Esploratori, indagatori, imprenditori o guaritori? I quattro volti della curiosità secondo Giulio Xhaët

Febbraio 5, 2026 - 04:00
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Esploratori, indagatori, imprenditori o guaritori? I quattro volti della curiosità secondo Giulio Xhaët
Materia Varesenews

«Si pronuncerebbe Aie, ma alle medie sono stato bullizzato dalla professoressa di latino: diceva che sembrava un antidolorifico sardo». Comincia così, tra le risate del pubblico di Materia a Castronno, l’incontro con Giulio Xhaët. Il cognome è complicato – “colpa” delle origini belga-valloni e di un’ostinata dieresi sulla e – ma il messaggio che porta è cristallino: la curiosità è l’unica cosa che ci tiene davvero vivi.

Incalzato dalla giornalista di Varesenews Roberta Bertolini, Xhaët ha presentato Il coraggio del gatto, un saggio che è anche un manifesto contro l’apatia. «Ho passato periodi non semplici, quelle che chiamo “zone aride” – ha raccontato l’autore -. In quei momenti ti senti invecchiato nell’anima. Mi hanno salvato i libri, perché mantenevano accesa una piccola scintilla».

La curiosità come “cura”

Una parola, quella della curiosità, che Xhaët ha voluto sottrarre alla banalizzazione. «Se chiedi a Google o a ChatGPT come essere curiosi, ti rispondono con il “fanciullino interiore”. È come dire a una persona triste di essere felice: non serve a niente». La risposta vera, secondo l’autore, è nel vocabolario: «Curiosità deriva dal latino cura. È un “numero primo lessicale”, una parola che non cambia significato da 2.500 anni. Essere curiosi è il modo migliore per prendersi cura di noi stessi».

I quattro gatti sul tavolo

Per spiegare le diverse sfumature della mente, Xhaët ha schierato sul tavolo quattro gattini stampati in 3D. «Stasera siamo in quattro gatti, letteralmente». Ognuno rappresenta un profilo.

C’è l’esploratrice, che impara con i sensi: «Se voglio capire l’oceano, non leggo un libro: mi tuffo». Poi l’indagatrice, mossa dalla fame di profondità, quella che ti porta a riprendere in mano Generazione X di Douglas Coupland dopo vent’anni e a «litigare con il Giulio di allora» perché non sei più d’accordo con i tuoi vecchi appunti. C’è l’imprenditrice, fatta di focus e rapidità: «Voglio mettere la mia firma sulle cose, progettare, vincere la sfida». E infine la guaritrice, la scoperta più sorprendente per l’autore: «Io nasco un po’ egoista, ma ho capito che se provi ad aiutare gli altri, salvi un po’ te stesso».

Il coraggio di “maltrattare” la vita

L’incontro è stato anche un inno all’eclettismo, evocando Dick Fosbury che, da ingegnere prestato all’atletica, rivoluzionò il salto in alto perché «osservava le cose da una prospettiva diversa».

Prima di correre a prendere l’ultimo treno per Milano, in ultimo, Xhaët ha lasciato un consiglio pratico: usare i libri, scriverci sopra, viverli. Perché, come recita il proverbio che dà il titolo al volume, «la curiosità uccise il gatto, sì, ma il coraggio di averci provato lo riportò in vita, più curioso di prima».

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