Per il governo Netanyahu il passo è breve dal genocidio di un popolo all'ecocidio di una regione

Febbraio 10, 2026 - 11:00
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Per il governo Netanyahu il passo è breve dal genocidio di un popolo all'ecocidio di una regione

Mentre siamo ancora tutti col fiato sospeso in attesa dei risultati dei negoziati di Muscat (Oman) sul futuro nucleare dell’Iran, distratti dalla segnalata presenza di unità militari russe nel Tirreno centrale e, ancora, frastornati dall’apertura (e dalle conseguenze) dei Giochi olimpici invernali, sta passando quasi inosservato, in sordina, un fatto assai preoccupante messo in evidenza da un comunicato ufficiale dell’Unifil: l’United Nations Interim Force In Lebanon segnala che l’IDF (Israelian Defence Force) ha sparso deliberatamente - tramite aeroplani - sostanze chimiche non meglio specificate che possono comportare effetti negativi sull’ambiente e sulle persone.

Fonti d’agenzie stampa del Libano hanno chiaramente parlato di contaminazione deliberata di glifosato nel Libano meridionale, facendola, in tal modo, diventare un’accusa formale contro il governo d’Israele; risulta che velivoli militari con la “Stella di Davide” abbiano irrorato con erbicidi ad altissima concentrazione di glifosato interi villaggi del Sud Libano, disseminati lungo la linea di confine: su “Aita al-Shaab”, Ramieh e Marwanieh, tutte località del distretto di Bint Jbeil, causando l’immediata preoccupata reazione degli abitanti e il conseguente intervento delle autorità libanesi.

Questa criminale azione - che va inserita, comunque, nella strategia di guerra progettata dal governo Netanyahu - ha reso inaccessibili campi coltivati, fonti d’acqua e intere zone a vocazione agricola e intensamente abitate. Le autorità libanesi stanno parlano di livelli “fuori scala” di pericolosi inquinanti, primo tra tutti il glifosato che, detto per inciso, nell’ordinamento nazionale e comunitario ne viene limitato l’uso in agricoltura in percentuali stabilite dalla legge e può essere irrorato soltanto quando ricorrono determinate condizioni.

Tuttavia, i risultati analitici diffusi dai ministeri libanesi (Agricoltura e Ambiente) hanno accertato concentrazioni di glifosato ben superiori – addirittura di venti-trenta volte – rispetto ai limiti considerati tollerabili dalle autorità sanitarie dell’WHO (World Health Organization).

Segnaliamo, inoltre, che la ministra dell’Ambiente libanese, Tamara Zein aveva già segnalato l’irrorazione di pesticidi o di altri agenti chimici non identificati su “Aita al-Shaab” e in altre località viciniori, disponendo verifiche urgenti per determinare la pericolosità delle sostanze irrorate. Un ultimo e preoccupante aspetto riguarda la comunicazione fatta da Unifil, per la quale Israele aveva preavvisato il Comando della base Onu del “rilascio aereo” di composti definiti innocui, imponendo, nello stesso tempo, però, ai Caschi Blu di non uscire dai propri acquartieramenti (barrack) fino a nuovo ordine.

Questo periodo di preclusione è durato oltre nove ore; infine, come se non bastasse, Tel Aviv si è rifiutata di fornire qualsiasi spiegazione e precisazione sulla natura chimica delle sostanze irrorate né, ovviamente, lo scopo di queste operazioni.

Un segnale preoccupato arriva anche dalle associazioni ambientaliste libanesi, tra cui “Green Southerners”, che accusano Israele di perseguire la “sterilizzazione permanente” dei suoli agricoli, contribuendo in tal modo alla creazione di condizioni di invivibilità per la popolazione. Non va tralasciato di sottolineare come l’Idf sta applicando lo stesso criminale metodo nei territori siriani con l’evidente intendo di volerli svuotare, dopo aver emesso arbitrari “ordini di evacuazione”, completamente privi di qualsiasi valore legale.

L’accostamento fatto da associazioni ambientaliste libanesi (e internazionali) parla esplicitamente di “ecocidio”, sostenendo che l’uso di erbicidi ad alta concentrazione deve essere considerata una mirata strategia volta a rendere difficile - se non impossibile – l’abitabilità nelle aree rurali di frontiera, creando, nel breve periodo, una continua contrazione delle capacità di produzione alimentare oltre che a pesanti ripercussioni sulla capacità di sopravvivenza economica delle comunità agricole colpite.

Per dovere di cronaca, riportiamo che in molti comunicati ufficiali, la “Commissione nazionale per i diritti umani libanese” ha definito le irrorazioni di glifosato ad altissima concentrazione “un crimine contro l’ambiente e la popolazione civile”, chiedendo con urgenza l’apertura di indagini indipendenti.

Come immediata conseguenza segnaliamo che il Comando operativo dell’Unifil ha dovuto sospendere le pattuglie, abbandonando parte dell’area operativa; nel contempo, Beirut ha immediatamente denunciato questi “crimini ambientali e sanitari” che colpiscono pesantemente la popolazione civile dell’area inquinata e ha annunciato la preparazione di un dossier per le Nazioni Unite.

Fa accapponare la pelle il pensiero della “programmata contaminazione”, effettuata deliberatamente e con freddo lucido calcolo su territori abitati. Si tratta di un crimine ambientale di eccezionale gravità – il richiamo alla guerra del Vietnam e all’uso dei defoglianti chimici per combattere i vietcong che si rifugiavano nelle foreste emerge dagli anfratti della memoria –, oltretutto alla luce anche del fatto che si riverbera su un’area già pesantemente segnata da anni di tensioni e di guerre che, purtroppo, sono ben evidenti sugli orizzonti dei conflitti che gravano sul mondo in quest’inizio di secolo.

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Redazione Eventi e News Redazione Eventi e News in Italia