Ddl violenza donne, Giulia Bongiorno presenta nuovo testo: scontro col Pd in commissione

Gen 27, 2026 - 19:30
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Ddl violenza donne, Giulia Bongiorno presenta nuovo testo: scontro col Pd in commissione

La commissione Giustizia del Senato ha adottato a maggioranza il testo della presidente e relatrice Giulia Bongiorno contro la violenza sulle donne. Il testo è stato votato ed è passato 12 a 10 con voto della presidente. Giulia Bongiorno aveva presentato un nuovo testo con pene più alte: fino a 12 anni nel caso di atti sessuali contro volontà e fino a 13 anni in presenza di aggravanti (Violenza o minaccia). “Oggi sarà posto in votazione il testo unificato che è il testo da me sottoscritto”. Così la presidente della commissione Giustizia del Senato, Giulia Bongiorno.

Bongiorno: “Testo mette al centro la volontà della donna”

 “Al centro è volontà della donna. Chi dice che al centro non c’è la volontà della donna non ha letto il testo”. Così la presidente della commissione Giustizia al Senato Giulia Bongiorno dopo che è stato adottato il testo del ddl contro la violenza sulle donne, di cui è relatrice. “Non è vero che c’è un onere a carico della donna. Assolutamente no. C’è una presunzione a carico della donna – aggiunge -. Vi prego di leggere il testo. E poi la cosa che mi preme. In tutti i resoconti, ho sempre detto che per me era fondamentale ci sono anche prese di posizione pubbliche per innalzare le pene”. “Allora nel testo di oggi – prosegue – voi potrete leggere che chiunque contro la volontà di una persona compia nei suoi confronti atti sessuali o la induca a compiere o subire i medesimi atti è punito con la reclusione da sei a dodici anni. Quindi aumento di pena per la violenza senza consenso. Per l’altra violenza, per costrizione, addirittura da sette a tredici anni. Quindi doppio aumento di pena”. “Il ‘patto’ (con le opposizioni ndr) era per mettere al centro di questa legge la volontà della donna: patto strarispettato. Secondo me questo testo fa un passo avanti rispetto alla Camera. Perché salvo chi parla senza leggere il testo, tutta la parte mia del freezing lì non c’era”. 

Bongiorno: “Non ne parlo con Salvini e Meloni ma con gruppi Senato”

 A chi le chiede se ha parlato del nuovo testo contro la violenza sulle donne con la premier Giorgia Meloni, la relatrice del testo Giulia Bongiorno risponde: “Non credo siano corrette le interlocuzioni all’interno della maggioranza”. Quanto al vicepremier e segretario della Lega Matteo Salvini, Bongiorno evidenzia: “Io con Salvini credo di non avere mai parlato di questo testo “. “Credo di avere letto una sua dichiarazione in cui lui diceva che era contrarissimo all’abbassamento delle pene – aggiunge -, avrò avuto una breve interlocuzione. Io ho parlato con la senatrice Stefani che è fondamentale in questo mio percorso, ho parlato con il gruppo di Fratelli d’Italia. Ho parlato, o meglio ho tentato di parlare, con i gruppi di opposizione e poi voglio ricordare una cosa: l’opposizione si è opposta quando io ho proposto il testo sul consenso riconoscibile e ora dicono che per loro era fondamentale la parola ‘consenso‘. Perché non hanno detto sì? Si sono opposti al consenso riconoscibile e oggi dicono perché non metti la parola consenso. Io non potevo lasciare un concetto che si prestava a diverse interpretazioni. Ho fatto la prima opzione consenso riconoscibile e me l’hanno bocciata a quel punto ho dato la parola alla maggioranza temperandola. Il mio è un ‘dissenso morbido‘”.

