Lucca, morta per monossido una famiglia intera: il più giovane aveva 16 anni

Febbraio 5, 2026 - 18:00
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Lucca, morta per monossido una famiglia intera: il più giovane aveva 16 anni

E’ un’intera famiglia quella stroncata nella tragedia di ieri, nella frazione di Rughi, nel comune di Porcari, in provincia di Lucca. Le vittime – di origine albanese – sono il padre di 48 anni, la madre di 43, il figlio di 22 anni e la figlia di soli 16 anni. Le quattro persone hanno perso la vita a causa di esalazioni di monossido di carbonio sprigionate da una caldaia malfunzionante. In gravi condizioni il fratello del capofamiglia, rimasto intossicato e trasportato all’ospedale di Cisanello a Pisa. Anche due carabinieri intervenuti sul posto hanno riportato una lieve intossicazione e sono stati sottoposti a cure ospedaliere. Il fatto è accaduto ieri sera attorno le 22.

I carabinieri di Lucca hanno posto i sigilli alla caldaia e messo sotto sequestro la casa. Sarà effettuata una perizia sulla caldaia, che, secondo quanto emergerebbe, sarebbe stata acquistata di recente. Sotto analisi e al vaglio anche le tubazioni dell’abitazione, per riuscire a capire l’origine del gas che ha causato la morte di 4 persone. 

Fino a 600 morti l’anno in Italia per monossido carbonio

Secondo le stime della Società Italiana di Medicina Ambientale (Sima), il monossido di carbonio provoca ogni anno in Italia tra i 350 e i 600 decessi e oltre 6mila ricoveri ospedalieri, con circa l’80% delle intossicazioni che si verifica all’interno delle abitazioni.Il monossido di carbonio (CO) è particolarmente insidioso poiché è un gas incolore e inodore in grado di provocare a concentrazioni eccessive la morte quasi immediata – spiega Sima – Si tratta di un gas da combustione emesso dai motori a benzina, fornelli, generatori, lampade a gas, radiatori portatili a kerosene e a gas, caldaie, scaldabagni, caminetti e stufe a legna o a gas. Una volta inalato, il CO si lega all’emoglobina con un’affinità oltre 200 volte superiore rispetto all’ossigeno, formando carbossiemoglobina e compromettendo la capacità del sangue di acquisire e trasportare ossigeno, con conseguente ipossia tissutale.

Come evitare l’intossicazione

Nelle abitazioni, in condizioni normali, i livelli sono compresi tra 1,5 e 4,5 mg/m3, ma in presenza di processi di combustione, quali sistemi di riscaldamento e di cottura o di fumo di tabacco, e inadeguata ventilazione, le concentrazioni interne possono raggiungere livelli sino a 60 mg/m3. Per concentrazioni ambientali di CO inferiori a 5 mg/m3, non si hanno effetti apprezzabili sulla salute negli individui sani, mentre in pazienti con affezioni cardiache, anche basse concentrazioni possono provocare una crisi anginosa. A concentrazioni maggiori si verificano mal di testa, vertigini, debolezza, nausea, vomito, dolori al petto e stato confusionale. In alcuni soggetti esposti per lungo tempo all’assorbimento di piccole quantità di monossido di carbonio è stata descritta una sintomatologia caratterizzata da astenia, cefalea, vertigini, nevriti, sindromi parkinsoniane ed epilettiche, aritmie, crisi anginose.

“La severità delle manifestazioni cliniche da intossicazione da CO dipende dalla sua concentrazione nell’aria inspirata, dalla durata dell’esposizione e dalle condizioni di salute delle persone coinvolte – afferma il presidente Alessandro Miani – Particolarmente suscettibili sono gli anziani, le persone con affezioni dell’apparato cardiovascolare e respiratorio, le donne in stato di gravidanza, i neonati ed i bambini in genere”. “Per evitare incidenti e casi di intossicazione è fondamentale sottoporre a manutenzione periodica gli impianti di riscaldamento delle abitazioni, spegnere i motori degli autoveicoli quando si staziona all’interno di spazi chiusi, non usare mai in ambienti chiusi sistemi di cottura progettati per l’utilizzo all’aria aperta. Può essere inoltre utile dotare le abitazioni private di sistemi di allarme in grado di rilevare la presenza di CO”, conclude Miani.

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Redazione Redazione Eventi e News