Il vicepresidente della Commissione UE spinge per un marchio ‘Made in Europe’ per rilanciare l’industria

Febbraio 2, 2026 - 22:00
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Il vicepresidente della Commissione UE spinge per un marchio ‘Made in Europe’ per rilanciare l’industria

Bruxelles – La risposta migliore dell’Unione europea alla concorrenza di Stati Uniti e Cina “può essere riassunta in tre parole: Made in Europe”. Ne è convinto Stéphane Séjourné, vicepresidente esecutivo della Commissione europea responsabile per l’Industria, che in un editoriale pubblicato ieri sera (1 febbraio) su diverse testate nazionali ha insistito perché Bruxelles stabilisca “una volta per tutte una vera e propria preferenza europea nei settori più strategici“. L’op-ed di Séjourné è stato sottoscritto da 1.141 aziende e associazioni industriali.

“Senza una politica industriale ambiziosa, efficace e pragmatica, l’economia europea è destinata a diventare solo un parco giochi per i suoi concorrenti”, ha affermato l’ex ministro degli Esteri francese, scelto da Ursula von der Leyen per guidare il rilancio della competitività del vecchio continente. La tempistica non è casuale: il 12 febbraio, al vertice informale dei capi di stato e di governo dell’UE, Antonio Costa ha riconvocato Mario Draghi e Enrico Letta per rilanciare i rapporti su competitività e mercato unico rimasti finora nel cassetto. E soprattutto, nel mese di febbraio Séjourné presenterà l’Idustrial Accelerator Act, nel quale la ‘preferenza europea’ giocherà un ruolo chiave.

I cinesi hanno il ‘Made in China’, gli americani hanno il ‘Buy American’ e la maggior parte delle altre potenze economiche hanno programmi simili, che danno la preferenza alle proprie risorse strategiche. Allora perché noi no?”, ha sottolineato il vicepresidente esecutivo. Di fronte a una concorrenza internazionale che “non è mai stata così sleale” e a regole de commercio che “vengono ridefinite”, l’UE “non ha più scelta”. Il principio da incastonare nella pietra è che “ogni volta che vengono utilizzati fondi pubblici europei, questi devono contribuire alla produzione europea e alla creazione di posti di lavoro di qualità”.

Non tutte le capitali sostengono con convinzione il piano di Séjourné, su cui invece insiste da tempo il presidente francese Emmanuel Macron. Alcuni Paesi membri sono preoccupati che requisiti di acquisto locale possano scoraggiare gli investimenti e danneggiare in definitiva la competitività dell’UE. Una prima idea degli umori tra i 27 si avrà già oggi pomeriggio (2 febbraio), quando gli ambasciatori si riuniranno per cercare di trovare un compromesso sul prestito all’Ucraina da 90 miliardi euro. Il nodo da sciogliere è proprio la richiesta di Parigi di introdurre una ‘preferenza europea’ per la quota del prestito destinata all’acquisto di armamenti (circa 60 miliardi di euro). In linea con il principio sposato da Séjourné, la Francia si sta inoltre opponendo al tentativo del Regno Unito di essere incluso tra i Paesi idonei all’acquisto di armi attraverso il prestito.

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Redazione Eventi e News Redazione Eventi e News in Italia