Tassa di soggiorno a Londra: chi incassa e chi decide
Il dibattito sulla possibile introduzione di una tassa di soggiorno a Londra è tornato al centro dell’agenda politica britannica, riaccendendo una discussione che va ben oltre il turismo. In gioco non c’è soltanto l’idea di far contribuire i visitatori ai costi della città, ma soprattutto la questione di chi controlla le risorse generate dal turismo e come queste vengano redistribuite sul territorio. In una capitale che accoglie milioni di visitatori ogni anno, i costi dell’overtourism ricadono in modo diseguale sui quartieri, mettendo sotto pressione servizi locali, spazi pubblici e comunità residenti. La proposta avanzata dai borough londinesi, che chiedono di trattenere almeno metà del gettito di una futura tassa di soggiorno, apre quindi uno scontro istituzionale e politico che tocca il cuore della governance urbana di Londra.
Perché i borough chiedono una quota fissa della tassa di soggiorno
La richiesta avanzata da London Councils, l’organismo che rappresenta i 32 borough di Londra e la City of London Corporation, è chiara: se verrà introdotta una tassa di soggiorno, almeno il 50% delle entrate raccolte in ciascun territorio deve restare alle autorità locali. Non si tratta di una posizione simbolica, ma di una rivendicazione legata ai costi reali che il turismo genera a livello di quartiere. I borough sostengono di essere in prima linea nel gestire l’impatto quotidiano dei visitatori, spesso senza disporre di risorse adeguate per farlo in modo strutturale.
Nelle aree più frequentate, il turismo comporta un aumento delle spese per la pulizia delle strade, la manutenzione degli spazi pubblici, la gestione della sicurezza e il controllo delle attività commerciali. A questi si aggiungono costi meno visibili ma altrettanto rilevanti, come il carico sugli uffici di licensing, il supporto ai piccoli business locali e la necessità di mediare tra residenti e attività legate all’economia turistica. Secondo i borough, una tassa di soggiorno che finisca in gran parte in un fondo centralizzato rischierebbe di disconnettere le entrate dai luoghi in cui i costi vengono sostenuti.
La posizione di London Councils nasce anche dall’esperienza di altre città europee, dove la tassa di soggiorno è già in vigore e rappresenta una fonte stabile di finanziamento per i servizi locali. A Londra, però, la struttura amministrativa è più complessa: il potere è diviso tra governo centrale, sindaco e borough, e ogni nuova leva fiscale apre inevitabilmente una trattativa su competenze e responsabilità. Claire Holland, presidente di London Councils, ha definito “vitale” che i borough mantengano una quota significativa dei fondi, proprio per evitare che le aree più esposte al turismo si trovino a gestirne gli effetti senza benefici diretti.
Un altro elemento centrale del ragionamento dei borough riguarda l’equità territoriale. Non tutte le zone di Londra hanno lo stesso numero di hotel o strutture ricettive, ma molte ospitano attrazioni, eventi o flussi turistici quotidiani che generano affollamento e costi indiretti. Borough con pochi posti letto possono comunque registrare un’alta presenza di visitatori durante il giorno, senza però avere accesso diretto alle entrate di una tassa legata al pernottamento. Per questo London Councils propone un modello misto: una quota minima garantita a livello locale e una parte da gestire in coordinamento con il sindaco, per sostenere l’intera città.
La richiesta arriva in un momento in cui il governo sta valutando di concedere ai sindaci eletti direttamente il potere di introdurre una overnight visitor levy. L’esecutivo presenta la misura come uno strumento per sostenere la crescita economica e investire nella visitor economy, ma non ha ancora chiarito come verrebbero distribuite le risorse. In questo vuoto decisionale, i borough cercano di posizionarsi in anticipo, temendo che una centralizzazione eccessiva possa ridurre la loro capacità di intervento sul territorio.
Il tema non è soltanto finanziario, ma profondamente politico. Trattenere una parte consistente del gettito significa rafforzare il ruolo dei borough come attori chiave nella gestione del turismo, riconoscendo che l’impatto dei visitatori si manifesta soprattutto a livello locale. Al contrario, un modello troppo accentrato rischierebbe di alimentare tensioni tra quartieri, soprattutto in una città dove il turismo non è distribuito in modo uniforme. La proposta di London Councils, quindi, va letta come un tentativo di riequilibrare il rapporto tra centro e periferia, tra visione strategica e gestione quotidiana.
