Scontri per Askatasuna, a Torino la Procura contro il gip: “Quei tre vanno rimessi in carcere”
A Torino la procura forcaiola per antonomasia ce l’ha sempre più duro e ricorre contro la decisione con il cui il gip pur confermando il quadro accusatorio aveva negato il carcere per tre ragazzi che avevano partecipato alla manifestazione del 31 gennaio scorso in solidarietà con il centro sociale Askatasuna. Dei tre indagati il 22enne della provincia di Grosseto si trova ai domiciliari perché il gip aveva spiegato che il ragazzo anche se ripreso dalle telecamere non aveva partecipato all’aggressione al poliziotto ipotizzando a suo carico solo “un efficiente concorso morale”. Gli altri due indagati avrebbero lanciato degli oggetti.
Va ricordato che a nessuno dei tre era stato trovato niente addosso. Non risultano avere precedenti ne’ segnalazioni. La richiesta di tenerli in carcere era stata giudicata quanto meno spropositata dal gip mentre la nota giurista Giorgia Meloni aveva addirittura ordinato più che consigliato di contestare il tentato omicidio. Insomma l’ennesima tappa della repressione senza sovversione di cui si fanno sostenitori a botta di comunicati i sindacati di polizia. Scrive il Siap di Torino: “Siamo fermamente a fianco della procura di Torino che ha presentato appello contro la decisione del gip di non disporre la custodia in carcere per i tre antagonisti”. “Poche volte come questa – osserva il segretario provinciale Pietro Di Lorenzo – siamo andati vicino alla morte di un poliziotto e non solo per l’episodio che tutto il mondo ha visto, bimbe carta piene di pezzi di ferro e chiodi decide di razzi sparati ad altezza d’uomo, un furgone dato alle fiamme”.
Il tutto viene sintetizzato in “atti di sovversione terrorista”. Si tratta della propaganda da anni dei sindacati di polizia che vorrebbero l’introduzione del reato di “terrorismo di strada”. Il sindacato Coisp nega di chiedere manette facili ma aggiunge che chi sceglie la violenza organizzata contro le forze dell’ordine deve affrontarne le conseguenze. L’appello della procura appare di tipo mediatico sia nel metodo sia nel contenuto e in linea con la campagna securitaria del governo a colpi di decreti. Perché politica e magistratura quando conviene possono benissimo andare a braccetto. Pure in tempio di referendum.
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