La Juventus e l'esempio Inter: perché serve italianizzare la rosa per vincere

Febbraio 14, 2026 - 09:30
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La Juventus e l'esempio Inter: perché serve italianizzare la rosa per vincere

Il blocco italiano della Juventus è inferiore a quello dell'Inter: ecco perché la dirigenza bianconera vuole correre ai ripari

A poche ore da Inter-Juventus, derby d'Italia numero 254 della storia, uno dei temi più caldi è quello del confronto fra il blocco italiano dei nerazzurri e quello dei bianconeri. Nell'Inter di Beppe Marotta, il blocco italiano ha rappresentato e rappresenta uno dei segreti del ciclo di vittorie degli ultimi anni, dallo Scudetto di Conte a quello di Inzaghi, passando per le Coppe Italia e Supercoppe italiane, e senza dimenticare le due finali di Champions raggiunte. 

 

Alla Pinetina, il gruppo formato da Acerbi, Bastoni, Dimarco, Darmian, Barella, Frattesi, dal terzo portiere Di Gennaro e, da quest'anno, da Pio Esposito, ha costituito e costituisce uno dei capisaldi dei successi dell'Inter, secondo uno schema che alla Juventus è sempre stato applicato in modo virtuoso e che invece, negli ultimi anni, non ha dato i risultati sperati. 

 

Alla Juventus non mancano e non sono mancati giocatori italiani nell'ultimo periodo: Di Gregorio, Perin, Pinsoglio, Gatti, Locatelli, Miretti, Cambiaso, ma la loro qualità e il loro apporto alla causa sono stati e sono inferiori rispetto a quelli del blocco nerazzurro

 

C'ERA UNA VOLTA

E pensare che una volta il blocco italiano della Juventus era sinonimo di vittoria anche per la Nazionale, un connubio che ha segnato le pagine più belle del calcio azzurro. Quando la Juventus era forte e vincente, e spesso si basava su un nucleo di campioni italiani, quasi per osmosi anche la Nazionale era forte e vincente: la chiamavano Ital-Juve. E' successo nel 1982, con i sei bianconeri anima dell'Italia campione del Mondo: Zoff, Gentile, Cabrini, Scirea, Tardelli e Rossi. E' successo nel 2006, con Lippi in panchina e Buffon, Cannavaro, Zambrotta, Camoranesi e Del Piero in campo. Ed è ricapitato ancora nel 2021, con l'Italia campione d'Europa guidata da Chiellini e Bonucci in difesa e Chiesa in attacco, oltre a Bernardeschi.

 

ITALIANI E STRANIERI

Oggi, nel giro della Nazionale di Rino Gattuso ci sono Manuel Locatelli, Andrea Cambiaso, Federico Gatti e Fabio Miretti, ma nessuno di loro è sicuro al 100% della convocazione, e tantomeno di una maglia da titolare. Nelle ultime due sessioni di mercato, nessun nuovo acquisto è stato italiano (escludendo i rientri dai prestiti di Rugani e Miretti la scorsa estate). In sostanza, sembra che la Juventus abbia smarrito parte della sua anima. Perché se è vero che spesso sono stati i campioni stranieri a determinare le vittorie dei bianconeri, da Platini e Boniek a Ronaldo, passando per Zidane, Deschamps, Nedved, Trezeguet, Pogba e Tevez, questi campioni hanno fatto la differenza innestandosi in squadre fondate su un blocco italiano granitico. Blocco poi trasportato con successo anche in Nazionale.

 

COME SI CAMBIA: TONALI E IL PORTIERE DELLA NAZIONALE

In questa fase, la Juventus ha aperto una riflessione su questo tema e sembra intenzionata a rinforzare il suo blocco italiano, non tanto per la quantità degli elementi con la carta d'identità italiana, ma piuttosto per la qualità degli interpreti. L'obiettivo è quello di trattenere gli italiani più forti già presenti in rosa, a partire da capitan Locatelli, aggiungendo almeno un paio di calciatori di grande valore, e che siano nel giro della Nazionale. Non è un mistero che la dirigenza della Juventus abbia da tempo nel mirino Sandro Tonali, ex Milan ora al Newcastle e punto fermo della Nazionale. Strappare il classe 2000 alla Premier League non sarà facile, per il suo ingaggio (7 milioni a stagione più 2 di bonus, fino al 2028), per il costo del suo cartellino (70 milioni) e per la concorrenza dei top club della Premier (Chelsea e Manchester United su tutti). L'impresa è difficile, ma la Juventus ha intenzione di provarci

 

E poi c'è il capitolo portiere: Michele Di Gregorio è italiano, ma non rientra nel giro della Nazionale. Nella sua storia, la Juve ha avuto quasi sempre fra le sue fila il portiere titolare della Nazionale, che era anche al contempo uno fra i migliori al mondo, se non il migliore: da Combi a Zoff, per arrivare a Buffon, passando per Tacconi e Peruzzi. Adesso, in azzurro, davanti a Di Gregorio ci sono cinque portieri: Donnarumma, Vicario, Carnesecchi, Meret e Caprile. Di Gregorio è sicuramente un buon portiere e con la maglia del Monza ha avuto anche un rendimento da top della Serie A, ma giocare con la maglia bianconera, e essere pronto a parare nelle poche occasioni create dagli avversari, è un'altra cosa. La Juventus lo sa, e sta facendo delle riflessioni, e provando a guardare cosa offre il mercato: da Vicario a Carnesecchi, fino al sogno (utopia) Donnarumma, i nomi sul taccuino sono tanti. 

L'ESEMPIO

L'esempio dell'Inter di oggi, e delle tante Juventus di ieri, che hanno fatto del blocco italiano un plusvalore identitario sul quale costruire squadre vincenti, è lì da seguire. E l'attuale dirigenza della Juventus, mezza francese (Comolli e Modesto) e mezza italiana (Chiellini e Ottolini), sembra orientata a tornare a percorrere questa strada, consapevole che, almeno in Serie A, avere una squadra con un blocco italiano forte è un elemento che può fare la differenza. 

 

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Redazione Redazione Eventi e News