Quanti generali russi sono stati uccisi dall’inizio della guerra in Ucraina

Febbraio 8, 2026 - 10:30
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Quanti generali russi sono stati uccisi dall’inizio della guerra in Ucraina

Quando le porte dell’ascensore si sono aperte, qualcuno ha sparato più volte. Vladimir Alekseyev, tenente generale e primo vicedirettore dell’intelligence militare russa (Gru), è rimasto gravemente ferito ed è stato portato d’urgenza in ospedale. Chi ha sparato è riuscito a fuggire. Le autorità russe parlano di tentato omicidio, ma per ora non indicano responsabili.

Alekseyev non è un ufficiale qualunque. È uno degli uomini più potenti del Gru, in carica dal 2011, e per anni è stato considerato uno degli architetti più raffinati dell’invasione su vasta scala dell’Ucraina. Nato in Ucraina ai tempi dell’Unione Sovietica, Alekseyev ha costruito la sua carriera nei servizi militari fino a diventare una figura centrale nella pianificazione degli attacchi del 2022 e nella gestione di quelle che il Cremlino chiama operazioni speciali – che poi sono aggressioni criminali. È stato sanzionato da Stati Uniti, Unione europea, Regno Unito e Canada per il suo ruolo in attività di intelligence ostili all’estero, dalle operazioni di guerra ibrida alle accuse di coinvolgimento nell’avvelenamento di Sergey Skripal con il novichok a Salisbury nel 2018. Nel 2017 il Cremlino gli aveva conferito il titolo di “Eroe della Federazione Russa”.

In questi quattro anni di guerra, Alekseyev ha continuato a muoversi lungo il confine sottile tra operazioni militari e gestione politica del conflitto. Ha partecipato ai negoziati durante l’assedio di Mariupol ed è stato uno degli emissari inviati a trattare con Yevgeny Prigozhin durante l’ammutinamento della Wagner nel giugno 2023. Proprio quel ruolo, segnato da un atteggiamento giudicato troppo conciliante, avrebbe contribuito a incrinare la fiducia nei suoi confronti all’interno del sistema di potere russo.

L’attacco è avvenuto appena un giorno dopo un incontro ad Abu Dhabi tra il direttore del Gru Igor Kostyukov, esponenti statunitensi e Kyrylo Budanov, capo dell’intelligence militare ucraina. Al momento della scrittura di questo articolo, Alekseyev non è morto, ma l’episodio si inserisce in una sequenza ormai lunga di attacchi e uccisioni che hanno colpito ufficiali di altissimo livello delle forze armate russe dall’inizio dell’invasione dell’Ucraina, il 24 febbraio 2022. Alcune fonti russe hanno ipotizzato che si possa trattare di un regolamento di conti interno. Al momento non ci sono conferme ufficiali né rivendicazioni.

Ad ogni modo, negli ultimi quattro anni i vertici militari russi sono stati sotto tiro, soprattutto nel mirino dell’esercito ucraino. Non è facile risalire a un numero preciso di attacchi andati a segno o di vittime. La maggior parte delle ricostruzioni più recenti converge su un dato: almeno diciannove generali russi sono stati uccisi dall’inizio della guerra. È la cifra riportata, tra gli altri, dal sito investigativo russo The Insider e dal portale ucraino Militarnyi, che hanno incrociato fonti russe, ucraine e open source. Il dato è aggiornato al mese scorso. Di questi diciannove, almeno tredici decessi sono stati confermati anche da fonti ufficiali russe, da comunicati regionali o dalle famiglie degli ufficiali. Gli altri casi si basano su informazioni raccolte da media indipendenti, necrologi locali, immagini di funerali militari o rivendicazioni ucraine.

Le uccisioni hanno riguardato sia comandanti attivi delle forze armate russe sia ufficiali in pensione o arruolati in formazioni irregolari, come compagnie militari private o unità d’assalto composte da detenuti. L’attacco più recente era stato il 22 dicembre.

