Aprite gli occhi, il Milan ormai gioca bene. Nkunku ripaga Allegri che lo aveva coccolato quando era stato messo sul mercato
L'analisi del posticipo della 23esima giornata di Sandro Sabatini.
Il Milan di Allegri gioca bene e vince benissimo. Dà una lezione storica al Bologna, sia per il bis dell’andata che per la vendetta otto mesi dopo la finale di Coppa Italia. Va detto che si è visto un Bologna in tono minore. Ma soprattutto un super Milan, che conserva il distacco dall’Inter (-5) ma guarda con soddisfazione al vantaggio sulla Roma (+7) quinta in classifica. Oltre alla classifica e al risultato, netto e giusto, c’è poco da aggiungere, se non passare in rassegna le prestazioni dei singoli.
I SINGOLI
Maignan ha festeggiato il rinnovo del contratto con una giornata… di ferie. Pochissimo impegnato e - per intendersi meglio - non ha quasi mai toccato il pallone con le mani. Merito del trio difensivo che, in certe partite veramente “allegriane”, si esalta con durezza e orgoglio. De Winter è cresciuto a vista d’occhio da almeno un mese, Gabbia rassicura se stesso e gli altri, Pavlovic non molla mai. Sulle fasce in fiducia Athekame a destra e solido Bartesaghi a sinistra.
A centrocampo, anzi a tutto campo, la gran regia di Modric non fa più notizia: il croato semplifica ogni giocata con una leggerezza che solo i fuoriclasse sanno declinare con tanta classe. Più che la classe, è mancata la freddezza a Loftus-Cheek, che dopo otto minuti ha sprecato un’occasione enorme, di quelle che ti capitano una volta nella vita o una volta nella partita. Invece non è stato così, perché poi l’inglese ha sfruttato al meglio l’opportunità del vantaggio. Anche Fofana si è visto in avvio per lo spreco di testa e poi, nel corso della partita, per la ritrovata vivacità sia nel pressing che negli inserimenti.
Nell’olimpiade dei centrocampisti è Rabiot quello che merita la medaglia d’oro, e non solo per la specialità del terzo goal. Per fisicità e personalità sfiora la perfezione. Per assist (freddissimo quello a Loftus-Cheek) e visione di gioco, fa suonare la Marsigliese anche a beneficio di Nkunku. Unico attaccante disponibile, l’ex Chelsea era stato messo sul mercato dalla strana alleanza Furlani-Ibra che si erano buttati su Mateta, poi saltato soprattutto per il ginocchio malandato. In ogni caso Tare e Allegri, in accoppiata, avevano coccolato Nkunku, appoggiando la sua voglia di permanenza. E con una prestazione di rara precisione, il francese ha ripagato se stesso, la squadra e anche - se non soprattutto - chi l’ha confortato nel momento del bisogno.
E qui non c’è bisogno di aggiungere altro. D’accordo che il Bologna non era certo nella sua serata migliore, ma il Milan di Allegri ha acquisito un’innegabile consapevolezza nei giocatori e un’apprezzabile bellezza nel gioco che non vede solo chi tiene chiusi gli occhi. E magari apre bocca a sproposito.
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