L’India punta su infrastrutture e difesa per contare di più nel mondo

Febbraio 8, 2026 - 10:30
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L’India punta su infrastrutture e difesa per contare di più nel mondo

Il bilancio dell’Unione indiana per il 2026-27 non è una manovra record solo per dimensioni. È, soprattutto, un documento politico nel senso pieno del termine: una sintesi coerente tra finanza pubblica, strategia industriale e postura geopolitica. In un sistema internazionale segnato da de-globalizzazione selettiva, competizione tecnologica e uso crescente degli strumenti economici come leva di potere, Nuova Delhi utilizza il bilancio come strumento di politica estera indiretta, silenziosa ma strutturale.

La scelta chiave non è l’espansione della spesa in sé, bensì la sua composizione. L’aumento del capitale pubblico investito in infrastrutture e difesa segnala una volontà precisa: trasformare vincoli storici in capacità di sistema. Logistica, mobilità, energia e catene di approvvigionamento vengono trattate come fattori geopolitici, non più come semplici variabili di crescita interna.

Ridurre tempi e costi di trasporto, aumentare l’affidabilità delle reti e migliorare l’esecuzione dei progetti significa accrescere il valore negoziale dell’India nelle catene globali del valore, oggi alla ricerca di ridondanza e prevedibilità. In questo quadro, la struttura del capex va letta come leva strategica, non come mera posta contabile.

L’attenzione non è solo alla spesa diretta, ma all’effective capital expenditure: strumenti di garanzia, mitigazione del rischio e bancabilità dei progetti che mirano ad attivare capitale privato e a moltiplicare l’impatto dell’investimento pubblico. È un approccio tipicamente riformista: lo Stato non sostituisce il mercato, ma ne riduce le frizioni sistemiche. In termini geopolitici, ciò rafforza la credibilità dell’India come piattaforma industriale in un contesto di frammentazione commerciale.

Il capitolo difesa completa il quadro. L’enfasi sulla componente in conto capitale e sulla modernizzazione indica una strategia di costruzione di capacità nel tempo, non una risposta tattica a minacce contingenti. Ancora più rilevante è l’orientamento al procurement domestico.

In un mondo in cui l’accesso a tecnologie e componenti è sempre più condizionato da controlli all’export e allineamenti politici, la deterrenza non può basarsi solo sull’acquisizione episodica di sistemi d’arma. Deve poggiare su continuità industriale, capacità manutentiva e controllo delle filiere critiche. La difesa diventa così anche politica industriale avanzata.

Questa ambizione sarebbe fragile senza un ancoraggio macro-fiscale credibile. Il percorso di consolidamento graduale, con un deficit che scende verso il 4,3-4,4 per cento del Pil, è parte integrante della strategia. La sostenibilità finanziaria non è un vincolo esterno, ma una componente dell’autonomia strategica.

Senza stabilità macro, l’investimento pubblico rischia di trasformarsi in un ciclo stop-and-go che mina la credibilità internazionale del Paese. Il contesto esterno rafforza questa lettura. Da un lato, l’accordo di libero scambio con l’Unione europea — per dimensioni e copertura uno dei più rilevanti al mondo — amplia le opzioni strategiche dell’India proprio mentre le relazioni commerciali con gli Stati Uniti si irrigidiscono.

Dall’altro, l’Indagine economica segnala una crescita robusta, ma avverte sul rallentamento della globalizzazione: le leve interne devono compensare un ambiente esterno più incerto. Il bilancio risponde a questa diagnosi con una chiara priorità alla capacità endogena.

Nel best case scenario, l’effetto geopolitico della manovra sarà cumulativo. Infrastrutture più affidabili riducono i colli di bottiglia, attraggono investimenti e rendono l’India un nodo più centrale nelle filiere regionali e globali. Una difesa capital-intensive e industrialmente integrata aumenta la prevedibilità della deterrenza e amplia la libertà di manovra diplomatica.

Non si tratta di allinearsi a un blocco, ma di aumentare le opzioni. Il rischio, come sempre, è nell’esecuzione. Ritardi amministrativi, extra-costi, disomogeneità territoriale e shock macroeconomici possono diluire l’impatto reale della spesa. Sul fronte militare, i colli di bottiglia tecnologici interni possono rallentare la traduzione degli stanziamenti in capacità operative.

La partita, oggi, non si gioca sugli annunci, ma sulla capacità di trasformare risorse in infrastrutture funzionanti e sistemi utilizzabili. Il bilancio 2026-27 mostra un’India che pensa la finanza pubblica come architettura di potenza. È una scelta coerente con una visione liberale e riformista dello Stato: meno interventismo discrezionale, più investimento strategico; meno dipendenza, più autonomia. Il successo non sarà immediato né garantito. Ma la direzione è chiara: nella geopolitica della capacità, l’India prova a muovere dalla periferia al centro del sistema.

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Redazione Redazione Eventi e News