso: “Non tutti sanno le regole qui in Svizzera: alcuni specialisti mi hanno detto che era possibile sapere come sono morte le persone senza autopsie. Dobbiamo capire perché non siano state fatte perché in questo caso ci sono problemi per il risarcimento delle persone e penso che la responsabilità sarà di chi non le ha fatte fare. Speriamo che possiamo lavorare tutti insieme sul caso per una settimana, ascoltando tutti quelli che devono essere ascoltati”.
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