Mosca mente, il Cio censura, e gli ucraini ci rimettono due volte

Febbraio 12, 2026 - 07:00
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Mosca mente, il Cio censura, e gli ucraini ci rimettono due volte

C’è una fotografia che Vladyslav Heraskevych porta in gara senza averla scattata. È quella dei colleghi morti – più di venti atleti e allenatori ucraini caduti dall’inizio dell’invasione russa. Li ha messi tutti sul casco, uno accanto all’altro, come si fa con le persone care che non si vogliono lasciare indietro. Il Comitato olimpico internazionale ha detto no. Quel casco, ha stabilito, viola la norma contro le dichiarazioni politiche. In compenso, gli è stata offerta una fascia nera al braccio.

Heraskevych, portabandiera dell’Ucraina a Milano Cortina 2026, ha risposto con una semplicità che vale più di qualsiasi appello formale: «Continueremo a lottare per il diritto di gareggiare con questo casco. Non abbiamo violato alcuna legge». Poi è sceso in pista ad allenarsi, con il casco in testa.

La vicenda sarebbe già di per sé eloquente. Ma acquista un significato ulteriore se letta insieme a quanto documentato da NewsGuard in un report recentemente pubblicato: mentre il Comitato olimpico internazionale si preoccupa del messaggio commemorativo di un singolo atleta, una campagna di influenza russa chiamata Matrioska sta inondando Telegram di notizie false costruite apposta per screditare l’intera delegazione ucraina. Ventotto contenuti falsi diffusi tra il 30 gennaio e il 10 febbraio, circa due milioni di visualizzazioni. Storie che attribuiscono agli ucraini comportamenti antisociali, diserzioni di massa, truffe ai danni dei turisti, persino atti vandalici al Colosseo.

Il meccanismo è rodato. I video e le immagini della campagna Matrioska imitano grafiche e loghi di testate reali – Reuters, Euronews, persino Il Fatto Quotidiano e il Ministero della Salute italiano – per dare credibilità a notizie inventate. Una di queste sosteneva che gli atleti ucraini fossero stati isolati nel villaggio olimpico a causa di comportamenti aggressivi tenuti a Parigi 2024: accusa falsa, smentita dallo stesso Comitato olimpico internazionale, eppure capace di raccogliere più di mezzo milione di visualizzazioni. Un’altra narrazione suggeriva che i passaporti dei familiari maschi degli atleti fossero stati confiscati in Italia per impedire diserzioni: 249.000 visualizzazioni.

Il paradosso è geometrico. Il Comitato olimpico internazionale nega a Heraskevych il diritto di portare in gara i volti dei colleghi morti, in nome di una neutralità che dovrebbe tenere la politica fuori dallo sport. Quella stessa neutralità, però, non produce alcuno scudo contro la macchina narrativa che dipinge quegli stessi atleti come criminali e codardi. Anzi: le false accuse di Matrioska circolano libere, si moltiplicano, vengono riprese da media russi mainstream – cosa che, secondo NewsGuard, accade raramente per questa operazione – e generano articoli derivati in otto lingue, italiano incluso, attraverso la rete filo-cremlino Pravda.

Non è la prima volta che accade. Alle Olimpiadi di Parigi 2024 circolò la storia delle cavigliere GPS imposte agli ucraini per impedirne la fuga. Ai Mondiali del Qatar 2022 fu il turno di fantomatici tifosi ubriachi con simboli nazisti. La costante è la stessa: grandi eventi sportivi internazionali usati come palcoscenico per una guerra parallela, quella delle narrazioni.

In questo scenario, la posizione del Comitato olimpico internazionale diventa difficile da difendere. L’organismo che ha escluso la Russia dalle Olimpiadi per l’invasione dell’Ucraina – lasciando gareggiare solo un numero limitato di atleti russi come neutrali – si trova a vietare a un ucraino di ricordare le vittime di quella stessa invasione. Il messaggio che ne esce, volente o nolente, è che la memoria è politica, ma la menzogna sistematica non lo è abbastanza da meritare una risposta istituzionale.

Heraskevych scenderà in gara giovedì. Ha detto che indosserà il casco nelle ultime prove. Poi si vedrà. Nel frattempo, i volti dei suoi colleghi morti aspettano su una superficie di qualche centinaia di centimetri quadrati, in attesa di sapere se lo sport ha ancora un modo per guardare in faccia la realtà.

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Redazione Redazione Eventi e News