Design, materiali e sostenibilità delle torce olimpiche 2026
Le torce olimpiche e paralimpiche di Milano-Cortina 2026 reinterpretano un oggetto simbolico, ponendo la fiamma al centro del progetto. Un esercizio di sottrazione formale e innovazione tecnologica che intreccia design, materiali e sostenibilità
Le torce olimpiche e paralimpiche di Milano Cortina 2026 sono state concepite attorno a un’idea tanto semplice quanto radicale: rendere la fiamma l’unica vera protagonista.
Visibilità, stabilità e vitalità del fuoco diventano il fulcro di un progetto che rinuncia a ogni elemento superfluo per concentrarsi sull’essenziale. Un approccio che riflette una visione quasi classica del design, dove la forma non precede la funzione ma ne è diretta conseguenza.
Il progetto nasce dalla collaborazione tra Eni e Versalis. Lo sviluppo del design è stato affidato allo studio Cra-Carlo Ratti associati, mentre l’ingegnerizzazione e la produzione delle torce e dei loro componenti sono curate da Cavagna Group.
Il risultato è un oggetto che integra design, ingegneria e innovazione dei materiali senza mai sovrastare il valore simbolico del fuoco.
I Giochi Olimpici Invernali si svolgeranno dal 6 al 22 febbraio 2026, seguiti dai Giochi Paralimpici dal 6 al 15 marzo. Le torce accompagneranno il viaggio della fiamma lungo un percorso che attraverserà territori, comunità e paesaggi, diventando elemento narrativo e rituale collettivo.
Un braciere mobile per il racconto urbano
Accanto alla torcia, il progetto include anche un mini-braciere, pensato come braciere itinerante per le celebrazioni lungo il percorso della staffetta. Anch’esso progettato e realizzato da Cra-Carlo Ratti associati, il mini-braciere sarà utilizzato in circa 80 eventi pubblici.
La sua geometria, definita da lame scolpite, sfrutta un effetto Venturi che modella la fiamma in un vortice verticale, rendendola più lunga e stabile senza aumentare i consumi di gas.
Il sistema è progettato per funzionare anche in condizioni estreme, fino a -20°C. Le superfici presentano la stessa finitura Pvd della torcia, garantendo coerenza visiva e trasferendo la stessa logica di combustione da una scala individuale a una dimensione collettiva e cerimoniale.
Dentro la torcia: combustione, materiali e sostenibilità
Per la prima volta nella storia del design olimpico, il meccanismo interno di accensione della fiamma diventa visibile. Una apertura longitudinale attraversa il corpo della torcia, permettendo di osservare il bruciatore e il momento dell’accensione.
Il sistema, sviluppato con Cavagna Group, è alimentato da bio-Gpl prodotto da materie prime rinnovabili al 100%, tra cui oli da cucina esausti e residui agroindustriali, presso la bioraffineria Enilive di Eni in Sicilia.
La fiamma, di colore giallo caldo, è stata scelta per garantire massima visibilità sia alla luce del giorno sia in condizioni di ripresa televisiva, richiamando simbolicamente il fuoco originario acceso a Olimpia.
Il corpo della torcia è realizzato prevalentemente in alluminio e ottone riciclati e pesa circa 1.060 grammi a bomboletta vuota. Ogni torcia è riutilizzabile: il bruciatore può essere ricaricato fino a dieci volte, riducendo il numero complessivo di esemplari prodotti a circa 1.500.
Due le versioni previste: una per i Giochi Olimpici, con tonalità blu-verdi, e una per i Giochi Paralimpici, caratterizzata da sfumature bronzee. Entrambe condividono una finitura Pvd riflettente e iridescente che, in condizioni di scarsa illuminazione, rende il corpo quasi invisibile, dando l’impressione che la fiamma fluttui nello spazio.
Abbiamo chiesto a Carlo Ratti, architetto e ingegnere, fondatore dello studio che ha progettato la torcia olimpica, qual è stata l’indicazione principale che ha guidato il progetto della torcia?
L’obiettivo era estremamente chiaro: eliminare tutto ciò che non fosse indispensabile e lasciare che la fiamma diventasse il vero soggetto. Il progetto è stato sviluppato dall’interno verso l’esterno, partendo dal bruciatore e costruendo attorno a esso solo ciò che serviva a sostenerlo.
Qual è stata la principale difficoltà progettuale?
La sfida non era disegnare un oggetto, ma un fenomeno. Il fuoco cambia continuamente in base al movimento, al vento, all’altitudine e alla temperatura. Abbiamo dovuto accettare questa instabilità e lavorare a ritroso, progettando attorno a qualcosa di vivo, garantendo al tempo stesso prestazioni impeccabili in ogni condizione.
Il riferimento alla tradizione è esplicito?
È inevitabile pensare alla torcia disegnata da Sori Yanagi per le Olimpiadi di Tokyo del 1964. Quello spirito di sottrazione, di chiarezza formale, ha guidato anche il nostro lavoro. I simboli più potenti sono quelli che sanno fare un passo indietro, lasciando parlare ciò che rappresentano.
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