In Toscana frana il 72% del territorio, la Regione è l’unica in Italia con monitoraggio satellitare

Mentre la Sicilia e il resto d’Italia restano col fiato sospeso per il destino di Niscemi, dove nelle scorse settimane un’enorme frana ha portato all’evacuazione di 1.500 persone – stiamo parlando di un movimento franoso che è circa di 350 milioni di metri cubi, quasi una volta e mezza la quantità di montagna e di territorio e di massa franosa che è caduta rispetto al disastro del Vajont –, la Toscana affila gli strumenti tecnologici a sua disposizione sotto il profilo della prevenzione.
Come emerso oggi in una conferenza stampa a Palazzo Strozzi Sacrati, in Toscana le aree interessate da frane coprono oltre 16.500 km², pari a più del 72% del territorio regionale. Le aree a pericolosità elevata e molto elevata rappresentano circa il 21% della superficie regionale, una percentuale superiore alla media nazionale, anche in ragione di un livello di mappatura e approfondimento più avanzato rispetto ad altre aree del Paese.
I fenomeni franosi presentano caratteristiche molto diverse: alcuni evolvono lentamente nel tempo, altri possono manifestarsi in modo rapido e improvviso, spesso in concomitanza con eventi meteorologici estremi. Per questo dal 2018 la Toscana utilizza in modo strutturato il monitoraggio satellitare radar per l’individuazione delle frane lente.
I dati, elaborati dal Dipartimento di Scienze della Terra dell’Università di Firenze e dal Centro per la Protezione Civile dell’Università degli Studi di Firenze, consentono di rilevare movimenti del suolo anche di pochi millimetri all’anno e vengono restituiti in un bollettino mensile a supporto delle decisioni degli enti locali. La Toscana è la prima e tuttora unica Regione in Italia ad aver trasformato questo sistema in uno strumento operativo di gestione del territorio.
«Riguardo al tema delle frane, che il caso della Sicilia ha posto in grande evidenza proprio in questi giorni, la Regione Toscana si distingue a livello nazionale – spiega il presidente, Eugenio Giani – perché è l’unica che ha implementato ormai da tempo un monitoraggio satellitare che consente di ‘leggere’ il territorio in modo tale da poter mettere in atto la prevenzione. Questo ci ha consentito di vedere la possibilità di intervenire negli ultimi 5 anni, da quando io sono presidente, in almeno 500 casi, arrivando a spendere per gli interventi sui movimenti franosi più di 200 milioni. Quello che noi abbiamo fatto, è stato fatto con risorse nostre. Ma è evidente che se vi fosse una legge a livello nazionale che consente di finanziare per le Regioni il modello satellitare potremmo fare un salto di qualità in tutta Italia».
Oltre a Giani, l’appuntamento in Palazzo Strozzi Sacrati ha visto anche la partecipazione del sottosegretario Bernard Dika e del direttore della Difesa del suolo e Protezione civile Giovanni Massini, coadiuvati da esperti come il professore Nicola Casagli docente del dipartimento di geologia dell'Università di Firenze, Lorenzo Sulli geologo dell'Autorità di bacino dell'Appennino settentrionale e da personale responsabile dei vari settori della Regione.
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