Referendum, il governo Meloni tira dritto dopo l’ordinanza di Cassazione: integrato il quesito, la data resta il 22-23 marzo

Febbraio 8, 2026 - 02:00
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Referendum, il governo Meloni tira dritto dopo l’ordinanza di Cassazione: integrato il quesito, la data resta il 22-23 marzo

Non si cambia. In un Consiglio dei ministri organizzato sabato mattina, il governo Meloni ha infatti deciso di rivedere in parte il quesito del referendum costituzionale sulla giustizia, così da non far slittare le date della consultazione prevista il 22 e 23 marzo.

È stata questa la reazione della maggioranza alla decisione presa venerdì dalla Corte di Cassazione che ha ammesso un nuovo quesito, presentato dal comitato dal comitato di 15 giuristi “Volenterosi” promotori della raccolta di firme di 500mila cittadini. Quest’ultimo non ha grosse differenze sostanziali, bensì una diversa indicazione degli articoli della Costituzione cambiati dalla riforma.

L’obiettivo era in realtà proprio quello di arrivare a far slittare la data del referendum, ma sul punto il governo Meloni ha aggiornato il quesito per evitare una situazione problematica, con tutti i sondaggi che danno il fronte del “No” in costante avvicinamento a quello del “Sì”.

Nella nota diffusa dopo il Consiglio dei ministri, il governo sottolinea di avere recepito l’ordinanza e di avere deciso di proporre al presidente della Repubblica di “precisare il quesito relativo al referendum popolare confermativo già indetto con il decreto del 13 gennaio 2026”.

Durissima la reazione del Partito Democratico che parla di prepotenza istituzionale da parte dell’esecutivo. “Prima non consentono al Parlamento di poter esercitare la propria funzione, poi fissano una data del referendum senza rispettare la raccolta firme di oltre 500 mila cittadine e cittadini italiani, poi sono costretti a modificare il quesito del referendum senza spostare la data fissata del referendum con la solita tracotante arroganza di chi comanda e non governa. Ora anche le accuse alla magistratura di aver semplicemente svolto il proprio lavoro applicando la legge e lamentando la non imparzialità della stessa. Ancora una volta prevale la linea della prepotenza e della mancanza di rispetto per le istituzioni. Un’altra buona ragione per votare no”, sono le parole della responsabile giustizia del Pd, la deputata Debora Serracchiani.

Dal governo c’è invece chi fa notare altro, ovvero la presenza in Cassazione di attivisti per il “No”. Lo denuncia il deputato di Forza Italia Enrico Costa: “Dell’Ufficio elettorale della Cassazione, che ieri ha deciso di cambiare il quesito referendario, fa parte il dottor Alfredo Guardiano. È lo stesso Alfredo Guardiano – scrive Costa si X – che il 18 febbraio modererà, con tanto di locandina già pubblicata, il convegno ‘Le ragioni del no: difendere la Costituzione è un impegno di tutte e tutti’, che si terrà a Napoli il 18 febbraio alle 17.30? Questo sarebbe il giudice terzo ed imparziale?”.

A Costa e agli altri membri della maggioranza che hanno cavalcata la vicenda è arrivata la replica del diretto interessato. Guardiano ha denunciato che ” qualsiasi affermazione che sospetti di parzialità me o questa ordinanza è palesemente priva di fondamento e quindi molto grave”. Il magistrato di Cassazione non nasconde di essere schierato per il “No” al referendum “ma il tema dell’ordinanza affrontato dal mio ufficio non ha alcuna incidenza sul merito della riforma, né sul risultato del referendum e nemmeno sulla data del suo svolgimento. Non siamo minimamente entrati in questo ambito”.  “Costa mi ha additato al mondo come un giudice imparziale e terzo e per un giudice non c’è nulla di più grave. Proprio il Cdm – aggiunge il giudice – ha ribadito che le date del voto sarebbero le stesse e si limiteranno a modificare il quesito riconoscendo la legittimità del nostro operato”.

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Redazione Eventi e News Redazione Eventi e News in Italia