Il mondo del vino sceglie Parigi

Febbraio 11, 2026 - 00:00
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Il mondo del vino sceglie Parigi

Per anni il calendario delle aziende italiane orientate all’export aveva un punto fermo: Düsseldorf. ProWein era la fiera su cui concentrare investimenti, relazioni, aspettative. Oggi quello schema non è saltato, ma si è complicato. Il sistema fieristico internazionale del vino sta vivendo una fase di riposizionamento e, dentro questo movimento, Wine Paris, in atto in questi giorni, è diventata progressivamente una tappa centrale, se non prioritaria, per un numero crescente di cantine e consorzi italiani.

Il motivo non è solo numerico. Parigi intercetta un’esigenza diversa, più aderente al momento attuale del mercato: meno dispersione, più incontri mirati, maggiore facilità di accesso per buyer provenienti da aree extraeuropee. Un cambio di paradigma che molte aziende leggono come una risposta concreta alla necessità di ottimizzare tempo e risorse, senza rinunciare all’internazionalità.

È una percezione condivisa anche dal Consorzio Vini Venezia, che sottolinea come la capitale francese sia diventata «un hub internazionale estremamente attrattivo, più semplice da raggiungere per operatori e buyer provenienti da mercati diversi, non solo europei», evidenziando allo stesso tempo una maggiore qualità del pubblico presente, orientato alla costruzione di relazioni commerciali solide e interessato ai vini di territorio e ai vitigni autoctoni. In questo scenario, ProWein resta una fiera storica e rilevante, soprattutto per il mercato tedesco, ma con alcune criticità crescenti legate alla logistica e alla capacità di intercettare nuove opportunità.

Ma diversamente da Prowein, che ha visto un progressivo calo in termini sia di servizi fiera sia di ricettività della città, negli ultimi anni Wine Paris ha sviluppato un fortissimo appeal internazionale, crescendo in numeri e portando di fatto buyer da tutto il mondo a privilegiarla rispetto ad altri eventi. Come sottolineano da Tenuta San Giorgio: «Per il mondo Prosecco nello specifico, Wine Paris offre l’opportunità di entrare a stretto contatto con molti buyer francesi, in casa loro, per un mercato in fortissima crescita (a doppia cifra) sulle bollicine e che rappresenta oggi la terza destinazione export globale in termini di volumi per il comparto bollicine italiane. L’efficiente organizzazione dell’evento da parte dell’Ente Vinexposium, gli elevati standard qualitativi dei servizi e l’accessibilità della città ospitante sono un ulteriore plus».

@Consorzio Vini Venezia, Fotocru

Per le aziende che lavorano in modo strutturato sui mercati internazionali, il tema non è tanto scegliere “la fiera giusta”, quanto individuare lo strumento più efficiente. È il caso di Roeno, che parla apertamente di un cambiamento netto: Wine Paris come piattaforma più concreta, con costi più sostenibili e una qualità degli incontri più elevata. «A Parigi riusciamo a concentrare appuntamenti mirati con buyer provenienti da diversi Paesi», spiegano, mentre Düsseldorf resta ancora fortemente focalizzata sull’area DACH, importante ma non più sufficiente come unico riferimento strategico.

Il fattore logistico torna spesso nel racconto delle aziende. La connettività di Parigi, sia aeroportuale sia ferroviaria, viene letta come un vantaggio competitivo reale, così come l’organizzazione dei meeting con i buyer, sempre più strutturata ed efficiente. «Oggi dobbiamo ottimizzare tempi e investimenti», sottolinea Roeno, «Wine Paris ci permette di lavorare bene anche in pochi giorni, senza dispersioni». Non una questione di dimensioni, ma di qualità delle opportunità. Lucia Barzanò di Mosnel conferma la visione: «Per noi è il terzo anno al Wine Paris, dove incontriamo i partner stranieri per consolidare mercati già avviati e sviluppare nuove relazioni. È anche un momento molto importante di confronto e analisi della situazione globale. Proseguiremo poi tale lavoro in occasione di Prowein e Vinitaly».

Anche per l’azienda del Valdobbiadene Prosecco Superiore DOCG Val d’Oca la logistica è centrale: «Parigi è una città facilmente raggiungibile, attrattiva per buyer e operatori da tutto il mondo, e questo incide in modo concreto sull’efficacia della fiera. Wine Paris riesce inoltre a coniugare business, comunicazione e cultura del vino in maniera moderna, con un’attenzione particolare ai territori e alle denominazioni, focalizzata su mercati specifici».

