Il test che Meloni non può non superare sulla competitività europea
Quando si parla di competitività europea, cosa che Meloni ha fatto nella settimana appena trascorsa in Europa al Consiglio europeo e in particolare attraverso il suo asse con il cancelliere tedesco Merz, il vero test per la premier non è tecnico ma politico. Significa decidere se restare nel recinto dei vecchi riflessi sovranisti o accettare che oggi più Europa può voler dire più interesse nazionale. I tabù da superare sono almeno quattro: l’idea che gli investimenti comuni siano una cessione di sovranità e non una leva di potenza; la diffidenza verso un mercato dei capitali davvero integrato; la tentazione di difendere ogni rendita domestica in nome del consenso; la paura di dire che senza più concorrenza, più innovazione e meno frammentazione regolatoria l’Italia perde terreno. La competitività obbliga a scegliere tra propaganda identitaria e realismo industriale. È qui che si misura la maturità europea del governo.
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