I ponti culturali e artistici tra Ucraina e Italia durante le Olimpiadi Milano-Cortina

Nel cuore delle Olimpiadi Invernali Milano-Cortina 2026, Milano non è soltanto capitale dello sport internazionale. Accanto alle competizioni, prende forma un’altra dimensione dei giochi: quella culturale ed educativa. Un programma che interpreta lo spirito olimpico non solo come competizione, ma come dialogo e cooperazione internazionale
In questo contesto si inserisce il progetto internazionale Brera–Kharkiv, nato dalla collaborazione tra il Liceo Artistico di Brera, a Milano, e l’Università Nazionale V. N. Karazin di Kharkiv, con il coordinamento dell’associazione VITAWORLD. Un’iniziativa che va oltre la dimensione simbolica: si tratta di un partenariato educativo concreto tra studenti italiani e ucraini, molti dei quali provenienti da Mariupol e Kharkiv.
Il progetto ha trovato espressione pubblica nella mostra Athletes Of Art, inaugurata presso lo Sheraton Hotel di San Siro ed è stata successivamente presentata anche negli spazi del Liceo di Brera. Tra le opere, i cerchi olimpici diventano visione potente: atleti ritratti attraverso il visore termico, simbolo attualissimo dell’Ucraina di oggi. Il calore dei corpi racconta la forza di un popolo resiliente e il coraggio straordinario di sportivi che si sono preparati alle Olimpiadi in condizioni disumane, sotto la guerra. Gli organizzatori lo hanno descritto come uno spazio mai aperto prima: non si tratta soltanto di una nuova galleria, ma di un luogo simbolico dove si incontrano arte, sport e futuro. Qui l’arte non rimane sulle pareti, ma entra nelle scuole, incontra gli studenti, genera confronto tra le persone.

Tra gli artisti presenti ci sono Olga Nikitenko (ArtBat), Jeanfilip, Luca from the Oil, Eros Guglielmo, Liliia Kaluzhyna, Amelia Lacrichia (ArtBat), Sarah Galvani Art, Liberata Mizzoni, Samuel Gurskiy, Nataliya Kukharska, Bedont Germany. Le opere raccontano Milano-Cortina 2026 attraverso la creatività condivisa di artisti italiani e ucraini. All’inaugurazione della mostra era presente anche Olena Zadyryka, rappresentante del programma Art Trip Eyes of Humanity, che ha sottolineato il respiro internazionale dell’iniziativa. «Quando studenti italiani e ucraini creano insieme, non è solo un progetto artistico. È una visione comune del futuro», ha detto durante l’apertura della mostra.
L’idea del progetto nasce dalla visione della dirigente di Brera, Emilia Ametrano, convinta che la scuola debba essere parte attiva della contemporaneità. «L’educazione deve preparare i giovani alla realtà e aprirli al confronto internazionale», ha detto. Il coordinamento italiano del progetto è stato seguito dalla professoressa Stefania Donno. La curatela artistica del documentario è stata affidata a Iryna Fedorenko, artista ucraina originaria di Mariupol.
Il lavoro ha coinvolto studenti dell’Università Karazin e studenti della sezione multimediale di Brera, che insieme hanno realizzato il documentario Occhi dell’Umanità, collaborando alla scrittura, al montaggio e alla post-produzione. «Volevamo che gli studenti ucraini fossero riconosciuti come autori e professionisti, non soltanto come testimoni della guerra», ha detto la presidente di VITAWORLD Natalia Siassina, sottolineando l’approccio paritario del progetto.
La maggior parte degli studenti ucraini coinvolti nel progetto Occhi dell’umanità proviene da Mariupol, città simbolo della distruzione dall’inizio dell’invasione russa. All’interno del documentario, hanno avuto l’occasione di raccontare la loro esperienza della guerra. Attualmente proseguono gli studi presso la sede di Monaco di Baviera dell’Università Karazin, creata per garantire continuità formativa agli studenti costretti a lasciare il proprio Paese.
Il documentario racconta la guerra non come cronaca militare, ma come esperienza umana, sotto diversi aspetti: la perdita della casa, l’esilio, la ricostruzione dell’identità. «Non volevamo realizzare un film sulle vittime. Volevamo mostrare giovani che continuano a studiare, creare e costruire relazioni», ha spiegato Iryna Fedorenko.
La colonna sonora del documentario include brani del gruppo rock ucraino Druga Rika, che ha enfatizzato la dimensione emotiva del racconto. Durante il dibattito che ha seguito la proiezione, uno studente italiano ha raccontato come lavorare al film abbia trasformato la guerra da una mera notizia distante a una realtà concreta, fatta di volti e soprattutto di relazioni. «Non vogliamo isolamento. Vogliamo lavorare insieme e costruire il futuro», ha dichiarato una studentessa ucraina di Mariupol.

Gli studenti italiani hanno ospitato i colleghi ucraini nelle proprie famiglie, trasformando l’incontro in un’esperienza di scambio e solidarietà quotidiana. Diana De Marchi, Consigliera del Comune di Milano con delega alle Pari Opportunità, ha definito il progetto «un modello virtuoso di cooperazione tra Italia e Ucraina nelle reti educative e culturali». Secondo De Marchi, l’ospitalità delle famiglie italiane rappresenta «un vero investimento nel futuro», capace di dimostrare come la collaborazione tra istituzioni scolastiche e culturali possa generare legami duraturi.
In un momento in cui l’Ucraina affronta un nuovo inverno segnato da attacchi alle infrastrutture civili ed energetiche, la presenza dei giovani ucraini nel programma culturale olimpico assume un significato diverso. Athletes Of Art richiama il senso originario delle Olimpiadi: una competizione sportiva e non militare. Il messaggio che arriva da Milano è chiaro: attraverso l’educazione, l’arte e la cooperazione internazionale è possibile costruire ponti anche nei momenti più complessi per l’Europa. Si tratta di una visione culturale olimpica che prende forma ora, dimostrando che il dialogo tra Italia e Ucraina non è simbolico, ed è già in atto.
L'articolo I ponti culturali e artistici tra Ucraina e Italia durante le Olimpiadi Milano-Cortina proviene da Linkiesta.it.
Qual è la tua reazione?
Mi piace
0
Antipatico
0
Lo amo
0
Comico
0
Furioso
0
Triste
0
Wow
0




