Malattia di Crohn, alimentazione cruciale per sconfiggere la stanchezza cronica. Ma solo il 32% riceve informazioni nutrizionali

Febbraio 9, 2026 - 15:30
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Malattia di Crohn, alimentazione cruciale per sconfiggere la stanchezza cronica. Ma solo il 32% riceve informazioni nutrizionali

Una ricerca condotta dall’Unità di Gastroenterologia ed Endoscopia Digestiva dell’IRCCS Ospedale San Raffaele di Milano ha messo in luce un divario significativo tra la crescente attenzione verso la nutrizione e l’effettivo accesso dei pazienti a un supporto specialistico adeguato. Forte l’impatto emotivo e sociale della malattia di Crohn: il 71% dei pazienti dichiara di dover rinunciare a cene, uscite con amici o momenti di convivialità

Negli ultimi anni è cresciuta l’attenzione verso il ruolo dell’alimentazione nella gestione della malattia di Crohn. I pazienti sono sempre più consapevoli del fatto che ciò che mangiano può influenzare l’andamento della patologia. Tuttavia, questa consapevolezza non sempre si traduce in un supporto concreto e strutturato all’interno dei percorsi di cura.

Cosa sanno i pazienti di Crohn e cosa ricevono davvero

Secondo un’indagine recente, il 73% dei pazienti riconosce l’importanza dell’alimentazione nella gestione della malattia di Crohn. Nonostante ciò, solo il 32% riceve indicazioni nutrizionali da un professionista sanitario, mentre oltre il 60% è costretto a rivolgersi privatamente a un nutrizionista. Ancora più limitata è la conoscenza della CDED (Crohn’s Disease Exclusion Diet), l’unica strategia nutrizionale attualmente supportata dalla letteratura scientifica: solo l’11,7% dei pazienti ne ha sentito parlare.

Lo studio e i suoi protagonisti

Questi dati emergono da una nuova indagine condotta da Silvio Danese e Ferdinando D’Amico, rispettivamente direttore e medico gastroenterologo dell’Unità di Gastroenterologia ed Endoscopia Digestiva dell’IRCCS Ospedale San Raffaele di Milano. La ricerca, realizzata con il supporto di Nestlé Health Science nell’ambito della campagna “Più Crohnsapevoli – Per una nutrizione consapevole”, mette in luce un divario significativo tra la crescente attenzione verso la nutrizione e l’effettivo accesso dei pazienti a un supporto specialistico adeguato.

Le caratteristiche cliniche dei pazienti coinvolti

Lo studio ha coinvolto 222 pazienti italiani affetti da malattia di Crohn. Nell’80% dei casi la malattia interessa l’ileo, una sede particolarmente rilevante perché coinvolta nell’assorbimento dei nutrienti. Sul piano terapeutico, il 76% dei pazienti è in trattamento con terapie biologiche, a conferma di una gestione clinica spesso complessa e avanzata.

Il ruolo chiave dei dietisti specializzati

«Per i pazienti con malattia di Crohn è fondamentale poter accedere a dietisti dedicati e formati su questa patologia», sottolinea Silvio Danese. «È una delle richieste più frequenti che riceviamo in ambulatorio, perché i pazienti vogliono sapere concretamente cosa possono e cosa non possono mangiare». Le evidenze scientifiche dimostrano infatti che la dieta, anche in combinazione con le terapie biologiche, può contribuire a indurre e mantenere la remissione. Eppure, solo un terzo dei pazienti viene indirizzato a uno specialista della nutrizione.

L’impatto sulla vita quotidiana e sul benessere psicologico della malattia di Crohn

La ricerca evidenzia anche il forte impatto emotivo e sociale della malattia. Il 71% dei pazienti dichiara di dover rinunciare a cene, uscite con amici o momenti di convivialità, una percentuale che aumenta ulteriormente durante le riacutizzazioni. Ansia, frustrazione e imbarazzo fanno spesso parte della quotidianità di chi convive con il Crohn, aggravando il peso complessivo della malattia.

Fatigue e carenze nutrizionali: un legame sottovalutato

Come spiega Ferdinando D’Amico, uno dei sintomi più frequenti e invalidanti è la fatigue, ovvero una stanchezza persistente che può essere presente anche durante la remissione. Questo sintomo è spesso legato a carenze nutrizionali e a uno stato infiammatorio cronico, che può compromettere la funzione intestinale. L’obiettivo dello studio era proprio quello di indagare l’impatto dell’alimentazione e individuare i principali bisogni ancora insoddisfatti nel percorso di cura dei pazienti.

Verso un approccio multidisciplinare

Alla luce di questi dati, appare evidente la necessità di una gestione più strutturata e multidisciplinare della malattia di Crohn. Un approccio efficace dovrebbe integrare terapia farmacologica, supporto nutrizionale e sostegno psicologico in un percorso continuativo e realmente accessibile. In questa direzione si inserisce l’impegno di Nestlé Health Science che, attraverso la campagna “Più Crohnsapevoli – Per una nutrizione consapevole”, promuove una maggiore cultura nutrizionale e la collaborazione tra clinici, istituzioni e pazienti, con l’obiettivo di migliorare la qualità di vita delle persone affette da malattie infiammatorie croniche intestinali.

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