Agricoltura, la Corte dei Conti critica la nuova Pac: Rischi su fondi, importi e obiettivi comuni
Bruxelles – Rischi per la prevedibilità dei fondi, degli importi e per gli obiettivi comuni definiti dalla PAC, come un reddito equo per gli agricoltori, la tutela dell’ambiente e l’azione per il clima e la sicurezza alimentare. La Corte dei Conti dell’Unione europea mette in luce tutte le criticità della proposta di Politica agricola comune (Pac) per il periodo 2028-2034 presentata dalla Commissione europea.
In un parere, l’istituzione addetta al controllo finanziario dell’UE evidenzia che “le complicate modalità di programmazione e approvazione, combinate con un’architettura giuridica della Pac più complessa, rischiano di creare incertezza, rendendo i finanziamenti meno prevedibili per i beneficiari e ritardando l’erogazione dei fondi, e potrebbero in ultima analisi compromettere l’obiettivo della semplificazione”. In più, “si potrebbe anche generare una certa incertezza, poiché l’importo complessivo dei finanziamenti della Pac sarebbe noto solo dopo l’adozione dei piani nazionali nell’ambito del Fondo unico. Per i destinatari dei fondi, ciò potrebbe rendere imprevedibile, in fase di pianificazione, l’importo dei finanziamenti che possono attendersi”.
La Commissione ha presentato a luglio dell’anno scorso un progetto di bilancio settennale dell’UE per il periodo 2028-2034 (il Quadro finanziario pluriennale, Qfp) per un totale di 2 mila miliardi di euro, di cui circa 865 miliardi di euro per il Fondo unico europeo che è il contenitore di finanziamento della Pac – “attualmente il più grande programma di spesa agricola dell’UE” – sulla base di piani nazionali. “È la prima volta, dalla creazione della Pac nel 1962, che non verrebbe istituito un fondo specifico per l’agricoltura“, rileva la Corte. In più, la proposta della Commissione segna “un notevole cambiamento strutturale” perché “elimina il tradizionale sostegno a due pilastri della Pac: uno per gli agricoltori e il settore agroalimentare e l’altro per lo sviluppo rurale”, precisa ancora.
In questo contesto, oltre alle “complicate modalità di programmazione e approvazione” che “rischiano di creare incertezza, rendendo i finanziamenti meno prevedibili per i beneficiari e ritardando l’erogazione dei fondi”, e alla possibilità che si generi “una certa incertezza, poiché l’importo complessivo dei finanziamenti della Pac sarebbe noto solo dopo l’adozione dei piani nazionali nell’ambito del Fondo unico”, secondo la Corte dei conti “ulteriore incertezza deriva dalla scarsa chiarezza su quali interventi della Pac dovrebbero essere basati sulle realizzazioni e quali sul raggiungimento di traguardi e obiettivi, con conseguenti possibili incoerenze tra i diversi Paesi dell’UE”.
Per queste ragioni, “data la portata delle modifiche proposte e la flessibilità concessa ai Paesi dell’UE nella preparazione dei rispettivi piani nazionali, è difficile formulare stime realistiche riguardo all’impatto che le proposte della Commissione potrebbero avere sulle dotazioni di spesa nazionali”. Inoltre, la Corte avverte che “la maggiore flessibilità consentita ai Paesi dell’UE non dovrebbe mettere a rischio gli obiettivi comuni della PAC, quali un reddito equo per gli agricoltori, la tutela dell’ambiente e l’azione per il clima e la sicurezza alimentare”, mentre “il nuovo assetto potrebbe creare disparità tra gli agricoltori e incidere negativamente sulla concorrenza leale e sul funzionamento del mercato interno“. Perciò, l’istituzione avvisa Bruxelles: “Per attenuare tale rischio, la Commissione dovrà rafforzare ed esercitare efficacemente il proprio ruolo direttivo”.
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