Rogoredo, Piantedosi chiarisca: è stata un’esecuzione?

Febbraio 20, 2026 - 23:30
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Rogoredo, Piantedosi chiarisca: è stata un’esecuzione?

Se le cose, quel pomeriggio del 26 gennaio scorso, a Rogoredo, sono andate come sospetta la Procura di Milano, ci troveremmo di fronte a un fatto di altissima gravità che coinvolge la polizia di Stato e, necessariamente, il ministro dell’Interno. La storia è nota. Un poliziotto quel pomeriggio sparò a un giovane arabo, Abderrahim Mansouri, uccidendolo.

Lui e i suoi colleghi sostennero che il poliziotto aveva sparato per difendersi , dal momento che Mansour, conosciuto nella zona come spacciatore, gli aveva puntato contro una pistola. Dalle prime indagini risultò che la pistola era a salve, cioè non era un’arma da fuoco. Da nuove indagini è risultato però un particolare gravissimo: sulla pistola non ci sono impronte di Mansouri, e dunque è evidente che lui non l’aveva impugnata.

Il poliziotto che ha sparato, insieme ai suoi colleghi che hanno sostenuto la sua tesi, ora sono incriminati anche per falso. E per omissione di soccorso, perché tardarono quasi mezz’ora prima di chiamare l’ambulanza. Perché? Gli inquirenti sospettano che il ritardo sia stato dovuto alla necessità di preparare una versione dei fatti diversa dal reale svolgimento. Se le cose stanno così è una cosa gravissima.

Il ministro dell’Interno avrebbe il dovere di informare il Parlamento. Ci auguriamo lo faccia. Certo poi ci sarebbe da fare un bilancio sulle giornate a cavallo tra gennaio e febbraio che hanno spinto il governo a prendere provvedimenti contro la libertà di manifestare, invocando l’emergenza-sicurezza. Il bilancio di quelle giornate è due morti. Uccisi dalla polizia. Uno, forse, volontariamente. Serve più sicurezza sulle strade? Forse bisognerebbe controllare meglio la polizia.

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Redazione Eventi e News Redazione Eventi e News in Italia