Questa stessa idea di fiera come piattaforma di posizionamento emerge anche dalle parole di Giusti Wine, per cui Parigi è diventata una tappa imprescindibile. Non solo una vetrina, ma un luogo in cui si concentrano decisioni, tendenze e relazioni concrete, con interlocutori preparati e realmente interessati a sviluppare progetti di valore. Wine Paris, in questo senso, viene descritta come un contesto ideale per raccontare identità territoriali e lavoro in vigna, andando oltre la semplice esposizione.

Non tutte le aziende, però, arrivano a Parigi con un confronto diretto con Düsseldorf. Cadgal, ad esempio, non ha mai partecipato a ProWein, ma racconta di aver percepito già due anni fa, attraverso il proprio importatore, un flusso crescente di produttori italiani verso Wine Paris, confermato oggi come trend strutturale. Le preoccupazioni diffuse su costi e ritorni dell’investimento a Düsseldorf si contrappongono ai feedback positivi ricevuti sull’evento parigino, considerato più centrale e accessibile.

@Cadgal, Fotocru

Il tema dell’organizzazione emerge come decisivo. Avere una piattaforma che faciliti l’incontro tra domanda e offerta è ormai essenziale, anche se, come sottolinea Cadgal, il sistema è ancora migliorabile. La direzione, però, appare chiara.

C’è poi chi sceglie di non scegliere. Cantina Vignaioli Morellino di Scansano, presente in entrambe le fiere all’interno di uno stand aggregato, restituisce una fotografia più articolata: fino al 2025, a Düsseldorf gli appuntamenti sono stati più numerosi rispetto a Parigi. Wine Paris appare fortemente orientata verso mercati americani, UK e nord europei, mentre ProWein mantiene una posizione dominante su est Europa e Asia. Una differenza che porta le aziende, anche all’interno delle stesse reti, a preferire una fiera o l’altra in base ai mercati di riferimento.

Allo stesso tempo, non mancano le critiche. I costi crescenti e il peggioramento dei servizi a Düsseldorf vengono indicati come elementi che hanno ridotto l’attrattività della fiera tedesca, alimentando la speranza che possa tornare ai livelli di quindici anni fa, quando qualità e sostenibilità erano percepite come più equilibrate.

@Cantina Vignaioli Morellino di Scansano, Fotocru

Una valutazione simile è alla base della scelta del Consorzio Tutela Vini Montecucco Doc e Docg, che ha deciso di puntare su Parigi dal 2026 dopo aver rinunciato da anni a ProWein. Una decisione definita pragmatica e responsabile, legata alla necessità di gestire con attenzione fondi promozionali e di investire in attività capaci di generare valore concreto per i soci. A Parigi il consorzio percepisce un dinamismo nuovo e un clima di collaborazione tra enti italiani che sta dimostrando, numeri alla mano, una crescente centralità nel business vinicolo globale. Così come succede per Franciacorta, che per la prima volta fa un ulteriore passo nell’evoluzione del posizionamento internazionale in un contesto europeo strategico. All’interno della manifestazione, il consorzio bresciano sarà presente con una grande area collettiva dedicata, che ospiterà trenta cantine rappresentative del territorio, a cui si aggiungono altre otto cantine presenti individualmente.

Non mancano, però, le voci fuori dal coro. Albino Armani ribadisce come ProWein resti per l’azienda un appuntamento irrinunciabile, grazie a un pubblico altamente profilato e a una forte capacità di generare incontri utili con mercati chiave dall’Europa all’Asia. Una posizione condivisa anche da Tinazzi, che sceglie di presidiare entrambe le fiere, considerandole hub imprescindibili di incontro e confronto, affiancandole ad altri eventi come Eurovino per massimizzare le occasioni di contatto.

A completare il quadro è lo sguardo di chi osserva il sistema dall’esterno. Per Michele Marmino, addetto stampa specializzato nelle relazioni internazionali nel settore del vino, il sorpasso di Wine Paris è evidente, soprattutto sul piano mediatico e logistico. Se prima del Covid ProWein era la fiera di riferimento assoluto, oggi Parigi è diventata la manifestazione “to be”, con una crescita esponenziale della partecipazione internazionale e italiana. Ma attenzione agli automatismi: secondo Marmino, il giornalista internazionale continua a trovare in Vinitaly il luogo privilegiato per incontrare il vino italiano, mentre le fiere estere restano spazi soprattutto per dialogare con il Paese ospitante e il Nuovo Mondo. Da qui l’invito a non fermarsi al dualismo franco-tedesco. L’esperienza di aziende come Cavazza, che affiancano a ProWein e Wine Paris nuove fiere europee e attività di road show mirati, suggerisce una strada di diversificazione più ampia. Un approccio che guarda meno alle mode e più all’efficacia reale, in un contesto in cui la fiera non è più un rito obbligato, ma uno strumento da scegliere con lucidità.

@Cadgal, Fotocru

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