Latte d’asina, una materia prima naturale che torna protagonista della skincare
Il latte d’asina, sempre più popolare come ingrediente per creme e sieri, è in grado di stimolare il rinnovamento cellulare. Per scegliere un buon prodotto, impariamo però a controllare l’Inci e informiamoci sugli standard di benessere animale del brand
Negli ultimi anni, il mondo della skincare è cambiato molto rapidamente. Se da una parte in Europa e negli Stati Uniti l’attenzione si è rivolta a marchi provenienti da lontano, soprattutto dalla Corea, dall’altra sta crescendo, anche in Italia l’interesse per materie prime antiche, naturali e magari anche di provenienza locale.
In entrambi i casi, ad avere successo è un tipo di skincare sempre più attento ai bisogni delle pelli sensibili e ai principi della dermatologia, prima ancora che della cosmesi.
In questo contesto, un ingrediente che sta tornando a popolare gli scaffali di farmacie e profumerie è il latte d’asina. Grazie alla sua composizione particolarmente affine alla pelle umana, questo latte è stato utilizzato da secoli in trattamenti per il corpo e per il viso.
Latte d’asina, un concentrato di vitamine
Dal punto di vista chimico, il latte d’asina è infatti ricco di vitamine A, B, C, D ed E e proteine ad azione rigenerante. Questa combinazione contribuisce a sostenere il rinnovamento cellulare, a migliorare l’elasticità cutanea e a mantenere un buon livello di idratazione.
L’uso regolare di cosmetici che lo contengono può rendere così la pelle più uniforme e luminosa, aiutando anche a ridurre la visibilità delle macchie solari.
Il latte d’asina contiene anche Omega 3 e Omega 6, acidi grassi con funzione antiossidante e lenitiva. Questi componenti svolgono un ruolo importante nel rafforzamento della barriera cutanea e nel contrasto ai radicali liberi, responsabili dell’invecchiamento.
A completare il profilo funzionale del latte d’asina è il lisozima, un enzima naturale con proprietà antibatteriche e antinfiammatorie.
Questa sostanza rende il latte d’asina particolarmente adatto anche a pelli problematiche e molto secche come quelle soggette a dermatiti, psoriasi o rosacea, poiché contribuisce a ridurre l’infiammazione e a riequilibrare il microbiota cutaneo.
Un occhio alla composizione (e al benessere animale)
Per chi volesse testare i benefici di questo ingrediente, restano da fare solo due importanti raccomandazioni.
La prima riguarda le condizioni in cui vengono allevati gli animali da cui è derivato il latte. Quando si parla di ingredienti di origine animale, infatti, la qualità del prodotto finale è strettamente legata al modo in cui vivono gli animali coinvolti nella produzione.
Scegliere brand che mettano al centro il benessere animale non è quindi solo una questione etica, ma anche funzionale: animali allevati nel rispetto dei loro ritmi naturali producono un latte ricco di principi attivi.
Un esempio positivo in questo senso è rappresentato da Cosmetica Gentile, brand italiano che utilizza, per i suoi prodotti della linea Lunabianca, latte d’asina proveniente da allevamenti situati sulle montagne della Val Brembana (più di preciso a Dossena, in provincia di Bergamo).
Cosmetica Gentile garantisce che i prodotti di origine animale che utilizza sono ricavati in modo cruelty free. La mungitura avviene infatti solo dopo che il puledro ha ricevuto il latte necessario per la propria crescita.
Gli asini vivono inoltre in condizioni controllate, con accesso a pascoli all’aperto. Non vengono somministrati ormoni per stimolare la lattazione.

L’ultimo aspetto fondamentale nella scelta di cosmetici al latte d’asina è la posizione dell’ingrediente nell’International Nomenclature of Cosmetic Ingredients (Inci), ossia nella lista delle componenti del prodotto, sempre visibile sulla confezione.
Gli ingredienti sono elencati in ordine decrescente di concentrazione: se il latte d’asina compare ai primi posti, significa che è presente in quantità significativa e che, di conseguenza, le sue proprietà possono avere un reale impatto sulla pelle.
Creme e sieri in cui il latte d’asina è inserito solo in basse percentuali, verso la fine dell’Inci, difficilmente offrono i benefici attribuiti a questo ingrediente.
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