In questo contesto, la tassa di soggiorno diventa il simbolo di una domanda più ampia: chi deve pagare per il turismo e chi deve decidere come usare quelle risorse. Per i borough, la risposta è chiara: senza una quota certa e significativa, la tassa rischia di trasformarsi in un’ulteriore entrata scollegata dai problemi reali dei quartieri. Una posizione che apre inevitabilmente il confronto con il sindaco di Londra e con il governo centrale, chiamati a definire un modello che tenga insieme crescita economica, sostenibilità urbana e consenso politico.
Come funzionerebbe la tassa di soggiorno e quanto potrebbe valere
L’ipotesi della tassa di soggiorno a Londra prende forma come una overnight visitor levy, un contributo applicato per ogni notte trascorsa in una struttura ricettiva a pagamento. L’idea non è nuova nel panorama europeo, ma per il Regno Unito rappresenterebbe un cambiamento significativo, perché finora non esiste una tassa nazionale o locale di questo tipo applicata in modo sistematico. La proposta allo studio del governo prevede che siano i sindaci eletti direttamente a poter introdurre il prelievo, lasciando però ampio margine di discussione su modalità, importi e destinazione delle risorse.
Secondo stime citate in precedenti report e riprese anche nel dibattito politico recente, una tassa di soggiorno a Londra potrebbe generare oltre 350 milioni di sterline all’anno. Una cifra rilevante, soprattutto se inserita nel contesto dei bilanci locali e delle difficoltà croniche nel finanziare servizi pubblici come trasporti, sicurezza e manutenzione urbana. Il punto, però, non è solo quanto denaro potrebbe entrare nelle casse pubbliche, ma come e dove verrebbe redistribuito. È su questo passaggio che si concentra la pressione dei borough, preoccupati che una parte significativa del gettito possa essere assorbita a livello centrale.
Un aspetto centrale della proposta riguarda l’ambito di applicazione della tassa. London Councils ha accolto positivamente l’idea che il prelievo venga esteso a tutte le forme di alloggio turistico commerciale, inclusi hotel, B&B e affitti brevi. Questa impostazione ridurrebbe il rischio di distorsioni tra diversi segmenti del mercato e risponderebbe a una critica frequente mossa dagli operatori tradizionali, che da anni chiedono regole più uniformi rispetto alle piattaforme di short lets. In una città come Londra, dove il turismo passa sempre più anche attraverso affitti di breve durata, escludere questo segmento significherebbe rinunciare a una parte consistente del potenziale gettito.
Il governo, dal canto suo, insiste sul fatto che la tassa avrebbe l’obiettivo di sostenere la visitor economy e di coprire i costi extra generati dall’afflusso di turisti. In questa visione, il prelievo non viene presentato come una misura punitiva, ma come un contributo mirato a migliorare l’esperienza complessiva della città, sia per chi la visita sia per chi la vive ogni giorno. Le dichiarazioni ufficiali parlano di investimenti in crescita economica, servizi locali e infrastrutture, ma senza ancora entrare nel dettaglio delle percentuali di redistribuzione o dei meccanismi decisionali.
Il confronto con altre capitali europee è inevitabile. Città come Parigi, Amsterdam o Barcellona applicano da anni una tassa di soggiorno, spesso differenziata in base alla tipologia di alloggio o al livello della struttura. In molti casi, una parte consistente delle entrate viene reinvestita direttamente nei quartieri più turistici, finanziando servizi locali e progetti di mitigazione dell’overtourism. Questo modello è spesso citato come esempio da chi, a Londra, sostiene la necessità di collegare in modo più diretto entrate e impatto territoriale. Non a caso, London Councils richiama l’esperienza europea per rafforzare la propria richiesta di trattenere almeno metà del gettito a livello locale.
Un altro nodo riguarda l’effetto che la tassa potrebbe avere sulla domanda turistica. I sostenitori della misura ritengono che un contributo limitato per notte non scoraggerebbe i visitatori, soprattutto in una città come Londra, che resta una delle destinazioni più attrattive al mondo. Al contrario, una parte del settore teme che il prelievo possa incidere sulla competitività, in particolare per il turismo a basso budget. Questo timore, però, viene spesso ridimensionato osservando che in molte città europee la tassa di soggiorno non ha prodotto cali significativi dei flussi, ma ha permesso di migliorare servizi e gestione degli spazi urbani.
