Trump vuole togliere lo status di area protetta marina agli ocean monuments

Donald Trump ha firmato una proclamation che punta a consentire la pesca industriale nel Northeast Canyons and Seamounts Marine National Monument, che si estende su circa 4.913 miglia quadrate al largo della costa del New England. Questo Marine National Monument è stato istituito dal presidente Usa Barack Obama nel 2016 per proteggerne le caratteristiche geologiche uniche, gli habitat oceanici e le opportunità di scoperta scientifica. Trump aveva già cercato di aprire il Northeast Canyons and Seamounts alla pesca industriale nel 2020, ma le tutele erano state ripristinate nel 2021.
Nel 2018, diverse associazioni ambientaliste avevano intentato anche una causa federale per proteggere il monumento, e il tribunale distrettuale e la corte d'appello di Washington hanno stabilito che i Northeast Canyons and Seamounts erano stati istituiti legalmente da Obama. Ora, una delle protagoniste di quell’azione legale, Erica Fuller, consulente senior della Conservation Law Foundation, promette nuovamente battaglia: «Il Northeast Canyons and Seamounts Marine National Monument è un hotspot di biodiversità e una delle aree biologicamente più produttive dell'Oceano Atlantico. Merita la nostra piena protezione. Quest'ultimo tentativo dell'amministrazione Trump di indebolire il monumento non è solo illegale, ma dimostra anche un palese disprezzo per la salute dei nostri oceani. Non resteremo a guardare mentre la sua amministrazione distrugge habitat vitali e insostituibili nel nostro ambiente marino. Abbiamo già combattuto questa battaglia in passato e siamo pronti a combatterla di nuovo».
Anche Athan Manuel, direttore del Lands Protection del Sierra Club, condanna con decisione il nuovo tentativo di Trump: «I nostri Marine National Monument proteggono alcuni dei nostri luoghi più speciali, offrono un rifugio alla fauna marina in pericolo e salvaguardano le comunità costiere dall'inquinamento. La pesca industriale può mettere in pericolo balene, squali e altri animali marini che dipendono da queste acque, e danneggiare i fragili coralli e le caratteristiche geologiche che rendono questo monumento unico. Si tratta di un'azione pericolosa che danneggerà le comunità, le economie regionali e gli ecosistemi oceanici»".
Brad Sewell, responsabile Oceans del Natural Resources Defense Council (NRDC), aggiunge che «Il Northeast Canyons and Seamounts è un luogo davvero speciale: un laboratorio scientifico vivente, un rifugio per creature diverse come i coralli d'acqua fredda e i capodogli. Il suo status di monumento nazionale significa che è permanentemente protetto dai danni causati dalla pesca industriale e da altre attività estrattive, mantenendolo intatto per le generazioni future. La mossa di Trump di smantellare queste protezioni è illegale e siamo certi che non resisterà».
Invece, Trump nel suo proclama scrive che altre leggi federali, in particolare il Magnuson-Stevens Fishery Conservation and Management Act, sono sufficienti a proteggere le risorse marine e naturali all'interno del monumento, gestito dal Fish and Wildlife Service e dalla NOAA e che quindi «Un divieto di pesca commerciale non sia, al momento, necessario per la corretta cura e gestione del Northeast Canyons and Seamounts Marine National Monument o degli oggetti di interesse storico o scientifico ivi contenuti».
Trump non ha probabilmente mai letto (ma i suoi omissivi esperti sicuramente sì) lo studio “Fishing activity before closure, during closure, and after reopening of the Northeast Canyons and Seamounts Marine National Monument” pubblicato nel gennaio 2022 su Scientific Reports dall’economista John Lynham dell’università delle Hawai‘i – Mānoa che ha analizzato la situazione dalla riaperta alla pesca industriale il 5 giugno 2020 e fino alla richiusura dopo 16 mesi, per verificare se la riapertura abbia comportato benefici economici.
Lynham conclude che «Il Northeast Canyons and Seamounts Marine National Monument ha causato poco o nessun disagio alla pesca di calamari/ escolar, sgombri e tonni. Allo stesso modo, la riapertura del monumento ha apportato scarsi benefici economici tangibili a queste attività di pesca. Baso questa conclusione su quattro risultati principali. Primo, dopo la chiusura del monumento, solo una piccola frazione (meno dell'1%) delle zone di pesca storiche recenti è stata chiusa. Secindo, il pescato totale non è diminuito dopo la chiusura del monumento. I chili sbarcati non sono diminuiti per calamari, sgombri e tonni/pesci spada in correlazione con il divieto di pesca, soprattutto se confrontati con regioni adiacenti che pescano le stesse specie. Terzo, nessuna delle flotte potenzialmente interessate è stata costretta a spostarsi più lontano per pescare dopo la chiusura del monumento. Quarto, dopo la riapertura, il 99% o più dell'attività di pesca ha continuato a svolgersi al di fuori del monumento. Le argomentazioni economiche avanzate contro il divieto di pesca commerciale imposto al monumento, tra cui quella di riaprirlo alla pesca nel 2020, non sembrano essere supportate dai dati disponibili».
