Ue, approvate nuove norme per impedire la distruzione di capi d’abbigliamento invenduti

Febbraio 10, 2026 - 11:00
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Ue, approvate nuove norme per impedire la distruzione di capi d’abbigliamento invenduti

La distruzione delle merci tessili invendute è una pratica dispendiosa. Solo per fare un esempio, in Francia ogni anno vengono mandati al macero prodotti non venduti per un valore di circa 630 milioni di euro. Anche lo shopping online alimenta il problema: in Germania, per fare un altro esempio, ogni anno vengono scartati quasi 20 milioni di articoli restituiti. Per ridurre gli sprechi e l’impronta ambientale del settore, la Commissione europea sta promuovendo una serie di politiche per arrivare a una produzione più sostenibile, aiutando al contempo le aziende europee a rimanere competitive. Il regolamento sulla progettazione ecocompatibile dei prodotti sostenibili (Ecodesign for sustainable products regulation, Espr) è fondamentale in questo sforzo portato avanti dall’Ue e dovrebbe rendere i prodotti sul mercato comunitario più durevoli, riutilizzabili e riciclabili, aumentando al contempo l’efficienza e la circolarità.

Ebbene, in quest’ambito la Commissione europea ha adottato oggi nuove misure per impedire la distruzione di capi di abbigliamento, accessori e calzature invenduti. Come viene spiegato da Bruxelles, queste norme contribuiranno a ridurre i rifiuti, a diminuire il danno ambientale e a creare condizioni di parità per le aziende che adottano modelli di business sostenibili, consentendo loro di trarre vantaggio da un'economia più circolare.

Per dare ancora qualche cifra e inquadrare il problema nella sua reale dimensione, va ricordato che ogni anno in Europa circa il 4-9% dei tessuti invenduti viene distrutto prima ancora di essere indossato. Questi rifiuti generano circa 5,6 milioni di tonnellate di emissioni di CO2: per fare un paragone, si tratta di una quantità quasi pari alle emissioni nette totali della Svezia nel 2021.

Per contribuire a ridurre questa pratica dispendiosa, l’Espr impone alle aziende di divulgare informazioni sui prodotti di consumo invenduti che smaltiscono come rifiuti. Introduce inoltre il divieto di distruggere capi di abbigliamento, accessori di abbigliamento e calzature invenduti.

Le nuove norme adottate oggi aiuteranno le imprese a conformarsi a tali requisiti con una serie di misure molte importanti. Come? Primo, chiarendo le deroghe: l’atto delegato adottato ora delinea circostanze specifiche e giustificate in cui sarà consentita la distruzione, ad esempio per motivi di sicurezza o di danneggiamento dei prodotti. Le autorità nazionali vigileranno sul rispetto delle norme. Il secondo modo in cui le norme aiuteranno le imprese a conformarsi ai requisiti è facilitando la divulgazione: l’atto di esecuzione approvato introduce un formato standardizzato che le imprese devono utilizzare per comunicare i volumi di beni di consumo invenduti che smaltiscono. Tale formato sarà applicabile a partire dal febbraio 2027, in modo da concedere alle imprese tempo sufficiente per adeguarsi.

In concreto e in sintesi: anziché smaltire le scorte, le imprese sono incoraggiate a gestirle in modo più efficace, a gestire i resi e a esplorare alternative quali la rivendita, la rigenerazione, le donazioni o il riutilizzo.

Il divieto di distruzione di capi di abbigliamento, accessori di abbigliamento e calzature invenduti e le deroghe si applicheranno alle grandi imprese a partire dal 19 luglio 2026. Le medie imprese dovrebbero seguire nel 2030. Le norme sulla divulgazione previste dal Regolamento si applicano già alle grandi imprese e si applicheranno anche alle medie imprese nel 2030.

Sottolinea Jessika Roswall, commissaria Ue per l’Ambiente, la resilienza idrica e un’economia circolare competitiva: «Il settore tessile è all’avanguardia nella transizione verso la sostenibilità, ma ci sono ancora delle sfide da affrontare. I dati sui rifiuti dimostrano la necessità di agire. Grazie a queste nuove misure, il settore tessile sarà in grado di orientarsi verso pratiche sostenibili e circolari, consentendoci di aumentare la nostra competitività e ridurre le nostre dipendenze».

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Redazione Eventi e News Redazione Eventi e News in Italia