La marcia per l’Ucraina a Milano, per dare voce alla resistenza

Domani, domenica 22 febbraio, le strade di Milano torneranno a tingersi del giallo e del blu dell’Ucraina. Sono passati quattro anni da quel 24 febbraio del 2022 che ha cambiato il volto dell’Europa, un tempo sufficientemente lungo per far passare la cronaca dell’aggressione russa dalle prime pagine ai trafiletti, dal primo piano allo sfondo. Mentre il mondo rischia di scivolare nella war fatigue e la politica internazionale attraversa fasi di profonda incertezza, l’associazione UaMi (la comunità ucraina di Milano) chiama a raccolta la cittadinanza in Piazza XXV Aprile con una marcia per ribadire il sostegno alla resistenza di Kyjiv. Alla marcia aderisce anche Linkiesta.
L’anima della mobilitazione è Anna Gordon, volto del progetto UaMi, che ha spiegato cosa significhi continuare a gridare per la giustizia nel cuore di una metropoli europea, e perché la voce di Milano sia così importante per chi, a chilometri di distanza, difende i confini dell’Ucraina e l’idea stessa di democrazia: «Noi combattiamo contemporaneamente per il diritto di essere membri della famiglia europea, per il nostro diritto all’indipendenza e per un mondo libero senza la Russia. Perché la Russia non è sviluppo. La Russia è totalitarismo e dittatura. La Russia è schiavitù e oppressione. La Russia è occupazione di territori e odio verso chi vuole stare al passo con i tempi. La Russia non è amicizia. La Russia è omicidi, torture e violenza. La Russia è guerra».
Il claim della marcia è “Protect Future Generations”. I soldati ucraini al fronte difendono ogni giorno il presente e il futuro di tutta l’Europa. Per questo gli alleati dell’Ucraina dovrebbero impegnarsi nel sostegno a questa resistenza eroica. «Dobbiamo pensare fin da ora alla protezione delle future generazioni, perché la guerra è più vicina di quanto sembri, anche per chi vive a Milano», dice Anna Gordon.«L’Italia deve scegliere una posizione chiara nei confronti dei russi, se non vuole vedere la guerra domani qui. È importante ricordare ogni eroe e ogni eroina che ha dato la propria vita in guerra si è sacrificato per tutta l’Europa».
La città di Milano, in quanto metropoli italiana con maggior proiezione internazionale, può essere una vetrina importante. Perché, come dice Gordon, è una città di opportunità, una città che ha voce, una città di persone capaci di grande solidarietà. Ed è proprio per questo che è importante scendere in piazza non solo quando l’Ucraina è in prima pagina.
Tutti gli eventi commemorativi del 24 febbraio insistono sul quarto anniversario dell’invasione, ma Anna Gordon spinge su un dato diverso: la guerra in Ucraina è iniziata dodici anni fa, con l’invasione della Crimea, il 19 febbraio 2014. Ricordare questo dato storico è un promemoria indispensabile: ci ricorda che la guerra russa è arrivata in Ucraina gradualmente, a piccoli passi. Da tutto questo tempo il popolo ucraino lotta per avere uno Stato libero, sovrano e indipendente.
L’appuntamento milanese alle 14:00 a Porta Garibaldi. Sarà più di un semplice punto di ritrovo: incontrarsi lì sarà la scelta di chi vuole stare dalla parte della libertà, della democrazia, della dignità umana. La presenza fisica è un segnale importante. Un messaggio alla politica, all’Europa, agli ucraini e alle ucraine che non sono soli. «Dopo quattro anni di guerra su vasta scala e dodici anni di lotta, la cosa più pericolosa è l’abitudine», dice Anna Gordon. «Oggi vediamo che le notizie non sconvolgono più, il dolore finisce sullo sfondo. Ma per l’Ucraina la guerra non va mai in secondo piano, è una realtà quotidiana. La Russia conduce una guerra di logoramento. Se noi all’estero restiamo in silenzio, se il sostegno del mondo si spegne, allora la Russia ha vinto».
La voce di ogni cittadino è uno strumento democratico potentissimo. Può cambiare gli indirizzi politici, influenzare decisioni e provvedimenti. Per questo la comunità ucraina di Milano vuole essere un megafono per tutta la società civile, per inviare messaggi ai leader politici in ascolto, anche oltre i confini dell’Italia. «La diaspora ucraina è parte della società civile europea», dice Anna Gordon. «Continueremo a usare la nostra voce in modo aperto, pacifico e argomentato per ricordare che il sostegno all’Ucraina non è una questione di convenienza politica, ma di sicurezza dell’Europa stessa e di stabilità dell’ordine internazionale».
Alla marcia ognuno porterà la sua sensibilità, la sua storia, il suo vissuto. «La mia prima rivoluzione – spiega Gordon – è stata la Rivoluzione Arancione, ma allora ero ancora molto piccola e non sentivo un mio coinvolgimento diretto. La mia rivoluzione successiva è stata la Rivoluzione della Dignità: è stato il mio primo passo come patriota consapevole dell’Ucraina, il mio primo passo di attivismo consapevole, il mio primo momento di comprensione che dovevo intraprendere il cammino della lotta».
L’anno scorso, la marcia di UaMi aveva fatto notizia anche per le posizioni nette contro figure come Donald Trump e Elon Musk, che dopo poche settimane avevano già mostrato da che parte stanno – non dalla stessa di Kyjiv. Quest’anno il panorama internazionale sembra ancora più complesso e frammentato. Ma per gli ucraini resta invariato un punto fondamentale: il sostegno all’Ucraina deve basarsi sui principi del diritto internazionale, sul rispetto della sovranità degli Stati e sulla responsabilità dell’aggressore.
La comunità ucraina di Milano, spiega Gordon, sostiene con coerenza alcuni punti chiave: il mantenimento e il rafforzamento delle sanzioni contro la Russia; il sostegno militare e umanitario all’Ucraina; la confisca dei beni russi congelati a favore della ricostruzione dell’Ucraina; una posizione chiara del mondo democratico sull’inammissibilità dell’aggressione come strumento politico. «Per noi – conclude Anna Gordon – è fondamentale che il mondo resti dalla parte della libertà, della giustizia e della forza del diritto, e non del diritto della forza».
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