Viticoltura europea, nuove regole per un mercato che cambia
Nuove regole Ue su etichettatura dei vini dealcolati, sostegni contro calamità e fitopatie, fondi per estirpazione e promozione nei Paesi terzi. Il Parlamento approva un pacchetto che punta a stabilizzare il mercato e sostenere innovazione ed enoturismo
Il Parlamento europeo ha approvato in via definitiva un pacchetto di misure che ridefinisce etichettatura, sostegni finanziari e strategie di promozione del settore vitivinicolo, con l’obiettivo di rafforzarne competitività e resilienza.
Un settore che rappresenta una delle espressioni più consolidate della cultura agroalimentare continentale, con un peso economico, occupazionale e identitario di rilievo strategico.
In un contesto segnato da mutamenti climatici, contrazione dei consumi interni e crescente competizione internazionale, il Parlamento europeo ha approvato in via definitiva, con 625 voti favorevoli, 15 contrari e 11 astensioni, un pacchetto di norme volto a rafforzare la capacità di adattamento dei produttori e a intercettare nuove opportunità di mercato.
Per la relatrice Esther Herranz García (Ppe, Spagna), “questa legge rappresenta una risposta tempestiva ed efficace alla crisi che il settore vitivinicolo sta attraversando.
L’Europa sta rispondendo con strumenti concreti, come l’utilizzo di finanziamenti europei per misure di crisi, migliori condizioni per le attività di promozione e comunicazione e un maggiore cofinanziamento per aiutare gli agricoltori ad adattarsi più rapidamente ai cambiamenti climatici.
Gli Stati membri disporranno di una serie di misure più incisive per affrontare le sfide che il settore si trova ad affrontare nei diversi paesi e regioni“.
La legislazione dovrà ora essere formalmente adottata anche dal Consiglio Ue prima che possa essere pubblicata sulla Gazzetta ufficiale dell’Unione europea ed entrare in vigore.
Come cambia la viticoltura, in rapporto ai cambiamenti climatici
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Etichettatura e trasparenza nei vini dealcolati
Uno dei capitoli più rilevanti della nuova normativa europea riguarda la disciplina dei vini dealcolati e a ridotto contenuto alcolico, segmento in crescita soprattutto nei mercati del Nord Europa e in alcune aree extra-Ue. Le nuove disposizioni introducono criteri stringenti per l’utilizzo delle diciture in etichetta, con l’obiettivo di garantire chiarezza informativa e tutelare il consumatore.
Il termine analcolico, accompagnato dall’indicazione 0,0%, potrà essere impiegato esclusivamente per prodotti con gradazione alcolica non superiore allo 0,05% vol. Si tratta di una soglia tecnica che allinea la normativa vitivinicola a standard già consolidati in altri comparti beverage, evitando ambiguità comunicative.
Per i prodotti con gradazione superiore allo 0,5% vol., ma comunque inferiore di almeno il 30% rispetto alla categoria di origine prima della dealcolazione, sarà obbligatoria la dicitura a ridotto contenuto alcolico.
La definizione puntuale delle categorie rappresenta un passaggio essenziale in una fase in cui innovazione di processo e tradizione enologica devono coesistere. L’introduzione di tecniche di dealcolazione, infatti, non cancella il patrimonio produttivo storico, ma lo integra con nuove soluzioni orientate a intercettare target differenti, senza compromettere la reputazione delle denominazioni.
Sostegni contro calamità e riequilibrio produttivo
La crescente frequenza di eventi estremi – gelate tardive, siccità prolungate, precipitazioni intense – e la diffusione di fitopatie hanno inciso in modo significativo sulle rese e sulla qualità delle produzioni.
Il nuovo impianto normativo prevede un rafforzamento del sostegno finanziario ai viticoltori colpiti da calamità naturali o condizioni meteorologiche avverse, ampliando gli strumenti di intervento già previsti dalla politica agricola comune.
Tra le misure più incisive figura la possibilità di destinare fondi Ue anche all’estirpazione, ossia alla rimozione definitiva delle viti, quale strumento di stabilizzazione dell’offerta.
In una fase caratterizzata da squilibri tra produzione e domanda in alcuni segmenti, tale opzione consente agli Stati membri di intervenire in modo strutturale, evitando eccessi di giacenze e tensioni sui prezzi.
Il massimale del sostegno nazionale per la distillazione del vino e per la vendemmia verde viene fissato al 25% delle risorse destinate al settore vitivinicolo per ciascuno Stato membro. Si tratta di una soglia che mira a garantire flessibilità operativa, senza compromettere l’equilibrio complessivo delle politiche di sviluppo.
Enoturismo ed export: leva di sviluppo rurale
Un ulteriore asse strategico riguarda la promozione dei vini europei nei Paesi terzi e il sostegno all’enoturismo, considerato fattore di diversificazione economica nelle aree rurali.
Le misure approvate prevedono un cofinanziamento Ue fino al 60% delle spese sostenute per iniziative di promozione, mentre gli Stati membri potranno integrare con una copertura aggiuntiva fino al 30% per le piccole e medie imprese e fino al 20% per le aziende di maggiori dimensioni.
Tra le attività ammissibili rientrano campagne pubblicitarie, partecipazione a fiere ed eventi, organizzazione di mostre e realizzazione di studi di mercato. Il sostegno potrà essere concesso per un periodo di tre anni, rinnovabile due volte, fino a un massimo di nove anni complessivi, offrendo così un orizzonte temporale coerente con le strategie di internazionalizzazione.
Parallelamente, viene introdotto un sostegno finanziario specifico per la promozione dell’enoturismo, riconosciuto come strumento di valorizzazione integrata del territorio. In un’Europa in cui il paesaggio vitato è spesso patrimonio culturale oltre che produttivo, l’integrazione tra filiera agricola, accoglienza e promozione rappresenta una traiettoria di sviluppo che coniuga tradizione e innovazione, rafforzando la competitività senza rinunciare alle radici storiche del comparto.
Crediti immagine: Depositphotos
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