Ambiente: preservarlo è una sfida quotidiana. Scienza e arte ci danno una mano

Gen 22, 2026 - 16:30
 0
Ambiente: preservarlo è una sfida quotidiana. Scienza e arte ci danno una mano

La quinta tappa dell’edizione 2025-2026 del Planet Art Camp si è svolta presso l’Università degli Studi di Brescia con una rassegna di esperienze scientifiche e tecnologiche che ha mostrato come siano tante le discipline (e i corsi di studio) che si possono prendere in considerazione, se si ha a cuore l’ambiente

La tappa di Brescia del Planet Art Camp è stata organizzata sotto l’egida del magnifico rettore, Francesco Castelli, presso il Dipartimento di Giurisprudenza dell’Università degli Studi di Brescia, uno degli atenei italiani più attenti ai temi legati alla Sostenibilità.

Tanti i temi trattati: Roberta Pedrazzani, docente di chimica ambientale ed ecologia applicata, ha infatti guidato il pubblico, studenti delle superiori e universitari, a scoprire volti e specializzazioni di ben 17 suoi colleghi (vedi locandina).

Una multidisciplinarietà che ha un unico obiettivo: la tutela dell’ambiente. Non solo da parte degli ingegneri o dei chimici, ma anche degli economisti. E pure la giurisprudenza, che grazie all’intervento di Giorgio Pedrazzi, esperto di diritto e nuove tecnologie, ha mostrato il lato filosofico giuridico in difesa dell’ambiente.

L’ambiente è un sistema complesso, fragile, in continua necessità di essere tutelato. Per questo sono tante le professioni che aprono strade di sviluppo concreto e sostenibile per preservarlo.

Dove anche la medicina, in ottica One Health, mostra che se l’ambiente non è sano, non possiamo esserlo neppure noi umani.

Nella tappa di Brescia del Planet Art camp organizzato nella bellissima sede di palazzo Calini ai Fiumi anche grazie al supporto di Fondazione Unibs, tutto questo è emerso chiaramente: basta prendere come esempio l’elemento acqua per capire come questa, che è forse considerata tra la sostanza più scontata del mondo, abbia bisogno della massima attenzione; che vuol dire anche scienza e tecnologia.

Certo, l’acqua scorre, cade, si rapprende e trasforma le nostre altitudini in manti bianchi e in ghiacciai. Poi, evapora (o la perdiamo a causa di infrastrutture non adeguate), quindi torna a disposizione di noi umani, che non perdiamo occasione per… inquinarla.

Ma, per fortuna, c’è la tecnologia perché siamo anche in grado di depurarla al meglio per far sì che quella che esce dai nostri rubinetti sia cristallina. Non sprecarla è dovere di tutti noi, gestirla al meglio è compito di professionisti che troveranno sempre lavoro.

La tappa di Brescia del Pac

I 17 ricercatori che hanno preso la parola al Planet Art Camp di Brescia hanno lanciato interessanti suggestioni (vi rimandiamo alla registrazione completa della mattinata che trovate qui di seguito), cui spesso ha fatto capolino l’elemento arte, linguaggio assoluto e diretto, per arrivare a sollecitare l’attenzione di tutti noi.

Non è un dettaglio solo estetico: l’arte (che qui a Brescia vede già in pista progetti interessanti legati alla Sostenibilità, come quello presentato da Michèle Pezzagno, a proposito di Sdsn Italia) è un modo per far arrivare un messaggio dove i numeri (sempre più alti) legati alle catastrofi ambientali – come ha ricordato Carmine Trecroci, docente di economia in Statale – da soli non bastano per convincerci in che stato di allerta siamo.

Ma per capire meglio il fil rouge che ha tenuto assieme gli interventi dei docenti dell’Università degli Studi di Brescia abbiamo dato la parola a Pedrazzani.

Per la tappa bresciana del Planet Art Camp ho voluto costruire, nella prima metà della mattinata, un percorso scandito in momenti successivi attraverso idrosfera, geosfera, atmosfera e biosfera per esplorare l’impatto antropico e le possibili strategie di prevenzione, mitigazione e correzione.

