Bambini abusati in mezzo mondo, ex insegnante arrestato per le violenze sessuali: accusato anche di aver ucciso la madre e la zia
Ancora un caso di violenze sessuali scuote la Francia, ancora un profilo seriale. E questa volta le vittime sono decine e decine di minori, che sarebbero state abusate da un 79enne incriminato anche per l’omicidio della madre e della zia tra gli anni Settanta e Novanta. Accusato un insegnante, senza precedenti giudiziari, che per oltre 50 anni avrebbe adescato vittime in mezzo mondo. Dal febbraio del 2024 si trova in detenzione provvisoria. A fornire numeri e dettagli del caso il procuratore generale di Grenoble, Etienne Manteaux, in conferenza stampa.
L’uomo accusato si chiama Jacques Leveugle, nato nel 1946 sulle Alpi francesi, ad Annecy. A far scattare l’allarme il nipote che ha scoperto una chiavetta Usb in cui erano raccolti i terribili racconti dello zio, chiavetta che ha subito consegnato al commissariato di Vizille (Izère). Leveugle si vedeva “come un greco antico volto alla formazione di giovani efebi”. Le vittime avevano dai 13 ai 17 anni. Circa 150 le persone che hanno testimoniato dal 2022, i giudici hanno comunque invitato altre vittime a manifestarsi il prima possibile.
Il numero di vittime sessuali è imprecisato: la cifra riportata dagli inquirenti emerge dalle analisi di alcuni scritti rinvenuti nella chiavetta Usb. “15 tomi molto densi” di memorie stilati dall’uomo accusato. Le violenze non sarebbero state commesse soltanto in Francia – ancora scossa dal processo Pelicot – ma anche all’estero. In Germania, in Svizzera, in Portogallo, in Marocco, in Niger, in Algeria, nelle Filippine, in India, in Colombia e in Nuova Caledonia. L’accusato si sarebbe servito, ha spiegato Leveugle, del suo carisma e del suo lavoro per avvicinare e adescare le sue vittime. “Ha percorso questi diversi Paesi radicandosi in ciascuno di essi, come sostegno scolastico o insegnante. Un modo di approcciare i giovani e avere relazioni sessuali”.
Altra inchiesta, distinta, riguarda le accuse di omicidio. La madre, malata terminale di cancro, e la zia sarebbero state uccise con un cuscino. Asfissiate, secondo quanto raccontato dall’imputato, all’inizio degli anni Settanta. Lui stesso li avrebbe definiti, davanti agli inquirenti, degli omicidi “legittimi” in quanto “vorrebbe lo stesso trattamento se si dovesse trovare in situazione di fine vita“. Due casi di cosiddetti omicidio pietatis causa sui quali le indagini dovranno far luce.
Il comandante della sezione ricerche di Grenoble, Serge Procédès, lo ha definito ”un caso di scuola della serialità” criminale. Quella dei giudici è anche una corsa contro il tempo, considerate l’età dell’imputato e la prescrizione che potrebbe escludere le violenze commesse prima del 1993. ”Se delle vittime vogliono manifestarsi, che lo facciano ora, perché nel 2026 bisognerà chiudere questo fascicolo giudiziario se vogliamo effettivamente condannarlo in tempi ragionevoli”, ha dichiarato il procuratore.
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