Salute mentale, assistenza psichiatrica in affanno: Italia ultima in Europa per posti letto
I dati del Gruppo di lavoro su equità e salute nelle Regioni dell’ISS sul sistema di assistenza psichiatrica evidenziano molte criticità: si riduce la rete dei servizi territoriali, i servizi specialistici riescono a seguire solo l’1,6–1,7% della popolazione, mentre il numero di persone che ogni anno soffre di disturbi mentali è stimato fino a dieci volte superiore. Cresce il ricorso agli antipsicotici
Il sistema italiano di assistenza psichiatrica si trova oggi davanti a sfide importanti. A evidenziarlo è il terzo rapporto del Gruppo di lavoro su equità e salute nelle Regioni dell’Istituto Superiore di Sanità (Iss), che fotografa una situazione fatta di carenze strutturali, pochi posti letto, personale insufficiente e forti disuguaglianze territoriali.
Posti letto tra i più bassi nei Paesi OCSE in assistenza psichiatrica
Uno dei dati più significativi riguarda la disponibilità di posti letto per ricoveri psichiatrici acuti. In Italia sono appena 0,1 ogni 1.000 abitanti, contro una media Ocse di 0,64 per 1.000: un divario che colloca il nostro Paese tra quelli con la minore dotazione a livello internazionale.
Dal 2020 si osserva anche una riduzione delle dimissioni dai reparti psichiatrici (−14% nell’ultimo biennio rispetto al periodo 2015-2019). Il rapporto evidenzia inoltre una correlazione diretta tra numero di posti letto disponibili e tasso di dimissioni: in altre parole, il livello di ospedalizzazione dipende in larga misura dalla disponibilità di strutture.
Divari territoriali sempre più evidenti
Le differenze tra le Regioni sono marcate. Le Regioni del Sud, la Sardegna e parte del Centro presentano valori inferiori rispetto a quelle del Nord, con l’eccezione del Friuli-Venezia Giulia. Questo significa che l’accesso ai servizi di salute mentale può variare sensibilmente a seconda del territorio di residenza.
Meno strutture sul territorio
Oltre ai posti letto ospedalieri, si riduce anche la rete dei servizi territoriali:
- Dal 2017 al 2023 le strutture psichiatriche territoriali sono diminuite del 18,5%.
- Le strutture residenziali sono calate del 13%.
- Dal 2020, quelle semiresidenziali sono diminuite del 12,5%.
Anche nei centri semiresidenziali si registra una riduzione dei posti disponibili (−10% dal 2021) e soprattutto degli utenti presenti, con un calo del 35% nel 2023 rispetto al 2015.
Più richieste di aiuto, ma assistenza limitata
Il quadro diventa ancora più complesso se si considera che cresce il numero di persone che accede ai servizi: tra il 2022 e il 2023 si è registrato un aumento del 10% della popolazione che ha effettuato almeno una visita nell’anno; rispetto al 2020 l’incremento è del 18%, con 169,5 pazienti ogni 100mila abitanti.
Nonostante questo, i servizi specialistici riescono a seguire solo l’1,6–1,7% della popolazione, mentre il numero di persone che ogni anno soffre di disturbi mentali è stimato fino a dieci volte superiore. Si tratta di un divario che segnala una forte distanza tra bisogno reale e capacità di risposta del sistema.
Personale insufficiente e più farmaci prescritti
Un’altra criticità riguarda la carenza di operatori: il personale risulta inferiore di quasi il 30% rispetto agli standard definiti dall’Agenas.
Parallelamente, cresce in modo significativo il ricorso agli antipsicotici in regime convenzionato: dal 2015 al 2023 l’aumento è stato del 63%, con valori più alti nelle Regioni del Sud e nelle Isole. Questo incremento risulta inversamente correlato sia al numero di prestazioni psichiatriche erogate sia alla dotazione di personale.
Il dato suggerisce un’ipotesi preoccupante: in assenza di risorse strutturali e professionali adeguate, la prescrizione farmacologica rischia di diventare una delle poche opzioni terapeutiche concretamente disponibili.
Un sistema da rafforzare
Il rapporto dell’Iss mette in luce un sistema che fatica a tenere il passo con i bisogni della popolazione. Tra carenze strutturali, disuguaglianze territoriali e personale insufficiente, la salute mentale emerge come una delle aree più delicate del servizio sanitario italiano, dove investimenti mirati e politiche di riequilibrio potrebbero fare la differenza.
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