Scontro Bongiorno-Pd in commissione

È scontro in commissione Giustizia, al Senato, dove i toni si accendono sul nuovo testo del Ddl contro la Violenza sulle donne presentato dalla presidente Giulia Bongiorno, relatrice del provvedimento, che fa salire sulle barricate le senatrici Pd Anna Rossomando e Valeria Valente. “Ritornare indietro sulla parola consenso é inaccettabile, rinnega il percorso fatto fin qui, il patto Meloni-Schlein – dice la dem Valente – Il testo Bongiorno peggiora la situazione per le donne rispetto all’attuale giurisprudenza e quindi é inaccettabile”. “Consenso e dissenso non sono la stessa cosa in generale e sicuramente in aula di tribunale”, aggiunge Valente. 

Il Pd: “Tradito patto politico”

“E’ stato tradito un patto politico e qualcuno dovrà risponderne”. È severo il commento del capogruppo Pd Francesco Boccia sul testo base del ddl contro gli stupri di Giulia Bongiorno. “È evidente che siamo in presenza di un testo completamente diverso in cui non c’è più la parola consenso e si chiede alla vittima di stupro di dimostrare il dissenso”, dice la vicepresidente del Senato Anna Rossomando. “Questa modalità di lavoro è inaccettabile. Si è sostanzialmente ribaltato il tavolo”, rincara la dose Valeria Valente.

Di Biase (Pd): “Testo dettato dal patriarcato”

 “Si tratta di una grande occasione persa, che farà compiere un grave passo indietro al nostro ordinamento”, dichiara Michela Di Biase (Pd), relatrice del testo approvato all’unanimità a Montecitorio. “La Presidente della Commissione Giustizia del Senato, senatrice Giulia Bongiorno, ha presentato e anche votato — aspetto questo che non può passare inosservato — un emendamento che compromette totalmente la proposta di legge sul consenso, già approvata all’unanimità alla Camera e che, recependo la Convenzione di Istanbul, avrebbe rappresentato un salto in avanti per la legislazione italiana, adeguandola a quella di numerosi altri Paesi che lo hanno già fatto”. “Il testo dell’emendamento è stato scritto da una donna ma dettato dal patriarcato”, aggiunge Di Biase, “lo giudico retrogrado e pericoloso, perché si allontana dal solco tracciato dalle sentenze della Corte di Cassazione, che riconoscono il consenso come elemento centrale. Con questo emendamento, il consenso scompare dall’ordinamento, rappresentando un arretramento inaccettabile per la tutela delle donne”. 

Protesta di Non una di meno: “Occuperemo anche San Pietro”

Protesta di ‘Non una di meno‘ in Senato contro il nuovo testo della legge contro la violenza sulle donne. “Occuperemo anche San Pietro, su questa legge non un passo indietro”, urlano i manifestanti. A incontrarli una delegazione dei senatori Pd guidati dal capogruppo Francesco Boccia e alcuni parlamentari di Avs, M5S e Iv. E’ in corso davanti al Senato una manifestazione delle organizzazioni femministe e transfemministe antiviolenza, in concomitanza con la riapertura della discussione in Commissione Giustizia del ddl sulla violenza sessuale. ‘Senza consenso è stupro‘ si legge sui cartelli delle manifestanti. E ancora ‘Senza consenso è violenza sempre’. La Polizia è sul posto con un cordone di sicurezza. Alcuni esponenti del Pd, tra cui il capogruppo del partito Francesco Boccia e la senatrice Valeria Valente, sono scesi in piazza. Valente ha preso il microfono e ha spiegato: “Noi adesso in commissione abbiamo detto che per quanto ci riguarda qualsiasi testo che non parta dal consenso della donna – del sì è un sì – per noi è assolutamente inaccettabile e non continueremo mai a dialogare su un terreno che non prevede la messa al centro del consenso”. La senatrice dem ha ribadito alle manifestanti che diversamente sarebbe “rinnegare quanto fatto fino a qui”, e “una retromarcia e non ci staremo mai. Adesso insieme, con voi, decideremo cosa fare”.

