Allarme virus Nipah in India, GVN: «Rischio globale basso». Studio italiano propone modello di allerta precoce

Febbraio 3, 2026 - 05:30
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Allarme virus Nipah in India, GVN: «Rischio globale basso». Studio italiano propone modello di allerta precoce

Focolai da virus Nipah si verificano quasi ogni anno in alcune aree dell’Asia meridionale. Diagnosi precoce, sensibilizzazione clinica e test rapidi restano gli strumenti principali per il contenimento dei focolai. La trasmissione da persona a persona resta rara

L’ultimo focolaio di virus Nipah registrato in India ha riacceso l’attenzione delle autorità sanitarie internazionali. Pur trattandosi di una situazione da monitorare con attenzione, gli esperti escludono che vi siano le condizioni per una nuova emergenza sanitaria globale.

Un virus noto e circoscritto

Il Global Virus Network (Gvn) ricorda che infezioni sporadiche da virus Nipah si verificano quasi ogni anno in alcune aree dell’Asia meridionale, in particolare in India e Bangladesh. Il patogeno è trasmesso principalmente dai pipistrelli della frutta e l’infezione umana è spesso legata a contatti locali con animali o alimenti contaminati. La trasmissione da persona a persona è rara e avviene solo in presenza di contatti molto stretti.

«Rischio globale molto basso per il virus Nipah»

«Nel complesso, il rischio di diffusione regionale o globale del virus Nipah è molto basso», afferma Linfa Wang, PhD, direttrice del Centro di eccellenza del Gvn presso la Duke-NUS Medical School di Singapore.
Secondo l’esperta, epidemie simili si sono già verificate più volte in India e Bangladesh e sono state causate soprattutto da fattori culturali e ambientali specifici, piuttosto che da una trasmissione umana sostenuta.

Il ruolo dei sistemi sanitari e della sorveglianza

I Paesi dotati di solidi sistemi di sanità pubblica e di adeguate capacità di sorveglianza sono ben preparati a mitigare il rischio rappresentato dal virus Nipah. Diagnosi precoce, sensibilizzazione clinica e test rapidi restano gli strumenti principali per il contenimento dei focolai.

Il Gvn sta seguendo attentamente l’evoluzione della situazione attraverso la propria rete di affiliati e centri di eccellenza, tra cui l’Institute of Advanced Virology (Iav) in Kerala, collegato ai centri dell’University College di Dublino e dell’Università di Hokkaido.

Ricerca, vaccini e cooperazione internazionale

I ricercatori dell’Iav sono impegnati nello studio del virus Nipah, nelle attività di sorveglianza e nello sviluppo di nuovi test diagnostici. Sebbene al momento non esistano vaccini o terapie antivirali approvati, alcuni candidati hanno mostrato risultati promettenti negli studi sugli animali.

«Il progresso dipende da investimenti costanti nel bene pubblico e dalla cooperazione internazionale», sottolinea la professoressa Wang.
Il Global Virus Network ribadisce infine che l’attuale epidemia non costituisce un’emergenza globale, ma conferma l’importanza strategica della sorveglianza, della diagnostica e delle reti scientifiche globali per affrontare le minacce infettive emergenti.

Studio italiano propone modello per allerta precoce

Intanto uno studio italiano pubblicato su ‘Microrganism’, a firma di Francesco Branda, Statistica medica ed Epidemiologia molecolare dell’università Campus Bio-Medico di Roma; Giancarlo Ceccarelli, Dipartimento di Sanità pubblica e Malattie infettive dell’università Sapienza di Roma; Massimo Ciccozzi, epidemiologo dell’università Campus Bio-Medico, e Fabio Scarpa del Dipartimento di Scienze biomedicali dell’università di Sassari, propone un sistema di analisi dei dati in tempo reale, l’uso degli algoritmi, la sorveglianza genomica avanzata e il monitoraggio ambientale per individuare i segnali di allerta precoce di potenziali focolai epidemici del virus Nipah.

«L’epidemia di virus Nipah è un esempio molto chiaro di perché oggi si parli sempre di ‘Global Health’ e ‘One Health’ come concetti inseparabili – spiega l’epidemiologo Massimo Ciccozzi -. Dal punto di vista della Global Health, il virus Nipah mostra come una malattia emergente, anche se inizialmente localizzata (per esempio nel Sud Est asiatico), rappresenti una minaccia globale. L’elevata letalità, l’assenza di terapie specifiche e il potenziale di trasmissione interumana rendono il virus un rischio che supera i confini nazionali. In un mondo interconnesso, con viaggi, commercio e migrazioni, il controllo di queste epidemie richiede cooperazione internazionale, sistemi di sorveglianza condivisi e investimenti globali nella ‘preparedness’ sanitaria».

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