L’ipocrisia di Giorgia Meloni contro la presunta deriva illiberale della sinistra

Dopo avere rilanciato sui suoi canali social le immagini degli scontri di Milano e dei manifestanti più violenti, definendoli «nemici dell’Italia e degli italiani», la nostra presidente del Consiglio ieri ha trovato pure il tempo di dedicare un lungo post al comico Andrea Pucci e alla sua decisione di non partecipare a Sanremo, in seguito alle polemiche sollevate dalla scelta di invitarlo come co-conduttore, per il livello delle sue battute (e anche delle sue dichiarazioni fuori dal palco) su donne, omosessuali e dirigenti della sinistra – specialmente donne – con trovate neanche originalissime come «più bella che intelligente», già usata mille volte da Vittorio Sgarbi e da Silvio Berlusconi, e in tutti i migliori asili del paese. Fatto sta che ieri persino la seconda carica dello stato, il presidente del Senato Ignazio La Russa, ha telefonato a Pucci chiedendogli di ripensarci.
Personalmente, non conosco il comico e non so proprio dire se le proteste fossero fondate o frutto di pregiudizio, questione che confesso di non avere neanche voluto approfondire, nella convinzione che una newsletter politica debba occuparsi di cose più serie. Mi ha colpito però leggere che secondo Giorgia Meloni l’accaduto proverebbe che «la deriva illiberale della sinistra in Italia sta diventando spaventosa». Mi pare infatti che la scelta dei termini confermi oltre ogni ragionevole dubbio la sua totale malafede, non foss’altro perché il massimo teorico (e pratico) della «democrazia illiberale» è proprio quel Viktor Orbán per il quale non più tardi di qualche settimana fa Meloni si è prestata a fare persino un video di propaganda, invitando gli ungheresi a votarlo, assieme al fior fiore della destra illiberale di mezzo mondo.
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