Dopo il gas russo, il GNL dagli Stati Uniti. Ma Bruxelles rassicura: “Dipendenza non paragonabile”
Bruxelles – La Commissione europea ha pubblicato oggi (2 febbraio) sulla Gazzetta Ufficiale il regolamento che prevede l’abbandono definitivo dal gas russo entro l’autunno del 2027. Per sostituirlo, l’UE si è voltata dall’altra parte, verso il GNL statunitense. Complici le minacce commerciali di Donald Trump ad alcuni Paesi membri – e le uscite preoccupate di alcuni commissari europei -, a Bruxelles ci si interroga sul rischio di rimanere incastrati in una nuova dipendenza energetica con un partner poco affidabile.
La vicepresidente esecutiva della Commissione europea, Teresa Ribera, aveva ammesso nei giorni scorsi che l’UE “sta aumentando significativamente la dipendenza da GNL importato dagli Stati Uniti”. Il commissario per l’Energia, Dan Jørgensen, è stato più esplicito, definendo lo scontro sulla Groenlandia un “campanello d’allarme“. In un’intervista a un gruppo di media internazionali, ha spiegato: “Quando parlo con i ministri dell’energia e i capi di Stato di tutta Europa, sento chiaramente che c’è una crescente preoccupazione, che condivido, che si rischi di sostituire una dipendenza con un’altra”.
Prima dell’invasione russa in Ucraina, l’UE importava da Mosca il 45 per cento del totale delle importazioni di gas. Nel 2024, circa l’11 per cento. Considerando il gas da gasdotto e il Gas Naturale Liquefatto, l’import dalla Russia rappresenta ancora il 19 per cento del totale. Il regolamento che entra in vigore domani impone che venga azzerato entro l’autunno del 2027. Oggi è la Norvegia il primo fornitore dell’UE: un terzo del gas importato dai Paesi membri, proviene da Oslo. Secondo l’istituto Energy Economics and Financial Analysis, l’import dagli Stati Uniti rappresenta già il 27 per cento del totale. E più del 50 per cento dell’import di GNL: dal 2021 a oggi, i metri cubi di gas naturale liquefatto provenienti da Washington sono più che raddoppiati.

E aumenteranno ancora: l’accordo sui dazi siglato da Ursula von der Leyen e Donald Trump la scorsa estate prevede che l’UE spenda 750 miliardi di dollari nei prossimi tre anni per acquistare petrolio, gas e tecnologie nucleari statunitensi. Eppure questa mattina, nel corso del briefing quotidiano con la stampa, la Commissione europea ha rettificato le affermazioni di Ribera e Jørgensen: “Le importazioni di GNL dagli Stati Uniti non possono essere paragonate alla dipendenza che avevamo dalla Russia prima della guerra”, ha messo in chiaro la portavoce per l’Energia, Anna-Kaisa Itkonen.
I motivi sono diversi. Prima di tutto, perché l’Unione europea ha imparato la lezione e dispone oggi di “un quadro ben sviluppato in materia di sicurezza dell’approvvigionamento”. Basato su diversificazione dei fornitori e sull’utilizzo di energia rinnovabile prodotta sul suolo europeo. La portavoce ha sottolineato poi una differenza sostanziale, cioè che le importazioni da Mosca “avvenivano tramite gasdotti dedicati controllati e di proprietà di un’unica società statale soggetta al controllo del governo” e che le importazioni di GNL “non dipendono da infrastrutture fisiche che collegano un punto A a un punto B”. Il mercato del GNL “offre maggiori opzioni di diversificazione”, ha insistito.
La Commissione europea ha assicurato: “Monitoriamo molto da vicino l’approvvigionamento, i mercati globali e la domanda per evitare un’eccessiva dipendenza da un unico fornitore. I dati attualmente disponibili non indicano alcuna preoccupazione al riguardo”. Nel frattempo, è già in contatto con partner potenziali fornitori di GNL, come Qatar, Canada e Nord Africa. Fidarsi è bene, non fidarsi è meglio.
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