Gib Brogan, direttore senior campagne di Oceana, ha detto che se la decisione venisse attuata, «L'amministrazione Trump metterebbe a rischio i coralli delle profondità marine, specie in via di estinzione come la balena franca nordatlantica e le attività di pesca storiche che definiscono il nostro patrimonio costiero del New England. Questa proclamazione vanifica i progressi che hanno reso la pesca statunitense una delle meglio gestite al mondo e danneggerà solo i pescatori e le imprese americane».
Nell’aprile 2025 Trump ha firmato l’executive order "Restoring American Seafood Competitiveness" che punta a far diventare gli Usa leader incontrastati della pesca industriale globale attraverso l’eliminazione delle normative che "gravano eccessivamente" l'industria ittica, ma la realtà è che, come ha spiegato ad agosto NOAA Fisheries (il cui personale è stato falcidiato dai tagli di Trump alle agenzia ambientali), le importazioni dominano il mercato statunitense dei prodotti ittici commestibili , rappresentando circa il 90% dei prodotti ittici consumati negli Usa.
Anche se Trump sembra darsi molto (e molto confusamente) da fare, come spiega Politico, «Finora l'apertura dei monumenti alla pesca è stata lenta. Dopo che Trump, ad aprile, ha emesso un proclama che ha consentito la pesca commerciale in circa l'80% dei 125.000 chilometri quadrati del Pacific Islands Heritage Marine National Monument, gruppi ambientalisti e organizzazioni di nativi hawaiani si sono rivolti ai tribunali». In questo caso Trump vorrebbe addirittura smantellare le protezioni di un monumento istituito nel 2009 o dall'allora presidente repubblicano George W. Bush e ampliato da Obama nel 2014. Nell’agosto 2025 il giudice Micah Smith della Corte distrettuale degli Stati Uniti per il distretto delle Hawaii, nominato da Biden nel 2024, ha ordinato il blocco della pesca industriale nel monumento fino a quando il merito del caso non sarà deciso in tribunale.
Quello stesso atto di aprile di Trump sul del Pacific Islands Heritage Marine National Monument era accompagnato da un ordine esecutivo che intimava ai dipartimenti del Commercio e degli Interni di condurre una revisione di tutti i monumenti marini nazionali e di definire quali dovrebbero essere aperti alla pesca industriale. Dietro queste decisioni ci sono ancora una volta l’anti-ambientalismo estrattivista e l’odio per le energie rinnovabili di Trump e del suo clan di sovranisti - negazionisti che il presidente Usa spiega molto bene nell’ordinanza "Restoring American Seafood Competitiveness": «L'eccessiva regolamentazione federale ha impedito ai pescatori di raccogliere in modo produttivo i prodotti ittici americani, anche attraverso limiti di cattura restrittivi, la vendita delle nostre zone di pesca a compagnie eoliche offshore straniere, dati sulla pesca imprecisi e obsoleti e l'adozione ritardata di tecnologie moderne».
L’industria della pesca si è naturalmente schierata con Trump. Nel settembre 2025, il Western Pacific Regional Fishery Management Council ha annunciato il suo sostegno alla revoca dei divieti di pesca nei quattro monumenti marini nazionali del Pacifico: Mariana Trench, Pacific Islands Heritage, Papahānaumokuākea e Rose Atoll. sottolineato la necessità di tutelarsi dalle ingerenze straniere nelle zone di pesca statunitensi e di contribuire a compensare l'enorme volume di importazioni che domina il consumo interno di prodotti ittici. Nell'agosto 2025, il Mid-Atlantic Fishery Management Council aveva raccomandato la riapertura alla pesca industriale del Northeast Canyons and Seamounts Marine National Monument con parole che sembrano copiate pari pari nell’ultima proclamation di Trump.
Ma, in una lettera inviata a ottobre 2025 al Segretario al Commercio Howard Lutnick e al Segretario degli Interni Doug Burgum, un gruppo di oltre 230 scienziati e 53 organizzazioni per la conservazione degli oceani, avverte che «L'apertura dei monumenti marini nazionali alla pesca su scala industriale, non solo mette a repentaglio gli ecosistemi oceanici sensibili, ma anche le economie locali che dipendono da essi, se si verificano danni permanenti».
Kristen Monsell, direttrice legale per gli oceani del Center for Biological Diversity, è più che convinta che si verificheranno danni permanenti alle barriere coralline e alla vita marina e conclude: «Questi magnifici canyon e montagne sottomarine sono protetti perché animali vulnerabili come il capodoglio, in via di estinzione, dipendono da loro per sopravvivere. E’ illegale e incosciente da parte di Trump cercare di eliminare le misure di salvaguardia solo per dare qualche soldo in più alla pesca industriale. Sono così pochi i luoghi nell'oceano protetti dai danni, e la vita marina ne sta soffrendo gravemente. Nessuno vuole vedere più balene e tartarughe marine impigliate nelle reti da pesca e più barriere coralline collassare. Continueremo a lottare con tutte le nostre forze per proteggere i nostri monumenti marini nazionali e la preziosa vita che sostengono».
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