Si uccidono con i due figli autistici, il gesto estremo dei genitori che si sentivano abbandonati: “Non entrate, chiamate la polizia”
Sulla porta di casa un cartello con una scritta. “Non entrate, chiamate la polizia”. E all’interno una lettera. Jarrod Clune e Maiwenna Goasdowe avevano due figli, di 16 e 14 anni, Leon e Otis, a entrambi era stato diagnosticato il disturbo dello spettro autistico. Tutti morti, i cadaveri ritrovati all’interno dell’appartamento. Uccisi dal gas. Sta facendo il giro del mondo la tragedia familiare che si è consumata a Perth, in Australia. Il ministro per la Disabilità Mark Butler ha definito la vicenda una “terribile tragedia”.
La famiglia viveva a Mosman Park. Lui australiano, lei francese. Leon era il figlio maggiore, avrebbe dovuto diplomarsi a breve. Otis invece aveva appena iniziato il suo percorso nella scuola superiore ma era stato espulso dall’Istituto. “Sappiamo che entrambi i bambini hanno dovuto affrontare gravi problemi di salute – ha dichiarato ai giornalisti l’investigatrice Jessica Securo – Questa è una situazione estremamente angosciante per tutti i soggetti coinvolti”. Alcuni media locali hanno citato amici della coppia che hanno raccontato di due genitori sfiniti, sopraffatti e abbandonati.
A far scattare l’allarme una chiamata di un assistente sociale che si occupava dei due ragazzi e che non era riuscito a mettersi in contatto con la famiglia. Sulla porta la lettera per risparmiare a chiunque avesse provato a entrare una visione impressionante. E all’interno la lettera in cui la coppia spiegava tutto: la pianificazione del gesto, le ragioni che li avevano spinti a quel gesto estremo, il modo in cui desideravano che venissero amministrati i loro averi dopo la morte. I corpi si trovavano in diverse stanze della casa. Sono stati trovati anche i cadaveri degli animali domestici della famiglia, due cani e un gatto.
“Una tragedia devastante – le parole delle forze dell’ordine – Esortiamo chiunque sia in difficoltà a chiedere aiuto. Vorremmo esprimere le nostre condoglianze alle persone che si sono sentite colpite da questa vicenda”. Le indagini hanno confermato la pista dell’omicidio suicidio. Oltre alle fatiche, al dolore, alle difficoltà di ogni giorno, anche gli interrogativi sul fatidico “dopo di noi”: cos’è che sarebbe successo ai figli quando loro due non ci sarebbero stati più? Chi se ne sarebbe preso cura?
La coppia aveva attraversato molte difficoltà per accedere ai servizi e all’assistenza per i figli, erano anche molto in apprensione sulla possibilità che Leon e Otis finissero in una clinica. “Dobbiamo respingere l’idea che la disabilità sia un peso”, le dichiarazioni della Commissaria australiana per la Discriminazione delle Disabilità, Rosemary Kayess. “L’omicidio non è mai un’opzione. Ogni bambino ha diritto alla vita, alla sicurezza e al supporto, e le famiglie dovrebbero ricevere aiuto ben prima di una crisi”. Parole dure: resta una tragedia che interroga non soltanto l’Australia sull’assistenza e l’inclusione.
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