Si sperimenta il deposito-restituzione dei rifiuti tessili: con TexMat il riuso diventa sistema
La Commissione europea finanzia TexMat, progetto triennale per introdurre un sistema di deposito-restituzione dei tessili usati basato su unità automatizzate e passaporto digitale. Obiettivo: ridurre i 7 milioni di tonnellate annue di rifiuti tessili e rafforzare riuso, riciclo ed Epr
Nel cantiere della transizione circolare europea, la filiera tessile rappresenta uno snodo critico per impatti ambientali, consumo di risorse e gestione del fine vita. Nel solo 2022, infatti, nell’Unione si sono prodotti circa 7 milioni di tonnellate di rifiuti tessili, pari a 16 chilogrammi pro capite.
Una quota limitata è stata intercettata da raccolte dedicate, mentre il resto ha seguito i canali residuali di discarica o incenerimento. È in questo contesto che la Commissione europea ha lanciato e finanziato TexMat, iniziativa triennale finalizzata a strutturare un sistema di deposito-restituzione dei tessili usati su scala continentale.
TexMat, modello decentralizzato per la raccolta
Il cuore progettuale di TexMat è un concetto di raccolta decentralizzata, fondato su unità automatizzate in grado di distinguere, al punto di conferimento, i capi riutilizzabili dal rifiuto tessile destinato a ulteriori trattamenti.
La separazione avviene contestualmente al deposito da parte del consumatore, riducendo la contaminazione e preservando il valore dei manufatti. L’approccio intende superare le criticità dei sistemi tradizionali, spesso caratterizzati da eterogeneità dei flussi e costi di selezione elevati.
L’innovazione si innesta su tre pilastri della strategia europea per il tessile sostenibile: la raccolta obbligatoria dei rifiuti tessili, l’estensione della responsabilità del produttore (Epr) e l’introduzione del passaporto digitale del prodotto (Dpp).
L’obbligo di intercettazione separata crea il presupposto infrastrutturale; l’Epr attribuisce ai produttori la responsabilità del fine vita; il Dpp consente di tracciare composizione, provenienza e caratteristiche tecniche dei capi, facilitando decisioni informate su riuso e riciclo.
Le unità automatizzate previste da TexMat integrano componenti hardware e software capaci di valutare la qualità del capo conferito e di acquisire informazioni chiave sui materiali attraverso il passaporto digitale, la cui implementazione nell’Ue è prevista nel prossimo futuro.
L’accesso a dati strutturati sulla composizione fibrosa e sugli eventuali trattamenti consente di indirizzare i flussi verso il riutilizzo diretto o verso processi di riciclo meccanico e chimico più appropriati.
La disponibilità di informazioni standardizzate riduce le asimmetrie informative lungo la catena del valore e apre alla definizione di modelli di business basati su mercati dell’usato più trasparenti.
In prospettiva, la digitalizzazione del prodotto tessile costituisce un’infrastruttura abilitante per schemi EPR mirati, con contributi modulati in funzione della riciclabilità e della durabilità.
Incentivi economici e mercati second-hand
TexMat prevede l’adozione di meccanismi di payback collegati ai mercati dell’usato, con l’obiettivo di rendere il conferimento non solo semplice ma anche economicamente attrattivo.
L’idea di un deposito-restituzione applicato al tessile richiama esperienze consolidate in altri comparti – dal vetro alle plastiche per bevande – adattandole a una filiera più complessa per varietà di materiali e qualità merceologica.
La creazione di incentivi economici mira a incrementare la partecipazione dei cittadini alla raccolta separata e, contestualmente, a generare opportunità reddituali per operatori specializzati nel riuso e nella rigenerazione.
L’estensione del ciclo di vita dei prodotti tessili, oltre a ridurre la pressione sulle risorse vergini, può contribuire al raggiungimento degli obiettivi europei di riduzione delle emissioni climalteranti al 2030 e al 2050, in coerenza con il Green Deal.
Un elemento qualificante del progetto è il coinvolgimento di partner lungo l’intera catena del valore tessile: produttori, gestori di rifiuti, operatori del riuso, centri di ricerca e sviluppatori tecnologici. Tale configurazione consente di integrare competenze industriali e capacità di innovazione, evitando soluzioni frammentarie.
Il rafforzamento dell’Epr nel tessile, sostenuto da strumenti tecnologici e informativi adeguati, può favorire una maggiore internalizzazione dei costi ambientali.
I produttori, responsabili del fine vita dei beni immessi sul mercato, sono incentivati a progettare capi più durevoli, riparabili e riciclabili. In questo senso, TexMat si propone come banco di prova per schemi EPR più selettivi e orientati alla prevenzione.
Sperimentazione e scalabilità
Coordinato dal centro finlandese Vtt Teknologian Tutkimuskeskus, TexMat riunisce 14 partner europei. Avviato a fine 2025, il progetto si concluderà nel 2028. Le attività pilota sono previste in Finlandia e Spagna, contesti utili per valutare la risposta dei consumatori, le prestazioni tecniche delle unità automatizzate e la scalabilità operativa del modello.
La fase sperimentale consentirà di analizzare parametri quali tassi di intercettazione, qualità dei flussi separati, costi di gestione e sostenibilità economica complessiva. La replicabilità in altri Stati membri dipenderà dall’integrazione con le infrastrutture esistenti e dalla coerenza con i quadri normativi nazionali in materia di rifiuti ed Epr.
L’ambizione dichiarata è accelerare una transizione guidata dal consumatore verso un’economia tessile più sostenibile e circolare, rafforzando al contempo la competitività industriale europea e l’indipendenza dalle risorse.
Se la raccolta obbligatoria rappresenta l’innesco normativo, strumenti come TexMat intendono fornire la componente operativa e tecnologica necessaria a trasformare un obbligo in opportunità.
La sfida non è meramente tecnica: riguarda la capacità di coniugare innovazione, responsabilità industriale e partecipazione sociale in una filiera storicamente segnata da cicli rapidi e da un consumo intensivo di materie prime.
La tradizione manifatturiera europea, fondata su qualità e durabilità, potrebbe trovare nella circolarità digitale una nuova traiettoria di sviluppo, dimostrando che anche nel tessile il fine vita può tornare a essere, con metodo, un nuovo inizio.
Crediti immagine: Depositphotos
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Aurora Magni: una laurea in filosofia e una passione per i materiali e l'innovazione nell'industria tessile e della moda; è presidente e cofondatrice della società di ricerca e consulenza Blumine, insegna Sostenibilità dei sistemi industriali alla Liuc di Castellanza e collabora con università e centri ricerca. Giornalista, ha in attivo studi e pubblicazioni sulla sostenibilità | LinkedinL'articolo Si sperimenta il deposito-restituzione dei rifiuti tessili: con TexMat il riuso diventa sistema è stato pubblicato su GreenPlanner Magazine.
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