L’idea guida dell’intera sessione è la multidisciplinarietà: non come formula retorica, ma come metodo di lavoro e cammino condiviso, nel quale saperi scientifici, tecnici, economici e giuridici possano dialogare“.

L’apertura è stata affidata a un momento fortemente evocativo: il lamento di un ghiacciaio durante la fusione, il suo canto dolente, accostato al gocciolio della pioggia su uno stagno e sovrapposto al movimento in tempo di largo, de l’Inverno delle Quattro Stagioni di Antonio Vivaldi.

Un’introduzione pensata per richiamare lo spirito del Planet Art Camp e ribadire che nell’Antropocene non ha più senso insistere su un dualismo tra natura e arte.

Ogni azione umana produce effetti sugli ecosistemi e, insieme, anche l’arte partecipa di questa impronta; proprio per questo l’arte può divenire strumento di consapevolezza, mentre la natura offre un linguaggio concreto attraverso cui esprimere il nostro sentire.

Pedrazzani stessa ha introdotto la parte scientifica, concentrandosi sui cosiddetti inquinanti emergenti: sostanze identificate solo di recente, non ancora pienamente regolamentate né sistematicamente monitorate, la cui presenza crescente in acqua, suolo, aria e biota solleva preoccupazioni per gli effetti avversi acclarati o potenziali, anche in concentrazioni bassissime (vedi anche la Greenplanner 2026 a pag. 34).

Acqua in tutte le sue forme

Il percorso poi è entrato nel merito partendo dall’acqua. “Giovanna Grossi – fa notare la Pedrazzaniha introdotto il tema dell’acqua solida, richiamando la gravità dei bilanci idrici negativi dei ghiacciai e le ricadute che tali squilibri determinano sul clima e sugli ecosistemi.

Sabrina Sorlini ha parlato della resilienza de sistema idro-potabile e degli interventi che vengono costantemente messi in atto per garantire a tutti acqua abbondante e sicura. Anche nei rifugi alpini, come dimostrato in una recente ricerca, è più sostenibile ricavare l’acqua potabile trattando quella dei ghiacciai, piuttosto che trasportarla in bottiglie di plastica.

Giorgio Bertanza ha collocato la gestione delle acque reflue in una prospettiva storica e di innovazione: le acque usate non come residuo, ma come risorsa da cui recuperare acqua e altre risorse materiali. Ha invitato tutti a riflettere sul fatto che ciascuno di noi possa contribuire, con semplici gesti nella vita quotidiana, a diminuire l’impatto delle acque di scarico“.

Dall’acqua si è passati alla terra, altro elemento fondante per la vita

Gianni Gilioli e Anna Simonetto hanno proposto una lettura della biodiversità come opus invisibile che sostiene il benessere umano e rende possibile il funzionamento degli ecosistemi.

Isabella Ghiglieno ha esteso questo ragionamento agli agroecosistemi, illustrando esempi virtuosi nel settore vitivinicolo. L’intervento di Mentore Vaccari ha costituito un trait d’union tra l’agricoltura e le tecniche di bonifiche dei siti contaminati, dimostrando come dagli scarti agricoli si possano ricavare sostanze utili per risanare terreni inquinati da idrocarburi.

Anna Richiedei, sempre a proposito di geosfera, ha parlato del consumo di suolo, evidenziando che per questo problema manca ancora oggi una cornice regolatoria uniforme a livello europeo ma anche nazionale.

Il capitolo rifiuti ha segnato il passaggio dalla diagnosi alla trasformazione delle pratiche. Si è poi passati al tema dei rifiuti, con un primo intervento di Alessandro Abbà che si è concentrato sulla necessità di applicare i principi di gestione dei rifiuti sanciti a livello europeo considerando i rifiuti come risorsa.

Questo cambio di paradigma è stato illustrato con gli esempi di recupero della frazione organica dei rifiuti urbani da raccolta differenziata, dei rifiuti da costruzione e demolizione e delle scorie del settore siderurgico.