Il dibattito resta quindi aperto, ma una cosa appare chiara: la tassa di soggiorno non è solo uno strumento fiscale, bensì una leva di governance urbana. Decidere come applicarla e come distribuirne i proventi significa scegliere che tipo di città Londra vuole essere nei prossimi anni. Per questo i borough chiedono di avere un ruolo centrale nella partita, rivendicando una quota certa delle entrate per affrontare direttamente l’impatto del turismo sui quartieri.
Per comprendere il quadro istituzionale in cui si inserisce la proposta e il ruolo dei diversi livelli di governo, è utile fare riferimento alle informazioni ufficiali sul funzionamento delle autorità locali e sulle politiche per il turismo urbano disponibili sul sito di London Councils e agli aggiornamenti governativi sulle visitor levies pubblicati su GOV.UK.
Il ruolo di Sadiq Khan e le competenze sul visitor levy
Una delle grandi domande che circondano la tassa di soggiorno riguarda chi deciderà effettivamente se e come introdurla a Londra. Secondo le proposte consultate dal governo, i poteri per imporre una overnight visitor levy — ovvero un contributo sulle notti trascorse in alloggi turistici — verrebbero conferiti ai sindaci eletti direttamente in Inghilterra, incluso il sindaco di Londra. Questo passaggio fa parte della più ampia consultazione sul tema, che intende ridefinire i confini delle competenze locali entro il quadro legislativo nazionale .
Il sindaco attuale, Sadiq Khan, ha espresso apertura all’idea di una tassa di soggiorno, in linea con quello che è il modello già adottato in molte metropoli europee. Khan ha sottolineato che un prelievo “modesto” potrebbe «rafforzare l’economia della capitale e consolidare la reputazione di Londra come destinazione globale» . Tuttavia, il sindaco ha anche chiarito che il disegno finale della misura dipenderà dalla legislazione che il Parlamento inglese approverà, e che ogni decisione sarà presa in consultazione con gli attori locali coinvolti.
Questa posizione apre la strada a un delicato equilibrio tra il potere centrale del sindaco e le competenze delle autorità locali (borough). Mentre il sindaco potrebbe avere l’autorità di imporre e gestire la tassa in tutta la capitale, i borough vogliono un ruolo più forte nella destinazione delle entrate, soprattutto considerando che molte pressioni legate al turismo si manifestano a livello di quartiere. Questo confronto istituzionale riflette una tensione più ampia sulle responsabilità tra livelli diversi di governo nella governance urbana.
In effetti, la questione non riguarda solo il potere di introdurre la tassa, ma anche la capacità di decidere come utilizzare i proventi. Per i borough sarebbe fondamentale poter destinare almeno metà del gettito alle esigenze locali — che variano enormemente da un quartiere all’altro — piuttosto che vederlo gestito unicamente dal sindaco o da un organismo centrale. London Councils ha infatti ribadito che mantenere una quota locale delle entrate è «vitale per investire nei servizi e negli spazi pubblici che i visitatori utilizzano» .
Il sindaco, dal canto suo, ha un ruolo importante nella strategia generale del turismo e delle politiche di sviluppo urbano. Potrebbe, ad esempio, coordinare l’uso delle risorse per grandi progetti infrastrutturali, campagne di marketing turistico o iniziative di rilancio post-pandemia, che richiedono investimenti su scala metropolitana. Tuttavia, senza un accordo chiaro sulle quante risorse devono rimanere ai borough e quante invece vanno centralizzate, la discussione rischia di rimanere aperta, creando incertezze sia per i cittadini sia per le imprese coinvolte nel settore turistico.
Questa incertezza si riflette anche nelle consultazioni ufficiali, dove il governo chiede a sindaci e consigli locali di esprimere opinioni su come dividere i proventi, quali categorie di alloggi includere e come minimizzare l’impatto sui visitatori. La struttura finale della tassa di soggiorno, quindi, non è ancora definita, ma ciò che è certo è che la ridefinizione delle competenze tra sindaco, borough e governo centrale sarà uno degli aspetti decisivi per il successo o il fallimento dell’iniziativa.
Le critiche del settore turistico e gli effetti sull’economia locale
Non tutti concordano con le richieste dei borough di trattenere almeno metà del ricavato della tassa di soggiorno soprattutto se ciò rischia di aumentare i costi per le strutture ricettive. Alcuni operatori del settore turistico sostengono che una tassa potrebbe rendere Londra meno competitiva rispetto ad altre destinazioni globali già dotate di meccanismi simili, e che parte delle entrate dovrebbe essere reinvestita in promozione internazionale e attrazione di grandi eventipiuttosto che limitarsi alla gestione locale di servizi. Questo approccio è spesso avanzato da associazioni di categoria e business improvement districts che vedono la tassa come potenziale leva di marketing per l’intero settore, non solo per le esigenze immediate dei quartieri.