Lega: “Pdl per aumento pene minime, entri in ddl al Senato”

 “La nostra è una proposta di legge autoesplicativa. Di fatto, è una modifica all’articolo 609 bis: noi chiediamo un aumento delle pene minime per la violenza sessuale. È un’iniziativa collettiva di donne della Lega per le donne. La necessità di una proposta di questo tipo, perché è stata depositata tempo fa, nasceva per l’aumento preoccupante per i reati di violenza sessuale contro le donne in Italia” e anche per il fatto che “c’è un problema di legame tra i reati di questa natura e l’immigrazione irregolare, un tema che solleva una finta indignazione della sinistra, però è dimostrato dai numeri”. Lo ha detto la deputata della Lega, Laura Ravetto, in conferenza stampa alla Camera con la vicesegretaria ed eurodeputata Silvia Sardone e le europarlamentari leghiste Susanna Ceccardi e Anna Maria Cisint. Questa proposta di legge “cade un po’ a fagiolo, perché è di queste ore in Senato la discussione sul ddl stupri, che è un testo rivoluzionario e ringraziamo Giulia Bongiorno per la sintesi, però c’è questa discussione fantomatica fra la distinzione di fattispecie, pare a richiesta del Pd, tra la violenza qualificata e la violenza semplice, che è effettuata con minacce o nei confronti di soggetti che sono in situazione di inferiorità fisica o psichica. Il risultato sarebbe l’abbassamento delle pene per la violenza semplice. Noi donne della Lega ribadiamo che questa cosa non va bene, per la Lega le pene si aumentano, non si diminuiscono, su tutti i reati tantomeno su reati di questo minore. Prendete questo testo, fatelo vostro probabilmente nel ddl stupri e aumentiamo la pena minima per la violenza qualificata dai 6 agli 8 anni. Non si diminuiscano le pene”.Perché aumentare le pene minime? “Buon senso e giustizia. Pene così basse vuol dire essere violentate due volte, noi vogliamo pene esemplari. Non è possibile che in Italia le donne non si sentano libere e abbiano paura di tornare a casa la sera. Non ce l’abbiamo con gli stranieri, abbiamo già i nostri stupratori in Italia, non abbiamo bisogno di importarne altri”, ha sottolineato Sardone. 

Lopreiato (M5s): “Testo stravolto, è passo indietro”

“La presidente Bongiorno non si è attenuta alle intese che avevamo raggiunto: eravamo quasi giunti ad un testo condiviso e invece lei ha presentato un testo che stravolge tutto. Si è rimangiata quanto detto anche fuori dalla commissione circa l’importanza del concetto di consenso. Parlare oggi di un ‘dissenso ammorbidito’ è dire tutt’altro”. Così la senatrice Ada Lopreiato del M5S, sul testo contro la violenza sulle donne presentato in commissione da Giulia Bongiorno. “Abbiamo chiesto nuove audizioni tenuto conto del fatto che stiamo ragionando su un testo completamente diverso”. “Un passo indietro perché le intese erano ben diverse e il testo condiviso alla Camera è stato completamente cambiato“, sottolinea.

Cucchi (Avs): “Destra difende cultura patriarcale”

“La presidente Bongiorno ci fa ritornare indietro nel tempo. La proposta sulla violenza sessuale e sul libero consenso è stata stravolta, rivoltata. Una beffa. Aumentano le pene mentre rimane l’arretramento sui diritti. Oggi il tema per difendere le donne è il consenso. Non vedere questo, significa non aver capito nulla. Alleanza Verdi e Sinistra ha votato no al testo Bongiorno e presenterà una serie di emendamenti per cambiare una proposta sbagliata”. Lo afferma la senatrice dell’Alleanza Verdi e Sinistra Ilaria Cucchi. “La destra difende la cultura patriarcale colpendo le donne e indebolendo la lotta contro la violenza di genere, prosegue l’esponente rossoverde – aggiunge -. Ancora una volta la destra fa propaganda sulla pelle delle donne, sui nostri corpi. Il consenso non si negozia, non si annacqua, non si cancella. Senza consenso è stupro. Non staremo in silenzio a guardare i giochetti della destra. Sarà battaglia nelle piazze e in Parlamento per i diritti, la libertà e l’autodeterminazione delle donne. Tutelare le donne significa tutelare la qualità della nostra democrazia”, conclude Cucchi. 

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