Da Oltrona ai concerti in tutta Europa: il Coro Val Tinella si racconta a Castronno

Febbraio 14, 2026 - 04:00
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Da Oltrona ai concerti in tutta Europa: il Coro Val Tinella si racconta a Castronno
coro val tinella

Il Coro Valtinella, una delle realtà corali più longeve e rappresentative della provincia di Varese, si è raccontato a Materia in una serata fatta di musica, aneddoti e memoria. Sul palco, insieme ai ventotto coristi, il presidente Enos Gazzaniga e il maestro Sergio Bianchi, alla guida del gruppo da oltre quarant’anni, hanno ripercorso la storia di un’esperienza nata nel 1968 e diventata negli anni un punto di riferimento per il canto popolare maschile.

Ad aprire l’incontro è stata la giornalista di VareseNews Mariangela Gerletti, che ha accompagnato il pubblico in un viaggio tra canti alpini, brani della tradizione popolare e pezzi d’autore, alternando esecuzioni musicali e momenti di dialogo.

coro val tinella

Una storia iniziata nel 1968

Il coro nasce a Oltrona al Lago nel 1968, per volontà di don Felice Rimoldi. «Era un tipo vigoroso, sanguigno, innamorato della musica corale – ha raccontato il presidente Enos Gazzaniga –. Siamo partiti in pochi, ma se siamo ancora qui dopo quasi sessant’anni significa che qualcosa di buono è stato fatto».

Dai primi passi, tra cambi di nome e prove in parrocchia, fino alla scelta definitiva di “Valtinella”, dal nome della valle attraversata dall’omonimo torrente che scende verso il lago di Varese. Un legame con il territorio che resta centrale nell’identità del gruppo.

Tra i maestri che si sono succeduti alla guida del coro figurano Luigi e Giuseppe Vanoli, Claudio Danelli e, da oltre quattro decenni, Sergio Bianchi. «Con lui abbiamo fatto un salto di qualità notevole» ha sottolineato Gazzaniga, riconoscendo il contributo del maestro, docente di conservatorio, nel rinnovare repertorio e impostazione tecnica.

Il repertorio e la tecnica

Il Coro Valtinella è un coro esclusivamente maschile. «Non per misoginia – ha precisato il maestro Bianchi – ma perché esistono repertori specifici per cori maschili, femminili o misti. Le sonorità e le estensioni vocali sono diverse».

Il repertorio spazia dai canti alpini ai brani popolari italiani e stranieri, fino ai canti d’autore. Tra i nomi citati durante la serata, Angelo Mazza e Bepi De Marzi, autore del celebre “Signore delle cime”, con cui il coro ha avuto rapporti diretti.

La scelta dei brani non è casuale. «Ci sono aspetti tecnici e di sensibilità – ha spiegato Bianchi –. Valutiamo l’estensione delle voci, la presenza di eventuali parti solistiche e il tipo di messaggio del canto. Preparare un brano significa studiare, ascoltarsi, adeguare la propria voce a quella degli altri».

Il maestro ha ricordato anche l’importanza dei concorsi corali come momento di crescita: «La preparazione è fondamentale. Davanti a una giuria ogni dettaglio conta. È un’esperienza che fa maturare il gruppo».

Concerti, viaggi e il Forte di Orino

In quasi sessant’anni di attività il Coro Valtinella ha cantato in Italia e all’estero: Austria, Francia, Repubblica Ceca, Spagna. Tra i ricordi più significativi, l’esibizione all’Arena di Verona con il “Va’ pensiero” e i concerti a Vienna e Praga.

Un legame speciale è quello con il Forte di Orino, dove il 26 dicembre di ogni anno, da oltre trent’anni, il coro sale a cantare dopo Natale. «Era nato quasi per caso – ha raccontato Gazzaniga – come una passeggiata per smaltire il pranzo delle feste. Oggi troviamo sempre tanta gente ad aspettarci».

Non sono mancati episodi curiosi, come il concerto improvvisato in autostrada durante una lunga coda sulla tangenziale di Bologna, o l’amicizia nata con un coro francese a Vienna e trasformata in un gemellaggio che dura da decenni.

Una passione da coltivare

Durante la serata è emersa anche una riflessione sul presente. «Si è persa l’abitudine a cantare – ha osservato il maestro Bianchi –. Una volta si cantava nelle osterie, nei cantieri. Oggi è più difficile coinvolgere i giovani».

Il coro prova ogni lunedì sera e resta aperto a nuovi ingressi, purché ci siano intonazione, impegno e voglia di mettersi in gioco. «Cantare in un coro non è solo rilassarsi – ha spiegato il maestro –. È concentrazione, ascolto reciproco, lavoro di squadra».

Tra battute, ricordi e momenti di grande intensità musicale, la serata si è chiusa con un ultimo canto e un lungo applauso del pubblico. Un riconoscimento a un gruppo che, dal 1968, continua a tenere viva una tradizione fatta di voci, amicizia e senso di appartenenza.

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Redazione Redazione Eventi e News