Dall’altro lato, i critici di questo modello argomentano che una tassa troppo alta o mal calibrata potrebbe disincentivare i visitatori, soprattutto quelli con budget ridotto, con effetti indiretti su ristoranti, teatri, musei e altri settori legati all’economia dell’ospitalità. Tuttavia, studi internazionali mostrano che nei casi in cui sono state applicate tasse di soggiorno modiche, come in molte capitali europee, l’impatto sul flusso turistico è stato minimo mentre i vantaggi in termini di finanziamento dei servizi locali si sono fatti sentire positivamente.
In questo senso, la discussione non è soltanto sulle cifre, ma su come rendere la tassa uno strumento funzionale all’intera economia urbana, bilanciando esigenze di competitività internazionale e di sostenibilità locale. L’esperienza estera indica che città come Parigi o Barcellona utilizzano parte delle entrate sia per la manutenzione urbana sia per la promozione turistica, andando oltre la logica del semplice contributo locale e adottando visioni integrate di governance del turismo urbano.
Quali borough trarrebbero maggior beneficio dalla tassa
Secondo le proiezioni, i borough centrali di Londra genererebbero la maggior parte delle entrate da una tassa di soggiorno, poiché ospitano la stragrande maggioranza degli hotel e degli affitti turistici nella capitale. Analisi preliminari condotte dall’organizzazione di borough centrali Central London Forward suggeriscono che un’aliquota del 3 % potrebbe generare circa £275 milioni nelle zone centrali, con Westminster da sola potenzialmente in grado di raccogliere oltre £95 milioni all’anno. Questo elevato potenziale di gettito è alla base della proposta di molti consigli locali di mantenere una quota consistente delle entrate per finanziare servizi pubblici, manutenzione stradale, pulizia urbana e iniziative di sicurezza che vanno ben oltre il semplice impatto dei visitatori.
Questi stessi borough sottolineano che i costi operativi per mantenere strade, marciapiedi, servizi igienici pubblici e altri spazi frequentati da turisti ricadono spesso sui bilanci locali, creando una pressione finanziaria che una tassa di soggiorno potrebbe alleggerire se gestita secondo criteri di equità territoriale. In questo senso, la richiesta di trattenere almeno il 50 % degli incassi non è solo una questione contabile, ma uno strumento per rafforzare le capacità di intervento dei consigli locali, soprattutto in aree dove la presenza dei visitatori è costante e significativa.
Il nodo della redistribuzione e l’equità territoriale
Un’altra questione fondamentale riguarda la redistribuzione del restante gettito, ovvero la parte che verrebbe gestita a livello centrale o in collaborazione tra sindaco e borough. London Councils propone che, dopo aver garantito la quota locale minima, il resto dei fondi venga utilizzato in partnership per supportare servizi e progetti a livello di tutta la città. Questa proposta cerca di conciliare l’esigenza di sostenere progetti metropolitani più ampi — come infrastrutture turistiche, eventi culturali o iniziative strategiche per la città — con il riconoscimento che i costi principali del turismo ricadono a livello locale.
Il dibattito resta aperto sul grado di autonomia che i borough devono avere nella gestione delle risorse e su come bilanciare l’equità tra aree centrali, con alta concentrazione di strutture ricettive, e borough periferici che pur subendo l’impatto quotidiano dei visitatori non generano lo stesso volume di tassa. Per questo motivo, la proposta di trattenere metà dei proventi a livello locale non è solo una richiesta finanziaria, ma una richiesta di voce nel processo decisionale su come Londra gestisce il turismo nel suo complesso, in modo da non creare ulteriori diseguaglianze tra quartieri.
Le immagini utilizzate sono su Common free license o tutelate da copyright. È vietata la ripubblicazione, duplicazione e download senza il consenso dell’autore
The post Tassa di soggiorno a Londra: chi incassa e chi decide first appeared on Londra Da Vivere : il più grande portale degli italiani a Londra.
Qual è la tua reazione?
Mi piace
0
Antipatico
0
Lo amo
0
Comico
0
Furioso
0
Triste
0
Wow
0




