È record anche per l’argento: superati i 100 dollari l’oncia
Impennata dell’argento. Venerdì scorso il prezzo di questo metallo ha superato i 100 dollari l’oncia (circa 84 euro l’oncia), prolungando nel nuovo anno la sua corsa del 2025. Come riporta Reuters, il prezzo è aumentato del 40% dall’inizio del 2026, dopo un rialzo del 147% l’anno scorso. Tutto ciò mentre l’oro, sempre venerdì, si è avvicinato all’agognata soglia di 5mila dollari l’oncia, raggiungendo il massimo storico di 4.988 dollari l’oncia, in rialzo dell’1,4% (+79,3% in un anno).
Alla base della forte ascesa dell’argento ci sono innanzitutto le crescenti tensioni geopolitiche, alimentate dalle pressioni esercitate dagli Stati Uniti sul controllo della Groenlandia. Uno scenario che ha riacceso il timore di nuovi dazi e ritorsioni commerciali, contribuendo a indebolire la fiducia nel dollaro statunitense. A questo si aggiunge la scelta della Cina di introdurre ulteriori restrizioni alle esportazioni di argento, accentuando la carenza del metallo nei mercati occidentali. Infine, la decisione di Washington di inserire l’argento, lo scorso novembre, nell’elenco dei minerali critici per la sicurezza nazionale ha segnato un cambio di paradigma: da semplice commodity, il metallo è passato a essere considerato un asset strategico di interesse statale.
E ancora, l’aumento dell’argento nel 2025 ha rappresentato la maggiore crescita annuale nei dati Lseg a partire dal 1983. La performance del mercato nel 2025 è stata sostenuta da una robusta domanda di investimenti per tutti i metalli preziosi e da un lungo periodo di scarsa liquidità nel mercato di riferimento dell’argento di Londra, poiché le preoccupazioni sui dazi statunitensi, per l’appunto, hanno provocato massicci afflussi verso le azioni statunitensi.
Secondo quanto riportato dall’agenzia stampa, a differenza dell’oro, l’utilizzo dell’argento è funzionale anche al settore tecnologico e dell’automotive, come la produzione di auto elettriche e l’espansione dei data center per l’intelligenza artificiale, la produzione di pannelli solari funzionali alla transizione energetica e dispositivi di elettronica. Lo strategist di Bank of America, Michael Widmer, stima che un prezzo dell’argento giustificato dai fondamentali (ovvero che quel prezzo è coerente con i dati economici reali che stanno alla base del mercato, non – o non solo – con movimenti speculativi o emotivi, ndr) si collochi intorno ai 60 dollari, considerando che la domanda da parte dei produttori di pannelli solari probabilmente ha raggiunto il picco nel 2025 e che la domanda industriale complessiva è sotto pressione a causa dei prezzi record.
Come ricostruisce Il Sole 24 Ore, i massimi storici raggiunti dall’argento stanno comunque producendo effetti concreti sul mercato. Se da un lato l’appetito degli investitori – cinesi e internazionali – continua a mostrarsi molto elevato, dall’altro i grandi utilizzatori industriali stanno iniziando a ridurre l’esposizione al metallo. Il gruppo cinese Longi Green Energy Technology, leader nei pannelli solari, ha annunciato che nel secondo trimestre darà il via alla produzione su larga scala di moduli che impiegano metalli alternativi all’argento, almeno in parte, con l’obiettivo dichiarato di abbattere ulteriormente i costi. La scorsa settimana la stessa Longi ha diffuso un profit warning, anticipando una perdita netta di almeno 6 miliardi di yuan (circa 726 milioni di euro) nel 2025, attribuita anche al forte aumento dei costi di argento e polisilicio registrato nel quarto trimestre.
Già a dicembre Jinko Solar aveva segnalato l’intenzione di sostituire l’argento “su larga scala”, mentre un altro produttore cinese di dimensioni più contenute, Aiko Solar Energy, ha avviato la produzione di celle fotovoltaiche completamente prive di argento.
Secondo le stime di BloombergNeF, l’argento rappresenta ormai circa il 30% dei costi di produzione dei pannelli solari, contro il 3,4% del 2023 e il 14% dello scorso anno. Gli stessi analisti, già lo scorso settembre – quando il metallo si scambiava intorno ai 40 dollari l’oncia – avevano previsto una contrazione del 7% della domanda del settore nel 2026, a 194 milioni di once (circa 6.028 tonnellate). Una previsione ancora più pessimistica arriva da Shanghai Metals Market, che stima un calo del 17%, legato anche a un rallentamento della produzione di pannelli.
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