Elza Bontempi ha portato un esempio concreto di valorizzazione ad alto contenuto tecnologico: il recupero di materie prime critiche dai rifiuti, come nel caso del litio, presentando una tecnologia brevettata sviluppata dal suo gruppo di ricerca.

Lucio Zavanella ha mostrato esempi concreti di interventi a livello industriale per rendere i processi produttivi e la supply chain più ecocompatibili, a livello di singola azienda o anche tramite collaborazione e scambi tra più soggetti in un contesto di simbiosi industriale.

Ancora sul fronte atmosferico, Claudio Carnevale ha collegato l’aumento dei gas climalteranti a conseguenze sociali che non possono più essere considerate marginali: migrazioni indotte da territori divenuti inospitali per scarsità idrica, insicurezza alimentare e deterioramento del suolo.

Sempre in merito all’atmosfera, Nancy Artioli ha evidenziato il ruolo delle tecnologie catalitiche innovative come leva della transizione energetica, per la produzione di vettori energetici sostenibili tramite idrogeno verde e la CO2 sequestrata dalle emissioni di siti produttivi dei settori industriali più difficili da decarbonizzare.

Tutte le matrici ambientali sono impattate dall’attività umana – commenta ancora Pedrazzani -: tra i segni lasciati dall’uomo, Stefania Federici ha descritto la presenza ubiquitaria di plastica. In particolare si è soffermata sulle micro e nanoplastiche, evidenziando le difficoltà di misurazione e le carenze conoscitive in termini di rischio per la salute umana e l’ambiente“.

L’ambiente sulla nostra pelle

Parlare di inquinamento significa inevitabilmente parlare di salute. Alberto Matteelli ha introdotto il concetto di One Health, sottolineando l’interdipendenza tra la salute umana e quella degli ecosistemi. Attraverso molteplici esempi ha mostrato come l’inquinamento, connesso agli stili di vita attuali porti a una maggiore vulnerabilità.

Carmine Trecroci ha mostrato l’importanza di interpretare il degrado ambientale anche in chiave economica e macroeconomica, poiché molte cause strutturali dell’impatto antropico risiedono nei meccanismi di produzione, consumo e allocazione delle risorse.

In chiusura, Giorgio Pedrazzi ha offerto una lettura del paesaggio come costruzione giuridica oltre che ecologica e culturale dimostrando che una tutela efficace dell’ambiente e del paesaggio richiede un dialogo strutturato tra diritto, arte e scienza, fondato su un’etica della responsabilità e della custodia verso le generazioni presenti e future.

Per la seconda parte della mattinata ho voluto coinvolgere Michèle Pezzagno – chiosa Pedrazzani – che ha illustrato il ruolo e le azioni dello Sustaibable development solution network (Sdsn) delle Nazioni Unite e Sofia Solis in rappresentanza di Unibs for Sdgs, per creare una connessione diretta tra l’università e la scuola secondaria“.

Ma ora tocca a voi ideare un’opera di Land Art

Ma non dimentichiamo della componente arte anch’essa al centro del nostro Planet Art Camp: tutti gli studenti presenti alla tappa di Brescia (ma anche le scuole che vogliono visione il reportage prima) possono partecipare e inviare il loro progetto artistico in chiave di Land art in difesa dell’ambiente.

Le regole sono chiare e le si trovano descritte sia a pag. VI della Greenplanner 2026 – chi non l’avesse può acquistarla online – ma anche sul magazine online.

A noi non rimane che augurare “che vinca il progetto più espressivo ed entusiasmante“.

L'articolo Ambiente: preservarlo è una sfida quotidiana. Scienza e arte ci danno una mano è stato pubblicato su GreenPlanner Magazine.

Qual è la tua reazione?

Mi piace Mi piace 0
Antipatico Antipatico 0
Lo amo Lo amo 0
Comico Comico 0
Furioso Furioso 0
Triste Triste 0
Wow Wow 0
Redazione Eventi e News Redazione Eventi e News in Italia