L’inclusività è ‘fuori moda’. Le fashion week di Milano e Parigi ignorano quella maschile
L’inclusività è passata di moda? Secondo un recente articolo del New York Times, sì. “C’è stato un momento in cui la moda sembrava avvicinarsi alla body positivity, in parte a causa dell’opinione pubblica. Il concetto di modelle mid-size ha preso piede e c’era meno tokenismo verso le ragazze plus-size. Ma chiaramente quel momento è finito”, si legge sul quotidiano americano che fa riferimento alle recenti collezioni femminili nell’articolo intitolato “Are models getting even skinnier?”.
Parallelamente Vogue Business pone l’attenzione sull’universo menswear, molto meno indagato rispetto al womenswear. L’inclusività nell’abbigliamento uomo era già pressoché “inesistente” ma le recenti sfilate per l’autunno/inverno 2026 hanno mostrato un ulteriore passo indietro, i dati confermano infatti una “regressione continua”. La testata di Condé Nast ha esaminato 55 sfilate e presentazioni pubblicate su Vogue Runway, contattando ciascun marchio per verificare i risultati.
Su 2.523 look tra Milano e Parigi, solo lo 0,2% è stato presentato su modelli plus-size, in calo rispetto allo 0,3% della stagione precedente. I look mid-size sono diminuiti dall’1,2% allo 0,8% (e al 4,8% nella stagione precedente), mentre i look di taglia standard sono aumentati dal 98,5% della stagione precedente al 99% di questa stagione.
La mancanza di diversità è stata particolarmente evidente a Milano, dove non c’erano affatto look plus-size o mid-size, pensi taglie standard e anche molto slam. “C’è al 100% un ritorno indietro sulla diversità che rispecchia quello che vediamo a livello sociale e politico,” ha dichiarato a Vogue Business il critico e content creator Louis Pisano. “Non sono assolutamente sorpreso da quello che vedo, perché l’interesse per il cambiamento è stato completamente performativo e visto solo come una necessità quando è diventato una crisi di pr. Ora siamo in questa era post-woke in cui i marchi sentono di non dover fare nulla che veramente non vogliano fare”. Sulla stessa scia anche il New York Times: “La reazione contro la ‘wokeness’ ha travolto anche l’inclusività delle taglie. La moda, che sta regredendo in vari modi, inclusi sostenibilità e parità di genere, sta anch’essa tornando alla sua forma tradizionale sulle passerelle. Dopotutto, è più facile tornare allo status quo che fare da pionieri nel cambiamento”.
Parigi ha ottenuto un risultato leggermente migliore di Milano con solo sette delle 39 sfilate che presentano modelli non di taglia standard. In totale, il 98,5% dei look a Parigi è stato mostrato su modelli di taglia standard, mentre l’1,1% su modelli mid-size e lo 0,3% su modelli plus-size. Tra i pochi marchi a distinguersi per inclusività maschile spiccano Yohji Yamamoto, Find Chan Wang, Willy Chavarria e KidSuper.
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