Giustizia, promotori referendum popolare: "Evitare di sancire che primo che arriva ha più ragione"
“L’Ufficio Centrale per i Referendum ha accolto pienamente la nostra richiesta referendaria e ha dichiarato legittima la stessa in quanto, in primo luogo erano state raccolte più di 500mila firme, e poi era stato formulato un nuovo quesito, evidentemente più aderente a quella che è la previsione normativa, che prevede che per le leggi di previsione costituzionale debbano essere indicati gli articoli di cui si chiede la modifica”. Così Antonella Di Florio, membro dei quindici giuristi che hanno promosso la raccolta firme di oltre 500mila cittadini in cui è stato enunciato il nuovo quesito referendario sul quale gli elettori saranno chiamati ad esprimersi il prossimo 22-23 marzo.”Il Consiglio dei Ministri ha ritenuto di far proprio il quesito, e quindi ha modificato quello precedentemente formulato, ma lo ha fatto rispetto a un Referendum già indetto, mantenendo quindi ferma la data già precedentemente fissata”, ha spiegato ancora la giurista, che spiega come questa decisione li ha lasciati “non soddisfatti e perplessi, perché il percorso argomentativo del provvedimento dell’UCR parlava della necessità di considerare i termini previsti per la campagna referendaria come termini dilatori, da utilizzare in modo più dilatato possibile per consentire a tutti i cittadini di prendere consapevolezza delle ragioni, delle modifiche e per cercare di votare in modo consapevole”.
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