Ambulanze private, il costo nel paniere Istat. Salutequità: «Dato preoccupante, inserire servizio nei Lea per non autosufficienti»
Il servizio delle ambulanze private servizio viene utilizzato soprattutto da persone non autosufficienti: anziani ospiti delle Rsa, pazienti seguiti a domicilio o persone con patologie croniche e degenerative. Secondo Tonino Aceti di Salutequità si tratta di «una sorta di Livello essenziale di assistenza “occulto”, non garantito dal Servizio sanitario nazionale e il costo è sostenuto direttamente dalle famiglie»
L’ingresso delle ambulanze private nel paniere Istat 2026 non è un semplice aggiornamento statistico, ma un segnale che racconta molto di come stanno cambiando le spese delle famiglie italiane. Secondo Tonino Aceti, presidente dell’associazione Salutequità, si tratta di un elemento che merita grande attenzione perché il paniere Istat include beni e servizi comunemente acquistati dai nuclei familiari. Il fatto che compaia questo servizio indica quindi che è diventato un costo sempre più rilevante per molte famiglie.
Un costo necessario che pesa sui redditi familiari
Le ambulanze private non rappresentano una spesa accessoria, ma un servizio essenziale soprattutto nei casi di non autosufficienza. Proprio per questo, secondo Aceti, siamo di fronte a una sorta di Livello essenziale di assistenza “occulto”, che però non è garantito dal Servizio sanitario nazionale e viene sostenuto direttamente dai redditi delle famiglie. Spesso l’attenzione si concentra sui costi delle visite o degli esami pagati a causa delle liste d’attesa, mentre si parla troppo poco di spese come queste, che incidono in modo significativo sulle famiglie e sui caregiver.
Le persone più fragili al centro del problema
La preoccupazione aumenta se si considera che questo servizio viene utilizzato soprattutto da persone non autosufficienti: anziani ospiti delle Rsa, pazienti seguiti a domicilio o persone con patologie croniche e degenerative. Si tratta esattamente delle categorie che avrebbero dovuto beneficiare maggiormente degli interventi previsti dal Pnrr, orientati allo sviluppo dell’assistenza sul territorio e alla presa in carico delle fragilità.
Investimenti pubblici e costi scaricati sulle famiglie
Da un lato, sottolinea Aceti, sono stati investiti miliardi di euro per rafforzare l’assistenza domiciliare, creare le Case e gli Ospedali di comunità e attuare la riforma del territorio. Dall’altro, però, il costo degli spostamenti continua a ricadere sulle famiglie. È il caso, ad esempio, di persone con Alzheimer o altre forme di demenza che vivono a casa o in strutture extra-ospedaliere: ogni trasferimento per visite specialistiche o ricoveri comporta una spesa che viene interamente sostenuta dai familiari.
Una proposta per il futuro dei Lea
Secondo il presidente di Salutequità, questa situazione dovrebbe aprire una riflessione seria. Considerando che la legge prevede un aggiornamento annuale dei Livelli essenziali di assistenza con appositi stanziamenti, Aceti propone di includere anche il trasporto delle persone non autosufficienti. Un Lea che copra gli spostamenti, almeno per le categorie più fragili seguite in assistenza domiciliare, rappresenterebbe un segnale concreto di attenzione ed equità da parte del Servizio sanitario nazionale.
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