Crisi climatica e degrado ambientale incombono sulle rotte migratorie delle donne
Gli ultimi dati del progetto Le rotte del clima, sviluppato dal Centro Studi Systasis, evidenziano l’impatto delle crisi climatico-ambientali sui processi migratori e sulle vite delle donne in mobilità
Crisi climatiche e degrado ambientale nella storia migratoria: ora ci sono i dati – e sono potenti – presentati durante un incontro al Museo Nazionale Scienza e Tecnologia di Milano.
I dati sono stati elaborati dal Centro Studi Systasis all’interno del progetto Le Rotte del Clima realizzato grazie al supporto di Fondazione Cariplo. Si tratta di un’indagine di approfondimento condotta su 77 donne provenienti da contesti geografici diversi e con profili giuridici eterogenei.
L’approfondimento è stato condotto in Piemonte e in Calabria, con il coinvolgimento di operatrici e mediatrici di Comunità Progetto Sud e Ires, attraverso la somministrazione di un questionario complesso, utilizzando strategie diversificate per superare barriere linguistiche, culturali e di comprensione del tema climatico-ambientale, per facilitare la partecipazione e approfondire la comprensione delle esperienze individuali.
Le testimonianze raccolte evidenziano come le motivazioni alla mobilità femminile siano legate soprattutto al miglioramento delle condizioni di vita, alle opportunità educative e lavorative, alla fuga da discriminazioni e violenze.
Pur non sempre riconosciuti come fattori primari, gli elementi climatico-ambientali emergono comunque come componenti che influenzano, direttamente o indirettamente, le scelte migratorie e i vissuti di vulnerabilità.
L’analisi sottolinea anche la necessità di superare rappresentazioni vittimizzanti: la vulnerabilità delle donne migranti è situazionale e intersezionale, modellata da rapporti di potere, condizioni socio-territoriali e dinamiche politiche che incidono sulla possibilità di partire o restare.
Alla luce dei risultati, il rapporto formula anche alcune raccomandazioni per rafforzare l’integrazione della prospettiva di genere e intersezionale nella ricerca, nelle politiche e nelle pratiche di protezione, che per brevità non riporteremo qui, volendo privilegiare alcune realtà dirette.
La domanda emersa da questi dati e su cui si è concentrato il dibattito è stata come tradurre esperienze, emozioni e dinamiche complesse emerse dalla ricerca in forme artistiche e narrative capaci di parlare a tutti per poter contribuire a un dibattito pubblico, alla vita democratica e al cambiamento di una narrazione ancora oggi concentrata sulla visione del diverso, come elemento di divisione tra noi e loro.
Crediti immagine: Depositphotos
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