Da Varese al Kenya, il viaggio che diventa una scuola: la storia di Merisha for Kenya raccontata a Materia

Un anno di Materia e una serata che è diventata molto più di una presentazione. Nello spazio civico di Varesenews si è parlato di Kenya, ma soprattutto di persone, legami e futuro. Protagonisti Francesca Tria, presidente di Merisha for Kenya, e Lorenzo Franzetti, giornalista e autore del reportage che ha raccontato il progetto nato a Gede, a pochi chilometri da Watamu. A introdurre la serata Alessandro Guglielmi, giornalista di Varesenews, con Alessandro Paolini a gestire la parte tecnica
Un racconto corale, fatto di voci, esperienze dirette e testimonianze, che ha mostrato come da un viaggio possa nascere una comunità capace di incidere davvero sulla vita di un villaggio.
Dalla vacanza al progetto educativo
«Doveva essere una vacanza – racconta Francesca Tria, presidente di Merisha for Kenya – invece è diventata una trasformazione». Il primo viaggio di Francesca in Kenya, nel 2012, si è trasformato in un impegno stabile: prima il sostegno a un ragazzo del posto negli studi, poi l’incontro con Merisha, una bambina con gravi disabilità, e infine la nascita dell’associazione.
Oggi Merisha for Kenya garantisce istruzione gratuita, colazione e pranzo a 150 bambini, in una zona dove scuola e sanità sono a pagamento e spesso inaccessibili alle famiglie più povere. Un progetto portato avanti insieme alla comunità locale, con nove insegnanti, due cuoche e un serviente, tutti del posto.
Una scuola che è anche dignità
La scuola di Gede è tanto un luogo d’istruzione, quanto un presidio sociale. «Qui non imponiamo nulla dall’Italia: le decisioni le prendono gli insegnanti – ha spiegato Tria –. Una scelta che si riflette anche nella gestione quotidiana, dalla selezione dei bambini più bisognosi alla cura dell’alimentazione, studiata con un nutrizionista per garantire un pasto equilibrato con risorse limitate.

«Con 75 euro all’anno – rivela la presidente – garantiamo colazione e pranzo a un bambino». Numeri che raccontano una trasparenza concreta e un impatto diretto.
Le storie che fanno la differenza
Nel racconto di Lorenzo Franzetti emergono i volti: Amani, autista di tuk tuk che fa di tutto per mandare il figlio a scuola; Esther, giovane coordinatrice scolastica che rappresenta il futuro dell’istruzione locale; Hamu, ex direttrice e oggi punto di riferimento per l’alimentazione e per la valorizzazione dei talenti dei bambini.
«Qui ogni bambino ha un talento – ricorda Lorenzo Franzetti –, anche quando non è scolastico». Dalla musica alla danza, dal gioco alla capacità di stare insieme, la scuola diventa uno spazio in cui sentirsi riconosciuti.
Tra turismo e contrasti
Il Kenya raccontato a Materia non è un luogo idealizzato. Accanto alla povertà c’è il turismo, con tutte le sue contraddizioni: sviluppo rapido, speculazione, disuguaglianze crescenti. Le storie di Watamu, dei giovani italo-keniani che provano a costruire un’attività autonoma, o dei lavoratori locali schiacciati dagli interessi dei grandi resort, mostrano un territorio in equilibrio fragile.
«La solidarietà vera – ricorda Franzetti – non è pietismo, è progetto». Un concetto che attraversa tutto il lavoro di Merisha for Kenya, lontano dalle logiche dell’assistenzialismo.
Giochi, scarpe e piccoli gesti che valgono tutto
Tra i momenti più intensi, la distribuzione di vestiti e scarpe portati dall’Italia. Un rito atteso, vissuto con emozione dai bambini che spesso nascondono le scarpe nuove per non rovinarle subito. E poi il gioco, inventato con nulla: tappi, legni, stracci. «Quando i bambini possono fare i bambini, sanno sempre come giocare» – ha raccontato una volontaria.
Non manca l’attenzione all’ambiente: laboratori sul riciclo, pulizia delle spiagge, educazione alla gestione dei rifiuti in una zona dove la plastica è un problema quotidiano.
Il sogno: una nuova scuola
Il progetto più ambizioso è la costruzione di una nuova scuola, su un terreno acquistato nel villaggio. Un percorso rallentato dalla burocrazia keniana, ma che resta l’obiettivo centrale dell’associazione: uno spazio sicuro, con aule adeguate e un’area gioco protetta.
Accanto alla scuola “ordinaria”, l’associazione sostiene anche una special school per bambini con disabilità, tra cui la stessa Merisha, con un approccio rispettoso e discreto.
Un invito che parte da Materia
La serata si è chiusa con le testimonianze di chi è stato in Kenya: volontari, familiari, giovani educatori. Tutti con la stessa sensazione: il mal d’Africa esiste, ma soprattutto esiste la consapevolezza che anche un piccolo contributo può cambiare molto.
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