Nei primi mesi dell’invasione, diversi generali russi furono uccisi direttamente al fronte. Il maggiore generale Andrei Sukhovetsky, vicecomandante della 41ª Armata, fu colpito da un cecchino nella regione di Chernihiv già il 28 febbraio 2022, al quinto giorno di guerra. Fu il primo generale la cui morte venne confermata ufficialmente da Mosca. Seguirono, tra gli altri, Vladimir Frolov, Roman Kutuzov e Kanamat Botashev, quest’ultimo ex generale dell’aviazione che combatteva come pilota per il gruppo Wagner.

Negli anni successivi, le perdite hanno riguardato anche ufficiali di livello ancora più alto. Nel luglio 2023 è morto Oleg Tsokov, vicecomandante del Distretto militare meridionale, colpito da un attacco missilistico a Berdyansk. Nel dicembre 2024, il tenente generale Igor Kirillov, capo delle truppe di difesa nucleare, biologica e chimica, è stato ucciso da una bomba davanti a casa sua, a Mosca – in un attacco rivendicato dall’intelligence ucraina.

Era l’inizio di un trend proseguito nel 2025, con una serie di attentati e attacchi mirati che ha colpito ufficiali di primo piano anche lontano dal fronte. Yaroslav Moskalik, vicecapo della Direzione operativa principale dello Stato maggiore, è morto in un’esplosione nella regione di Mosca. Lo scorso 22 dicembre, Fanil Sarvarov, capo del dipartimento per l’addestramento operativo dello Stato maggiore, è stato ucciso da un ordigno piazzato sotto la sua auto, sempre nella capitale.

Come detto, stabilire un bilancio preciso è complesso. La Russia non pubblica dati sistematici sulle perdite tra gli ufficiali di alto grado. Per questo motivo, molte ricostruzioni si basano su fonti open source. Secondo Matteo Villa dell’Ispi sono 1,2 milioni le vittime russe della guerra, tra morti e feriti.

Il progetto Mediazona, realizzato insieme al servizio russo della Bbc e a una rete di volontari, usa criteri molto più restrittivi: tiene conto solo di annunci ufficiali, post verificabili dei familiari, articoli di stampa locale, fotografie di tombe o funerali. Sulla base di questi criteri, al 30 gennaio 2026 risultano confermate 168.142 morti militari russi, di cui 6.353 ufficiali appartenenti alle forze armate e ad altre agenzie di sicurezza.

Sempre secondo Mediazona, dodici generali russi risultano ufficialmente confermati all’interno di questo conteggio. La differenza con il numero diciannove citato da altre fonti dipende dall’inclusione o meno di ufficiali in pensione, di membri di compagnie militari private e di casi non riconosciuti formalmente dalle autorità russe.

In termini assoluti, il numero di generali uccisi resta una frazione minima rispetto alle perdite complessive. Tuttavia, la loro morte ha un peso simbolico e operativo rilevante. Nei primi mesi della guerra, gli ufficiali rappresentavano fino al dieci per cento delle perdite confermate. Con il tempo, questa quota è scesa a un valore intorno al due per cento, anche a causa del crescente impiego di fanteria mobilitata e volontaria.

Il ferimento di Alekseyev, se confermato nelle sue dinamiche, mostra come la guerra abbia ormai superato da tempo i confini del fronte. Mosca non è più un luogo impermeabile al conflitto. Colpire un generale nel cuore della capitale non cambia da solo l’andamento della guerra, ma segnala che nessun livello della catena militare può più considerarsi completamente al sicuro.

Al momento, le autorità russe non hanno indicato responsabili certi per l’attacco che ha ferito Alekseyev. L’Ucraina non ha ancora commentato. Come in molti casi precedenti, la distinzione tra operazioni esterne, sabotaggi interni e regolamenti di conti resta opaca. I numeri, però, raccontano già una parte importante della storia.

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