Il cinema oggi: tra crisi e opportunità
Il grande schermo sta diventando un piccolo ricordo? Per decenni, il cinema è stato il cuore pulsante dell’intrattenimento globale, un rito collettivo capace di fermare il tempo. Oggi, però, le sale respirano a fatica. Sedili vuoti, proiezioni solitarie e multisala che somigliano sempre più a cattedrali nel deserto.
Non è solo una questione di prezzi o di comodità: siamo di fronte a una crisi multiforme che tocca la tecnologia, l’economia e, soprattutto, la nostra psicologia sociale. In questo articolo esploreremo le cause di questo distacco e cercheremo di capire se il “buio in sala” ha ancora un futuro.
Il cinema oggi: tra piattaforme streaming e rivoluzione digitale
Il primo imputato nel processo alla crisi del cinema è, inevitabilmente, il progresso tecnologico. La rivoluzione digitale ha abbattuto le barriere all’ingresso dell’intrattenimento domestico. Se un tempo il cinema era l’unico luogo dove poter godere di una qualità audio-visiva superiore, oggi il divario si è drasticamente ridotto.
L’avvento delle piattaforme streaming (Netflix, Disney+, Prime Video) ha trasformato il film da “evento” a “commodity”. Il contenuto è diventato on-demand, frammentato, fruibile ovunque e in qualsiasi momento. Questa sovrabbondanza ha generato un paradosso: abbiamo così tanto da guardare che il valore percepito del singolo film è crollato. Oggi si assiste a una crisi del cinema che è dovuta in gran parte a queste piattaforme, ma non solo. C’è, difatti, un’altra componente importante che rendeva il cinema così popolare negli anni passati, andiamo a scoprirlo.
Perché si va meno al cinema: l’individuo solitario vs la collettività
Oltre alla tecnologia, c’è un mutamento antropologico profondo. La nostra società sta scivolando verso un individualismo digitale. Il cinema, per sua natura, è un’esperienza di collettività: si ride insieme, si sobbalza insieme, si condivide il respiro di una sala intera.
Oggi, però, l’utente medio preferisce la “bolla” domestica. Ecco i motivi principali:
• L’effetto “Skip”: Siamo abituati a controllare il tempo. In sala non puoi mettere in pausa o mandare avanti le scene noiose.
• Comfort vs Sforzo: Il tragitto, il parcheggio e il costo del biglietto vengono percepiti come “attriti” eccessivi rispetto alla semplicità di un click dal divano.
• Perdita del rito: Il cinema non è più percepito come un momento sacro di disconnessione, ma come un’opzione tra le tante, spesso meno competitiva rispetto ai social media o al gaming.
Il cinema di ieri: l’età d’oro e il fascino dell’irripetibile
Per capire cosa abbiamo perso, dobbiamo guardare a cosa rendeva il cinema una calamita sociale durante la sua Età d’Oro. Tra gli anni ’40 e ’70, andare al cinema non era solo svago: era informazione, cultura e, soprattutto, l’unica finestra sul mondo.
Perché una volta era così frequentato?
1. L’Esclusività: Un film usciva in sala e restava lì. Se lo perdevi, potevi aspettare anni prima di rivederlo in TV. Questa “scarsità” creava urgenza.
2. Il Potere Divistico: Le star del cinema erano icone distanti e misteriose. Il grande schermo era l’unico modo per incontrarle. Oggi, con Instagram, il divismo è diventato quotidiano e accessibile, togliendo magia all’aura del cinema.
3. Mancanza di alternative: Senza internet e con una televisione limitata a pochi canali, il cinema era il centro nevralgico della vita sociale cittadina. Era il luogo del primo appuntamento, del dibattito politico e della fuga dalla realtà.
Che fare? Come risollevare il cinema
Il cinema non è morto, ma deve mutare pelle. La crisi attuale non si risolve abbassando solo il prezzo del biglietto (anche se un riallineamento economico aiuterebbe), ma lavorando sull’esperienza.
Ecco alcune strategie per riportare le persone in sala:
• Eventizzazione: Il cinema deve tornare a essere un evento irripetibile. Maratone, incontri con i registi, proiezioni in pellicola o eventi a tema trasformano la visione in un’esperienza che non puoi replicare a casa.
• Qualità e Innovazione: Investire in formati che il salotto non può offrire, come l’IMAX o sistemi audio immersivi estremi, ma anche migliorare l’accoglienza (sedute premium, food di qualità).
• Curatela: In un mare di contenuti mediocri, le sale possono diventare dei “filtri”. I cinema d’essai e le sale di quartiere che sanno consigliare e creare community hanno spesso tassi di riempimento superiori ai grandi multiplex impersonali.
• Finestra distributiva: Proteggere la “window” tra l’uscita in sala e quella in streaming è vitale per mantenere il senso di novità e prestigio di un’opera.
La crisi del cinema è lo specchio di una società che corre veloce e che ha dimenticato il valore dell’attesa e della condivisione. Il cinema perde spettatori perché ha smesso di essere un’esigenza primaria, diventando un lusso di tempo e di attenzione che pochi sono disposti a concedere.
Tuttavia, la storia ci insegna che nessuna tecnologia ha mai ucciso del tutto la precedente: la radio non ha ucciso i giornali, la TV non ha ucciso la radio. Il cinema sopravviverà se saprà ricordare al pubblico che certe storie sono troppo grandi per stare in un palmo di mano.
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