Juventus, Spalletti ritrova l'Inter: che allenatore è stato in nerazzurro?
Il tecnico toscano è quello che ha portato l’Inter a riveder le stelle, ma questo non è bastato a evitare il benservito da parte di Marotta.
Il biennio 2017-2019 ha segnato il regno Spalletti, un idillio che aveva fortemente voluto Steven Zhang e che invece Beppe Marotta ha interrotto poco dopo il proprio avvento all’Inter.
Tante ambizioni, un mercato bloccato, la convivenza con Walter Sabatini, le due Champions raggiunte dopo anni di vacche magre e la celebre campagna abbonamenti “A riveder le stelle”.
Ma anche la fascia tolta dal braccio di Icardi, i Robert Redford motivi e l’uomo che sussurrava ai cavalli. Saranno state anche solo due, le stagioni con Spalletti alla guida dei nerazzurri, ma il periodo è stato denso di eventi, ricco di colpi di scena. Ma cosa è stato Spalletti per l’Inter? E viceversa?
LA PRESENTAZIONE
Dopo gli scossoni del passato, prodotti da cambi di proprietà e guerre intestine, Zhang intende mettere ordine e lo fa scegliendo Walter Sabatini come coordinatore dell'area tecnica di Suning Sports Group, un collante tra Italia e Cina, visto che dovrà occuparsi anche dello Jiangsu, squadra della famiglia Zhang che milita per l’appunto nella massima divisione cinese.
L’ex Roma sceglie Spalletti perché ne conosce l’affidabilità e perché intuisce che nessuno avrebbe potuto garantire lo stesso tipo di lavoro del tecnico di Certaldo. Era un’Inter lontana da ambizioni scudetto, che faticava addirittura a tornare in Champions e con una rosa parecchio improvvisata e inaffidabile. Il grande obiettivo era quello di rientrare tra le prime quattro, con la speranza di poter costruire qualcosa di concreto per gli anni successivi.
“Perché ho scelto di accettare un compito così difficile come quello di allenare l’Inter? Per riposizionarla nel ruolo che le compete nella sfera che riguarda la storia di questo grande club”, aveva detto Spalletti nel giorno della sua presentazione ad Appiano Gentile, aggiungendo: “Perché negli ultimi 7 anni così tanti allenatori e insuccessi? Guardando da fuori, sembra che sia uno scandalo. Io non sono più bravo degli altri che mi hanno preceduto, ma sono differente. Per cui, si lavorerà a modo mio e ho fiducia in questo, chiedo ai miei calciatori di fidarsi di me. Sarò al loro fianco al 100%. Ora dobbiamo lavorare giorno per giorno, per trovare una soluzione. Dobbiamo riportare l'Inter nella sua storia".
CHAMPIONS E RINNOVO
E il lavoro effettivamente inizia a vedersi, almeno fino a dicembre, con l’Inter imbattuta e ai vertici della classifica di Serie A. Con la stagione invernale iniziano però ad arrivare i problemi e la squadra subisce un brusco rallentamento che costa una graduale discesa in classifica, fino a rischiare di compromettere ancora una volta la qualificazione in Champions, obiettivo che avrebbe garantito una vera svolta anche sul mercato.
L’Inter alla fine riuscirà a rimanere agganciata al treno delle prime quattro e lo farà vincendo l’ultima partita di campionato all’Olimpico contro la Lazio, diretta avversaria dei nerazzurri, che fino ai minuti finali aveva in tasca la qualificazione, prima del fallo da rigore commesso da de Vrij su Mauro Icardi. Quasi per miracolo, l’Inter va in Champions League.
Il risultato sportivo rende felice la proprietà, il rapporto con Zhang si consolida e nell’agosto del 2018, Spalletti firma il rinnovo fino al 2021: “Sogniamo le stesse cose per questa maglia, per i nostri tifosi. Diciamo che oggi viene rafforzato il patto dei desideri comuni del mondo interista", dirà Spalletti alla tv del club nerazzurro. In seguito questo rinnovo costerà molto caro a Zhang.
MAROTTA TRA LUI E ZHANG
La seconda stagione inizia con una serie di risultati negativi, ma al termine del girone d’andata i nerazzurri sono terzi. Lo spogliatoio, però, non è coeso, si procede con fortune alterne e a dicembre Zhang ingaggia Marotta. L’arrivo del dirigente ex Juventus sembra il preludio all’addio di Spalletti, che però aveva rinnovato pochi mesi prima. Il tecnico si sente insidiato, capisce che tutto può incrinarsi e che adesso c’è una terza persona di mezzo tra lui e Zhang, a minare quel rapporto di esclusività che il tecnico di Certaldo aveva costruito con la proprietà nerazzurra.
Come in occasione della prima stagione, anche questa volta la qualificazione in Champions arriva con la matematica certezza solo all’ultima giornata, dopo la soffertissima vittoria contro l’Empoli. Obiettivo raggiunto, ma non basta: Marotta stava già lavorando da mesi alla rivoluzione e dopo aver definito il ritorno all’Inter di Oriali, ha scelto Antonio Conte come l’allenatore del suo nuovo corso. Spalletti si ritroverà esonerato, ma con un ricco contratto di altri due anni, che i nerazzurri gli verseranno fino all’ultimo centesimo.
RICORDI DI UN BIENNIO
Ma qual è la percezione che si ha in merito al biennio Spalletti? Quali sono i ricordi che ha lasciato il tecnico toscano a Milano? Contrariamente a quanto dimostrato in tutte le altre piazze, a Milano Spalletti non è mai riuscito a fare esprimere all’Inter quel gioco che ha sempre contraddistinto le sue squadre. La sua era un’Inter a salve, mai pericolosa, spesso compassata, troppo orizzontale. Priva del sacro fuoco.
Ma era difficile anche chiedere di più, valutando il reale valore della rosa e considerando che una volta affidata la squadra a Conte, Zhang ha investito centinaia di milioni sul mercato, al fine di rivoluzionare tutto e soddisfare le richieste del tecnico salentino. Investimenti che il club non ha mai prodotto per Spalletti. Il ricordo del tecnico toscano è quello di un allenatore che ha lavorato al fianco del suo presidente, negli interessi del proprio club, prendendosi anche responsabilità non sue. Quell’Inter non passerà alla storia come tra le più brillanti, ma l’emozione di tornare in Champions fu comunque il motore per il traino futuro.
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