Diritti dei detenuti: Cgil Varese, «Servono percorsi per il reinserimento personale e sociale»

Si è svolto venerdì 13 febbraio il convegno I diritti non si arrestano, un momento di confronto sulle carceri organizzato da Cgil Milano, Varese, Monza e Brianza e Cgil Lombardia alla Camera del Lavoro di Milano. Un momento pubblico di confronto e approfondimento sul lavoro sindacale negli istituti penitenziari e sulla tutela dei diritti dei detenuti, «persone troppo spesso invisibili – sottolineano i promotori – ma pienamente titolari di diritti costituzionali».
Al dibattito sulla tutela dei diritti di chi sta dietro alle sbarre, sono intervenuti anche due rappresentanti della Camera del Lavoro di Varese e dell’Inca di Varese. «Per quanto concerne Varese, il protocollo ha una notevole valenza istituzionale, essendo stato sottoscritto in forza della volontà del Prefetto che grazie alla sua autorevolezza è riuscito nell’intento di coinvolgere le parti sociali, le istituzioni: a partire dai parlamentari e consiglieri regionali della Provincia, fino ai rappresentanti del terzo settore, che a vario titolo operano negli istituti mettendo a disposizione delle persone ristrette le proprie migliori potenzialità – ha dichiarato Francesco Vazzana, responsabile del Dipartimento Politiche sociali della Cgil di Varese -. La finalità condivisa è quella di identificare percorsi atti al reinserimento personale e sociale dei detenuti, concetto non scontato sebbene previsto dalla Costituzione. Infatti per effetto del sovraffollamento e di un’impostazione politica che predilige la dura espiazione della condanna, il regime carcerario assume caratteristiche di pesante afflittività».
Come ha sottolineato ancora Vazzana «la CGIL impegna le proprie risorse – attraverso il Patronato Inca – per invertire questo trend, che non può e non deve essere proprio di un Paese che si consideri civile. Allo sportello accedono in ogni momento disponibile persone che spesso colgono l’occasione per vivere un momento di “libertà” nel buio della detenzione, non è sempre necessario proporre un’istanza precisa, basta avere un contatto, sebbene fugace, con il mondo esterno. Le aspettative di questi individui stigmatizzati e privi di considerazione sono sempre soddisfatte, la prova è data dal fatto che, una volta liberi, la struttura sindacale rappresenta un riferimento in continuità con quanto vissuto durante il periodo di presenza all’interno del carcere».
È intervenuta anche Elisabetta Bellissimo, funzionaria dell’Inca di Varese. «A Busto Arsizio, inizialmente, avevamo pensato a un solo sportello mensile. Ci siamo resi conto quasi subito, però, che un mese di intervallo era troppo lungo per gestire le scadenze e dare continuità alle pratiche. Per questo abbiamo riorganizzato il servizio: ora andiamo lì due mezze giornate ogni 15 giorni. Tenendo conto che il numero di persone che si rivolgono allo sportello sono tra le 15 e le 20 piu’ o meno ogni mezza giornata, questo cambiamento ci permette di seguire meglio le persone e di non far passare troppo tempo tra un colloquio e l’altro. La presenza a Varese è di una volta al mese, mezza giornata, con circa 4/5 persone impegnate».
«Le pratiche gestite durante il corso di questi mesi – continua la rappresentante Inca – sono state principalmente naspi. Per quanto riguarda la naspi presentate per lavoro svolto alla dipendenze del carcere che sono state respinte abbiamo presentato i ricorsi e abbiamo depositato le cause. Due già positive, la prossima in discussione sarà a maggio. Abbiamo inoltrato alcune domande di invalidità civile, e i verbali sono già stati emessi. Il controllo contributi riguarda in modo particolare persone che stavano lavorando prima dell’ingresso in carcere. Nella maggior parte dei casi i detenuti non sanno se sono stati licenziati dalle aziende presso cui lavoravano prima dell’ingresso in carcere e questo non ci consente di capire se possiamo inoltrare la naspi. In questo caso prendo contatti anche con i loro avvocati e/o familari per capire se sono in contatto con le aziende».
«Per quanto riguarda la tutela del diritto oltre il carcere – conclude Bellissimo – lascio ai detenuti copie della domande con indicazione della sede Cgil di Varese e della mail, numero di telefono dove si possono rivolgere per le loro pratiche quando usciranno dal carcere. Una modalità che consente di dare continuità al servizio».
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