Usa: creati 130 mila nuovi posti di lavoro a gennaio, disoccupazione al 4,3 per cento
Gli Stati Uniti hanno creato 130 mila nuovi posti di lavoro nel mese di gennaio, superando nettamente le attese del mercato. Lo riferisce il dipartimento del Lavoro oggi, 11 febbraio, evidenziando un avvio d’anno solido dopo un 2025 caratterizzato da una crescita occupazionale debole. Il dato di gennaio è superiore ai 48 mila posti aggiunti a dicembre (rivisti leggermente al ribasso) e oltre le previsioni degli economisti interpellati dal “Wall Street Journal”, che stimavano 55 mila nuove unità. Il tasso di disoccupazione, calcolato su un’indagine separata rispetto a quella sull’occupazione, è sceso al 4,3 per cento dal 4,4 per cento del mese precedente. Il rapporto arriva dopo che la Federal Reserve, nell’ultima riunione di fine gennaio, ha deciso di mantenere invariati i tassi di interesse, dopo tre tagli consecutivi. Il presidente della banca centrale, Jerome Powell, aveva indicato una crescita economica più robusta e segnali preliminari di stabilizzazione del mercato del lavoro come fattori alla base della decisione. I dati sull’inflazione di gennaio sono attesi per venerdì 13 febbraio.
Da mesi il mercato del lavoro statunitense è caratterizzato da un rallentamento delle nuove assunzioni senza però un’ondata generalizzata di licenziamenti. Una dinamica che ha reso più difficile per i giovani laureati inserirsi e ha lasciato molti disoccupati intrappolati in ricerche di lavoro lunghe e poco fruttuose. Negli ultimi tempi non sono mancati tuttavia tagli significativi in grandi aziende: Amazon e Ups hanno annunciato riduzioni del personale il mese scorso, nel tentativo di ridimensionare le assunzioni effettuate durante il boom della pandemia. I costi in aumento e l’incertezza legata alla politica commerciale dell’amministrazione del presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, in particolare in materia di dazi, hanno spinto diverse imprese a rinviare nuove assunzioni. Alcune aziende stanno inoltre valutando l’impiego dell’intelligenza artificiale per sostituire determinate mansioni, mentre le politiche di espulsione dei migranti hanno complicato la ricerca di manodopera in alcuni settori. Parallelamente, i lavoratori risultano meno propensi a cambiare impiego rispetto alle fasi di mercato più dinamiche, riducendo ulteriormente il turnover.
I dati fino a dicembre mostrano che la crescita occupazionale dello scorso anno si è concentrata soprattutto nei settori della sanità e dell’assistenza sociale, comparti tradizionalmente resilienti alle oscillazioni congiunturali. Al contrario, altri ambiti hanno registrato contrazioni, tra cui il settore pubblico federale, ridimensionato attraverso licenziamenti e uscite volontarie nell’ambito del contenimento della spesa, e il manifatturiero, che continua a perdere posti di lavoro nonostante le politiche tariffarie volte a sostenerlo. La pubblicazione del rapporto di gennaio è stata ritardata da una breve e parziale chiusura delle attività federali. Una precedente e più prolungata chiusura dell’amministrazione, avvenuta lo scorso autunno, aveva già complicato la lettura dei dati sul mercato del lavoro.
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